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Stellantis, l’ottimismo sull’elettrico costa 22 miliardi

di Emiliano Ragoni - 09/02/2026

1. Oneri da 22 miliardi e reset industriale

Stellantis sta affrontando la fase più complessa della sua storia recente. Il Gruppo ha annunciato venerdì scorso la contabilizzazione di oneri per 22,2 miliardi di euro, una decisione che scaturisce dal drastico ridimensionamento dei piani di sviluppo per i veicoli elettrici e dal conseguente reset del piano industriale. Tali svalutazioni determineranno, secondo le stime aziendali, una perdita di 1,5 miliardi di euro nella seconda metà dell’anno. Si tratta di un risultato definito “molto peggiore” delle attese dall’analista di Evercore ISI Chris McNally, il quale ha giudicato vaghe le prospettive per il 2026, anno per cui il Gruppo prevede una crescita dei ricavi a una cifra media e un margine operativo rettificato a una cifra bassa.

2. Crollo a Piazza Affari e sfiducia

Le ripercussioni sui mercati finanziari sono state immediate e severe. A Piazza Affari il titolo è crollato del 22%, bruciando circa 5,2 miliardi di euro di capitalizzazione, con oneri che hanno superato significativamente le proiezioni degli analisti. Sebbene il trend negativo sia iniziato sotto la gestione di Carlos Tavares, che aveva sorpreso gli investitori con un profit warning verso la fine del suo mandato, la situazione si è aggravata ulteriormente sotto la guida di Antonio Filosa. Da marzo 2024, l’azienda ha visto sfumare quasi 70 miliardi di euro di valore di mercato. L’analista di Bernstein Stephen Reitman ha sottolineato come l’estrema volatilità del titolo rispetto ai competitor Ford e General Motors, a fronte di simili svalutazioni sull’elettrico, rifletta l’ampio divario di fiducia che il management dovrà colmare.

3. La nuova strategia di Filosa: navigare a vista

In risposta a questo scenario, l’azienda ha comunicato di aver già adottato la maggior parte delle decisioni necessarie per correggere la rotta e allineare l’offerta alla domanda reale. Il Ceo Antonio Filosa, in carica dal giugno 2025, presenterà un nuovo piano strategico il prossimo 21 maggio. Il manager ha ammesso che gli oneri riflettono una sovrastima del ritmo della transizione energetica e l’impatto di una precedente esecuzione operativa carente.

La strategia attuale punta a recuperare quote di mercato attraverso una profonda riorganizzazione dei 14 marchi del Gruppo, ridimensionando contestualmente le ambizioni sull’elettrico per mitigare anche i costi dei dazi statunitensi. Tra le misure operative già intraprese figurano l’eliminazione di alcuni modelli completamente elettrici, come il pickup RAM 1500 negli USA, che diventerà Range Extender, la cancellazione degli ibridi plug-in di Jeep e Chrysle (sempre in America), e il ritardo dei progetti EV di Alfa Romeo in Europa, con il ritardo ormai cronico delle nuove Giulia e Stelvio.

4. Stop alla joint venture con LG

Sul fronte delle partnership industriali, il 6 febbraio Stellantis ha annunciato l’uscita dalla joint venture canadese con LG Energy Solution. L’accordo prevedeva un investimento di oltre 3,7 miliardi di dollari per un impianto di batterie a Windsor, in Ontario, dove sono stati già investiti 3,65 miliardi. LG Energy Solution acquisirà la quota del 49% detenuta da Stellantis per la cifra simbolica di 100 dollari. Parallelamente, Filosa ha cancellato altri investimenti, inclusa una joint venture sull’idrogeno, e messo in pausa il programma di sviluppo della guida autonoma di livello 3, per concentrare le risorse sul rilancio.

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5. Rilancio USA e incognita italia

Nonostante le difficoltà finanziarie, i dati operativi mostrano segnali contrastanti. Le consegne globali del quarto trimestre sono cresciute del 9%, trainate dalla performance negli Stati Uniti grazie al pickup Ram con motore Hemi e alla nuova Jeep Grand Cherokee. Al contrario, l’Europa ha registrato una flessione del 4% a causa del calo di Peugeot e dei veicoli commerciali. Per sostenere il rilancio e rafforzare il bilancio, l’azienda prevede di emettere obbligazioni fino a 5 miliardi di euro.

Guardando al futuro, Stellantis investirà 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, mercato chiave per la redditività, dove ha reintrodotto i motori V8, ritardato l’elettrico e pianificato l’assunzione di 2.000 ingegneri. segnando un netto cambio di passo rispetto alla strategia “tutto elettrico” perseguita dalla precedente gestione Tavares.

In Italia, dopo un 2025 che ha registrato i volumi produttivi più bassi dal 1954, il piano per il 2026 mira a incrementare la produttività gli impianti attraverso l’ibrido. Mirafiori ha accolto la nuova 500 ibrida, Pomigliano continuerà a spingere sulla Pandina ibrida leggera, mentre Melfi beneficerà dell’avvio della nuova Jeep Compass e dei modelli DS. Definitivamente tramontato il sogno della Gigafactory di Termoli, preoccupa anche la situazione di Cassino, dove le nuove generazioni di Alfa Romeo Giulia e Stelvio sono in ritardo.

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