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Volkswagen: produrre auto cinesi nelle fabbriche tedesche?

di Marco Triulzi - 24/01/2025

 

Volkswagen problemi Cariad

Vi avevamo raccontato delle indiscrezioni di Reuters sull’interesse delle case automobilistiche cinesi per le fabbriche tedesche di Volkswagen, come quelle di Dresda e Osnabrück, ormai destinate alla dismissione.

Ora, un nuovo scenario emerge dalle pagine del quotidiano economico Manager Magazin riportato da Quattroruote, che rivela una strategia completamente diversa: la casa di Wolfsburg starebbe analizzando la possibilità di stringere accordi di joint venture con i produttori cinesi (non si sa ancora quali), permettendo loro di costruire i propri modelli nelle fabbriche tedesche senza perderne la proprietà. Un’operazione che richiamerebbe quanto già messo in atto da Stellantis con Leapmotor, aprendo una nuova fase di cooperazione industriale tra Europa e Cina.

Volkswagen guarda al modello Stellantis-Leapmotor

La strategia di Volkswagen si fonda su un compromesso chiaro: l’azienda automobilistica tedesca metterebbe a disposizione parte della capacità produttiva delle fabbriche in dismissione, sfruttando turni aggiuntivi o linee dedicate per la produzione di veicoli elettrici cinesi destinati al mercato europeo. Questo permetterebbe ai costruttori cinesi di aggirare i dazi doganali imposti dall’Unione Europea sulle auto importate dalla Cina, mentre Volkswagen potrebbe ottimizzare il tasso di utilizzo degli impianti e ottenere nuove risorse finanziarie. Al contempo, Wolfsburg avrebbe accesso alle tecnologie avanzate sviluppate dai cinesi per la mobilità elettrica, consolidando la propria posizione competitiva in un settore in rapida evoluzione.

Il modello di joint venture proposto risponderebbe anche a una necessità politica, evitando cessioni dirette delle fabbriche che potrebbero incontrare forti resistenze in Germania. Con questa soluzione, Volkswagen riuscirebbe a mantenere il controllo strategico sugli stabilimenti, trasformando un problema – la sottoutilizzazione degli impianti – in un’opportunità di crescita e collaborazione internazionale. Resta da vedere se queste ipotesi si tradurranno in accordi concreti, oppure se si opterà per la vendita completa degli stabilimenti come precedentemente ipotizzato.

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