Si è conclusa la scorsa settimana l’edizione numero 26 della Carrera Panamericana, ideata negli anni ’50 dal Governo Messicano per celebrare il completamento della Panamerican Highway, infrastruttura viaria che prometteva di ravvivare gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e l’America Latina. Ovviamente non è più una gara di velocità su strada come nelle prime 5 edizioni, ma è divenuta una prova di regolarità che però mantiene lo spirito avventuriero che l’ha contraddistinta sin dalla sua nascita nel 1950.
I costruttori europei come Ferrari, Jaguar, Lancia, Mercedes e Porsche vennero attratti dandosi battaglia in Messico su strade aperte al pubblico sfidando il pericolo. Una vera e propria corsa di sopravvivenza per giungere al traguardo, come nel caso della Mercedes nel 1952. Per vincere quell’edizione, la Casa di Stoccarda, costruì una squadra degna della Formula 1 con quasi un centinaio di persone tra piloti e meccanici.
Durante la prima tappa, la 300 SL di Karl Kling e Hans Klenk era lanciata a oltre 200 km/h quando improvvisamente colpì un volatile, più precisamente un avvoltoio, sfondando il parabrezza dalla parte del passeggero dove era seduto Kling che svenì colpito alla testa. Nonostante la sfortunata avventura, sia il pilota che la vettura non subirono danni troppo gravi e la corsa proseguì con l’installazione di otto barre d’acciaio davanti al vetro anteriore per proteggere l’abitacolo da ulteriori pennuti.
Quattro giorni dopo, con oltre 3100 km percorsi tra le strade del Messico in larga parte non asfaltate la Mercedes 300 SL numero 4 di Kling e Klenk taglia il traguardo vincendo una delle corse più incredibili della storia.
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