
Testo di Mattia Eccheli
A tre anni di distanza dall’ultima decappottabile, la Roma, Ferrari riporta la capote in tessuto su uno dei propri modelli, ossia la Amalfi, che diventa Spider (due posti davanti e due quasi solo per bambini dietro) per ampliare la potenziale gamma clienti. Come il modello da cui deriva è ancora relativamente “accessibile”, anche se a Maranello è stato naturalmente deciso di ritoccarne il prezzo dell’equivalente del valore di una vettura di segmento B.
Con la Amalfi, la Spider è lunga 466 cm, ma è leggermente più alta (peraltro di appena 5 millimetri), ovvero 1,305. Le proporzioni (e non solo quelle) sono sostanzialmente sovrapponibili, esattamente come lo stile. La differenza è il soft top con una cinematica di piegatura a “Z” che consente l’apertura in 13,5 secondi fino ad un’andatura di 60 orari. È disponibile in quattro colori in tessuto sartoriale e in due in quello tecnico, proposto anche nella inedita tinta Ottanio.

Immaginata anche per eventuali gite familiari fuori porta, la Spider dispone di un vano bagagli che Ferrari assicura tra i migliori del segmento, ossia con una capacità comrpesa tra i 172 e i 225 litri grazie ad uno spessore di 22 centimetri della capote (con lunotto) ripiegata. Per effetto dei cinque sofisticati strati, il tettuccio ha prestazioni “allineate a quelle di un tetto rigido retrattile (RHT) Ferrari” sia sul fronte acustico sia su quello termico.
Gli eventuali occupanti degli strapuntini posteriori guadagnano in comfort grazie al wind deflector che si aziona con un pulsante e che elimina i fruscii. Al posteriore c’è un alettone mobile attivo integrato nella coda con tre regolazioni automatiche che nella configurazione più spinta, ad alta deportanza, genera fino a 110 kg di carico in più a 250 km/h. Come omaggio alla località di cui porta il nome, sulla Spider debutta la nuova tinta rosso Tramonto.

Anche la Spider dispone di un generoso armamentario tecnologico: i comandi vocali, degli Adas e anche quelli di altre funzioni come il Cruise Control adattivo, sono stati posizionati sul volante con pulsanti fisici. “Sulla sinistra – fa sapere Ferrari – il ritorno dell’iconico tasto di accensione in alluminio anodizzato consente di instaurare un legame immediato tra pilota e vettura già al momento dell’avviamento.

C’è naturalmente il manettino con cinque impostazioni (Wet, Comfort, Sport, Race e ESC-Off) e c’è l’impianto frenante a segnali elettronici, il break by wire, che il costruttore offre dal 2019. La plancia si distingue per i tre schermi: il quadro strumenti per il conducente da 15.6”, il display da 8.8” per il passeggero anteriore può divertirsi analizzando parametri come le forze G o il regime motore e il monitor centrale da 12.5” per regolare le principali funzioni.

L’unità che spinge la Spider fino a 320 all’ora è abbinata a un cambio a doppia frizione in bagno d’olio a otto rapporti. Il motore è quello, pluripremiato, della famiglia F154, ossia il V8 biturbo da 3.9 litri che vale 640 Cv a 7.500 giri al minuto e 760 Nm di coppia. La potenza specifica è di 166 cavalli per litro.
“L’incremento prestazionale rispetto alla Roma Spider è stato ottenuto attraverso un sistema di gestione della sovralimentazione evoluto, che consente il controllo indipendente della velocità di rotazione dei due turbocompressori con una calibrazione dedicata e un innalzamento del regime massimo dei turbo fino a 171.000 giri/min”, fanno sapere da Fiorano, dove l’auto è stata esibita in anteprima.
Anche l’accelerazione è identica a quella del bolide “gemello”: 3,3” per schizzare da 0 a 100 km/h. I consumi non sono ancora stati omologati, ma non dovrebbero discostarsi da quelli della Amalfi, attorno agli 11 l/100 km. Il serbatoio è da 80 litri.
Il listino della Ferrari Amalfi Spider parte da 270.000 euro, ventimila in più rispetto alla Amalfi.

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