Annunciata nel 2017 con consegne promesse per il 2020, la nuova Tesla Roadster è finalmente tornata in scena in una veste completamente rivista. Il palcoscenico scelto non è casuale: il centro prove di SpaceX a McGregor, in Texas, perché la due posti è stata sviluppata congiuntamente all’azienda aerospaziale di Elon Musk. Musica, fumo, sibili meccanici e countdown da lancio spaziale. La presentazione, in perfetto stile Elon Musk, è stata più vicina a un’esibizione acrobatica che a un debutto automobilistico.
La Roadster ha percorso una rampa fino a viaggiare a testa in giù, è decollata, ha ruotato su se stessa in aria ed è atterrata. Poi ha saltato un camion e altre auto, avvitandosi durante il volo con un “kickflip”, la rotazione tipica degli skater. Secondo quanto dichiarato da Musk è il frutto di un lavoro congiunto tra gli ingegneri delle due aziende. Il tutto in perfetto stile Hot Wheels.
I numeri della nuova Tesla Roadster sono da record. Secondo il responsabile dell’ingegneria veicoli Lars Moravy, la nuova Roadster passa da 0 a 60 mph (97 km/h) in meno di un secondo. In un test registrato il cronometro si è fermato a 1,0 secondi, nella prova dal vivo a 0,81 secondi, e Tesla promette che la versione al vertice della gamma scenderà sotto gli 0,59 secondi.
Dietro le acrobazie ci sono due tecnologie distinte. La prima è un sistema a effetto suolo attivo, che Tesla chiama “multi-mode suction system”: delle ventole aspirano l’aria sotto il pianale, sigillato da minigonne regolabili, creando una depressione che “incolla” l’auto alla superficie. È il principio delle fan car, già visto sulla McMurtry Spéirling, e Tesla dichiara una deportanza di 4.700 kg, un valore che gli analisti considerano molto elevato per una vettura che dovrebbe pesare meno di 2.000 kg.
La seconda tecnologia è quella più spettacolare: i propulsori a gas freddo (cold gas thrusters), che espellono aria compressa stoccata in serbatoi a bordo. Quelli inferiori permettono i salti, quelli laterali possono aggiungere aderenza in curva, mentre i quattro posteriori sviluppano una spinta di 80 kN e garantiscono lo scatto da record, spingendo l’auto anche quando gli pneumatici sono al limite della trazione. Completano il quadro lo sterzo by-wire e un alettone posteriore attivo.
La gamma sarà articolata su tre versioni, già prenotabili sul sito Tesla. La Performance richiede un acconto di 50.000 dollari, la Thrust, dotata dei propulsori per l’accelerazione, uno di 250.000 dollari. Al vertice c’è la Rocket, l’unica con il sistema di volo completo: ha un solo posto, perché lo spazio del passeggero è occupato dai serbatoi, sarà venduta solo su invito e non è omologata per l’uso stradale.
Non sono stati annunciati prezzi. Ricordiamo che quasi dieci anni fa, quando la compagnia americana presentò la prima variante della Roadster, Tesla indicava un listino base di 200.000 dollari. Per vederla su strada bisognerà aspettare fino al 2028. Musk permettendo.
L’autonomia dichiarata è di oltre 480 km, meno della metà di quanto promesso nel 2017. La velocità massima supera i 370 km/h, ma Musk punta più in alto; la Roadster dovrebbe arrivare a metà della velocità del suono.
La Roadster ha un peso più simbolico che commerciale. Tesla oggi non ha un modello di punta che mette in vetrina la migliore tecnologia di un costruttore, e secondo l’analista di Morningstar Seth Goldstein sarà proprio la Roadster a ricoprire questo ruolo.
Per diversi osservatori la collaborazione con SpaceX serve a Musk per alimentare l’idea di una fusione tra le due aziende. “Uno sfoggio di ingegneria senza alcun valore commerciale, se non mettere in imbarazzo i costruttori tradizionali”, ha commentato Gene Munster di Deepwater Asset Management, investitore in Tesla.
Lo show arriva in una fase di forte svolta per Tesla, sempre più concentrata su guida autonoma e robotica. Nel 2026 ha cessato la produzione di Model S e Model X per fare spazio alla produzione del robot umanoide Optimus e ha lanciato il Cybercab, il robotaxi a due posti senza volante né pedali.
Resta da capire quanto di questo show si tradurrà in prestazioni utilizzabili in un’auto che, potenzialmente, potrebbe essere utilizzata tutti i giorni. Secondo Electrek i propulsori verticali sono di fatto un numero da circo. Dal filmato al rallentatore, inoltre, i getti posteriori sembrano attivarsi prima che l’auto si muova.
Ci sono poi altri interrogativi di natura tecnica. Non si conoscono la capacità dei serbatoi né i tempi di ricarica dell’aria compressa, e Tesla ha usato vetture diverse per ogni prova. Il getto dei propulsori si è esteso per decine di metri, sollevando detriti, e durante le dimostrazioni a bordo non c’era nessuno, con il pubblico tenuto a centinaia di metri di distanza.
Telaio a longheroni, ridotte e 408 CV di sistema: il fuoristrada cinese arriva in Italia anche in versione plug-in, con fino a 95 km in elettrico e prezzi da 46.500...
Presentata a New York sul molo dove nel 1953 fu fotografata la 550 Spyder, la Mission S anticipa il nuovo stile Porsche e una piattaforma a motore centrale destinata a...