
Testo di Fabio Madaro
Se pensavate che 30 km/h fosse il limite più odioso per i vostri spostamenti in auto, preparatevi: Bologna ha deciso di farvi andare ancora più piano. Dopo l’esperienza (e le polemiche) di Bologna Città 30, l’amministrazione comunale ha annunciato la prima zona urbana con limite a 20 km/h attorno alle scuole nel quartiere Navile.
No, non è uno scherzo: nei pressi dei giardini e delle scuole del Parco Grosso, tra via Erbosa, via Cristoforo da Bologna, via Gobetti e via Manin, la velocità massima consentita sarà solo venti chilometri orari.
Per darvi un’idea: a 20 km/h un’auto fa meno strada in un’ora di quanto una bici normale ne faccia in 15 minuti. Se siete al volante, aspettatevi di essere superati anche dagli studenti con monopattino elettrico.
Il Comune di Bologna ha spiegato che la nuova zona non è un capriccio da teorici della lentezza, ma uno strumento di sicurezza stradale, qualità urbana e tutela dei più vulnerabili – in primis i bambini che frequentano le scuole della zona. Il progetto rientra nel programma europeo Reallocate e nel più ampio piano urbano della mobilità sostenibile, che a sua volta si collega alle politiche di moderazione del traffico già avviate con la Città 30.
In passato il Comune aveva esteso in modo omogeneo un limite di 30 km/h a molte strade cittadine, nell’ambito del progetto Bologna Città 30, ma quel provvedimento era stato annullato dal TAR dell’Emilia-Romagna perché non sufficientemente motivato caso per caso.
Oggi, invece, il nuovo piano di gestione della velocità è strutturato strada per strada e con motivazioni tecniche precise, come richiesto dalla legge.
Se avete mai fatto la spola tra il centro e la periferia, sapete bene che a 30 km/h spesso si finisce per non sentire nemmeno la differenza rispetto a prima: il traffico cittadino, gli incroci e i semafori spesso riducono da soli la velocità media. E allora qualcuno ha già ribattezzato la zona 20 km/h come “zona quasi passeggiata”.
Scherzi a parte, l’idea di base è semplice: più si va piano, più tempo si ha per vedere pedoni e ciclisti, reagire a una palla che rotola fuori da un marciapiede o a un genitore che attraversa con il passeggino. Ed è proprio questo il punto che l’amministrazione vuole sottolineare: non è una penalizzazione, ma un investimento sulla sicurezza.
Naturalmente, non tutti applaudono. C’è chi già storce il naso all’idea di dover tenere la frizione innestata per più tempo del necessario. “Ma come si fa con una macchina normale?” chiede qualcuno online, “con un benzina si rischiano pure danni al cambio!”, scrivono altri con vena ironica (ma non troppo).
E poi c’è la questione del tempo. È vero: a 20 km/h si impiega più tempo a percorrere una distanza urbana, e alcuni automobilisti temono che questo renda gli spostamenti più stressanti che utili. Ma proprio su questo punto gli esperti citano i benefici della moderazione della velocità: meno incidenti, meno feriti gravi e, sul lungo periodo, una città più vivibile per tutti – auto incluse.
Nonostante la zona 20 sia una novità, Bologna non parte da zero. Il progetto Città 30 adottato in anni recenti ha mostrato che la moderazione della velocità può ridurre incidenti e feriti, e che su strade con limiti più bassi la presenza di pedoni e ciclisti aumenta. Il nuovo piano di gestione della velocità (che include anche le zone 30 “riattivate” dopo la sentenza del TAR) entra in vigore con ordinanze specifiche qui e là, a partire da aprile 2026.
Con limiti più bassi, piazze pedonali ridefinite, arredi urbani e segnaletica dedicata, la logica è chiara: meno velocità, più qualità di vita.
A guardare i dati e le motivazioni tecniche, la risposta è sì, ma con un approccio equilibrato. Non tutte le strade cittadine devono diventare percorsi da passeggio – la moderazione deve essere giustificata, misurata e calibrata alle esigenze del traffico reale.
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