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Crisi energetica e carburanti: l’Italia verso il lockdown energetico?

di Emiliano Ragoni - 07/04/2026

1. Il rischio lockdown energetico a maggio

Il governo italiano si prepara a un possibile razionamento energetico a partire da maggio 2026, con misure che interesserebbero direttamente i carburanti, con implicazioni concrete su automobilisti e trasporti. Secondo quanto riportato da Open, in assenza di una riapertura dello Stretto di Hormuz il piano d’emergenza prevede, tra le altre misure, l’introduzione delle targhe alterne per la circolazione dei veicoli privati, sul modello già adottato in passato durante le crisi petrolifere.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che lo scenario del razionamento è concreto. Alla domanda sul rischio che tutto si blocchi nel giro di un mese ha risposto che è «ciò che si teme». Il primo nodo critico è il gas: i magazzini sono al 44% di riempimento, al di sopra della media europea, ma il flusso è atteso in calo entro tre settimane. A maggio è previsto il cambio di fase, con una brusca frenata delle scorte.

2. I prezzi dei carburanti oggi

In questo quadro di incertezza, i prezzi alla pompa restano per ora sostanzialmente stabili. I dati rilevati oggi martedì 7 aprile 2026 dall’Osservatorio prezzi del MIMIT indicano i seguenti valori medi in modalità self service:

  • Rete stradale ordinaria: benzina a 1,782 €/l, gasolio a 2,143 €/l
  • Rete autostradale: benzina a 1,816 €/l, gasolio a 2,158 €/l

La stabilità odierna potrebbe però essere temporanea. Il blocco dei flussi di gas attraverso Hormuz preme sull’intero sistema energetico europeo e le tensioni sui mercati delle materie prime si ripercuotono inevitabilmente sui derivati del petrolio. La misura sulle accise attualmente in vigore, che dopo il recente prolungamento scadrà il 1° maggio, è considerata difficilmente prorogabile, il che potrebbe tradursi in un ulteriore rincaro al distributore.

3. Targhe alterne e mobilità privata

Sul fronte della mobilità, la misura delle targhe alterne è tra quelle allo studio dell’esecutivo come strumento di contenimento dei consumi. Non è uno scenario inedito per il Paese: provvedimenti analoghi furono adottati durante la crisi petrolifera del 1973 e, in forma parziale, durante l’emergenza energetica del 2022.

Il loro impatto pratico dipende molto dall’efficacia dei controlli e dalla disponibilità di alternative di trasporto pubblico nelle aree meno servite. Per gli automobilisti che vivono fuori dai grandi centri urbani, dove il mezzo privato resta spesso l’unica opzione, una simile misura rappresenterebbe un disagio significativo.

Nel piano allo studio figurano anche la riduzione dell’illuminazione stradale e dei luoghi pubblici, la massimizzazione della produzione delle centrali a carbone e il potenziamento delle rinnovabili. Per le industrie energivore come quelle di acciaio e meccanica si ipotizza una rimodulazione delle attività produttive.

4. Smart working e riduzione del traffico

Parallelamente alle misure sulla circolazione, il governo studia un’estensione dello smart working nel settore pubblico, ma anche privato, sul modello adottato durante l’emergenza Covid. Oggi circa 555 mila dipendenti pubblici ricorrono già al lavoro agile, pari al 17% della forza lavoro della PA. Un’eventuale estensione ridurrebbe il traffico pendolare su base quotidiana, con un effetto diretto sulla domanda di carburante.

5. Le variabili per i prossimi mesi

L’evoluzione della situazione dipende in larga misura da fattori geopolitici al momento difficilmente prevedibili. Il governo porterà nelle prossime ore un’analisi dettagliata dei consumi energetici a Palazzo Chigi e la premier Meloni riferirà in Parlamento già nei prossimi giorni.

Per gli automobilisti, i nodi da tenere monitorati sono l’andamento delle quotazioni del greggio sui mercati internazionali e l’eventuale comunicazione ufficiale sulle misure di contingentamento dei trasporti privati. Per far fronte all’attuale emergenza energetica sarebbe auspicabile che il governo attuasse una decisa accelerazione verso le energie rinnovabili, sul modello di quanto fatto in Spagna. Il Paese guidato da Sánchez è diventato molto appetibile per gli investimenti nel settore automobilistico grazie al suo basso costo dell’energia.

 

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