
Testo di Maurizio Bertera
Il mito dice che tutte le strade portano a Roma. Beh, non era del tutto falso. Un gruppo di ricercatori ha costruito Itiner-e, la prima mappa digitale completa delle strade romane, un progetto monumentale che ricostruisce quasi 300 mila km di vie antiche, il doppio rispetto a quanto si pensasse finora.
L’enorme lavoro a più mani, coordinato da Pau de Soto, studioso dell’Universitat Autònoma de Barcelona, è stato pubblicato su Scientific Data, un magazine del gruppo Nature e rappresenta il più grande sforzo di ricostruzione storica e geografica mai fatto sull’infrastruttura romana. Un sistema che, oltre 2000 anni fa, teneva insieme un impero di 55 milioni di persone, dalla Britannia alla Siria, dall’Egitto fino alle Gallie.
Un reticolo di pietra e ingegno che permetteva di commerciare, spostare eserciti, raccogliere tasse e far viaggiare le persone per turismo. Roma raggiunse probabilmente la sua maggiore estensione stradale intorno al 150 d.C., quando l’impero raggiunse il suo massimo splendore. Ma il database conta tutte le strade che si presume siano esistite durante l’arco di vita di Roma, dal 312 a.C. circa al 400 d.C.

Finora il riferimento più autorevole era il Barrington Atlas of the Greek and Roman World, capolavoro di cartografia del secolo scorso. Solo che, a guardarlo bene, quelle linee dritte e ordinate avevano un problema: non seguivano le montagne, né i fiumi, né tantomeno la realtà. Erano più sogni che strade delle tratte immaginarie tirate con il righello da una città all’altra.
Il progetto Itiner-e ha ribaltato tutto. Gli studiosi hanno ricostruito le vie romane combinando fonti storiche, dati topografici, vecchie carte militari, tracciati satelliti della Guerra Fredda e immagini aeree. In particolare, si è lavorato sull’ultimo fronte. «Molte strade romane sono oggi scomparse o sepolte sotto le autostrade moderne – ha sottolineato uno dei responsabili del progetto, l’archeologo Tom Brughmans – la posizione esatta era difficile da determinare, così abbiamo utilizzato l’analisi del terreno dall’alto, cercando segni impercettibili nella vegetazione come sottili variazioni di altitudine per individuare questi percorsi perduti».

Un lavoro straordinario: ogni tratto è stato tracciato a mano, seguendo la conformazione del terreno e integrando i resti visibili con 8.388 pietre miliari incise in latino. Nello studio, è stata utilizzata ogni testimonianza scritta: dalla Tabula Peutingeriana, la mappa medievale del mondo romano all’Itinerarium Antonini, una specie di “Google Maps” del III secolo d.C..
O anche dei percorsi documentati: uno dei più affascinanti è quello dell’Itinerarium Burdigalense, il diario di viaggio di un pellegrino anonimo partito da Bordeaux nel 333-334 d.C. per raggiungere Gerusalemme. Il viaggio di 5.000 km (che su Itiner-e risulta invece di 5.800 km) attraversava l’Italia settentrionale, la valle del Danubio, Costantinopoli, l’Asia Minore e la Siria, dando prova della vitalità della rete stradale anche in un periodo di declino dell’Impero. Il risultato dello studio è una mappa in alta definizione dell’intera rete stradale imperiale, navigabile, interattiva e soprattutto scientificamente verificabile.
Fatto positivo, l’atlante Itiner-e è accessibile gratuitamente, permettendo a chiunque di esplorare virtualmente la rete che per secoli ha tenuto insieme uno degli imperi più grandi della storia. Un’eredità che continua a influenzare la geografia europea: molte delle nostre autostrade moderne seguono ancora, lucidamente ma inconsapevolmente, i tracciati decisi da ingegneri romani 2000 anni fa.
Fermo restando che una delle innovazioni più significative dello studio è la ridefinizione stessa di cosa si intenda per ‘strada romana’. Le stime precedenti si concentravano principalmente sulle grandi arterie consolari come la Via Appia verso sud, la Via Flaminia verso nord, la Via Egnatia attraverso i Balcani. Ma l’Impero Romano non funzionava solo grazie a queste autostrade dell’antichità. «La nostra definizione di strada romana è più ampia e include qualsiasi percorso praticabile a piedi», precisa Brughmans. Gran lavoro, bravi.
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