
Testo di Fabio Madaro
Negli anni Duemila la Volkswagen Golf GTI viveva una fase di enorme popolarità: l’icona delle compatte sportive, nata ufficialmente nel 1976, era arrivata alla quinta generazione e radunava migliaia di fan ogni anno al Wörthersee Treffen, il festival austriaco che celebra da decenni la sportività Volkswagen.
Nel 2007, in un clima in cui le auto compatte spingevano sempre più in alto il concetto di performance, Volkswagen decise di mettere sul palco una concept destinata a non passare inosservata: la Golf GTI W12-650. Più di un semplice esercizio di stile, un manifesto di potenza e tecnologia che univa componenti presi dall’intero gruppo Volkswagen.

La regola non scritta secondo cui una Golf deve avere il motore anteriore fu infranta senza esitazioni: per ospitare il gigantesco motore W12 biturbo da 6,0 litri — derivato dalla Bentley Continental GT e dalla VW Phaeton — gli ingegneri svuotarono il vano posteriore e posizionarono il propulsore longitudinalmente dietro i sedili anteriori, trasformando di fatto la compatta in una sportiva a motore centrale.
Il W12, compatto e potente, erogava 650 cv a 6.000 giri/minuto e 750 Nm di coppia a 4.500 giri, più di tre volte la potenza della Golf GTI di serie dell’epoca. La trazione, per gestire questa potenza, fu spostata alle ruote posteriori, mentre il cambio automatico a sei rapporti Tiptronic gestiva questa enorme mole di potenza.

Dal punto di vista prestazionale, la W12-650 non scherzava: 0-100 km/h in 3,7 secondi e una velocità massima dichiarata di 325 km/h la collocavano di diritto in un territorio da supercar, anni luce oltre le classiche hot hatch.
La piattaforma fu allargata di 160 mm e abbassata di 70 mm rispetto alla Golf normale, con cerchi da 19″ e pneumatici extra-large (235 mm davanti, 295 mm dietro) per scaricare a terra il potenziale del dodici cilindri. Il corpo vettura fu reinterpretato con passaruota enormi, prese d’aria profonde e profili aerodinamici ricavati nel tetto e nei montanti posteriori, che oltre alla deportanza servivano a convogliare aria per il raffreddamento del motore.

La singolarità di questa concept non si limita al motore: molti componenti furono presi da altri modelli del gruppo Volkswagen. Secondo alcune fonti, elementi come i freni e altri sottosistemi erano stati adattati da vetture ad alte prestazioni di altri marchi.
All’interno, la configurazione biposto diventava quasi inevitabile: la rimozione del divano posteriore lasciava spazio al motore e alla meccanica, mentre dettagli in fibra di carbonio segnavano la differenza con una GTI di serie.

Esteticamente, la Golf GTI W12-650 è ciò che si potrebbe definire una hot hatch travestita da supercar: conserva solo alcune linee originali della Golf, come portiere, cofano e fanali, mentre il resto della carrozzeria è stato completamente ridisegnato per amplificare presenza scenica e funzionalità aerodinamica.
Il look aggressivo, con passaruota pronunciati e prese d’aria gigantesche, serve non solo a impressionare ma anche ad alimentare il potente W12 con aria fresca. Il profilo generale, molto più largo e basso, sembra un incrocio tra una vettura da corsa e un prototipo da pista.
La Golf GTI W12-650 non fu mai prodotta in serie: rimase una one-off concept car, un pezzo unico costruito per celebrare lo spirito della GTI e dimostrare il potenziale ingegneristico di Volkswagen in un periodo in cui ancora era possibile giocare con progetti così audaci.
Oggi, a distanza di quasi due decenni, questa Golf è ricordata come una delle espressioni più estreme e affascinanti nella lunga storia delle hot hatch: un’auto che, pur non essendo pensata per le strade di tutti i giorni, ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore degli appassionati della Golf. E non solo loro.

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