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Da Tesla al trilione: la corsa di Musk verso una ricchezza mai vista

di Emiliano Ragoni - 13/06/2026

Elon Musk al volante dell'efficienza governativa statunitense

C’è stato un tempo in cui Elon Musk era considerato poco più di un eccentrico imprenditore della Silicon Valley. Un visionario, certo, ma anche un personaggio che prometteva molto e realizzava poco. Almeno così sostenevano i suoi critici.

Oggi il fondatore di Tesla è a un passo da un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava appartenere alla fantascienza: diventare il primo trilionario della storia moderna, ovvero il primo uomo a superare un patrimonio personale di mille miliardi di dollari.

A riaccendere il dibattito è la quotazione di SpaceX, valutata circa 1.770 miliardi di dollari secondo le indiscrezioni circolate sui mercati finanziari internazionali. Ma per capire come Musk sia arrivato fin qui bisogna tornare all’automobile.

Tutto iniziò con una spider elettrica

Tesla non è stata la prima azienda fondata da Musk. Prima arrivarono Zip2, poi PayPal e infine SpaceX. Eppure è proprio Tesla ad aver cambiato la sua vita e, in un certo senso, quella dell’intera industria automobilistica.

Quando Musk entrò nel capitale della giovane casa californiana nel 2004, l’auto elettrica era considerata una curiosità per ambientalisti. I grandi costruttori investivano poco, le batterie erano costose e l’autonomia limitata. Le auto a benzina dominavano il mercato e quasi nessuno immaginava che, nel giro di vent’anni, l’elettrificazione sarebbe diventata il tema centrale del settore.

La Tesla Roadster, presentata pochi anni dopo, non vendette numeri significativi — era realizzata sulla base della Lotus Elise — ma dimostrò che un’auto elettrica poteva essere veloce, affascinante e desiderabile. Poi arrivarono Model S, Model X, Model 3 e Model Y. Tesla non si limitò a costruire automobili: trasformò l’elettrico in un fenomeno culturale. Molti dei costruttori tradizionali che oggi investono miliardi nella mobilità a batteria lo fanno perché Tesla ha costretto il settore a cambiare direzione.

All’inizio nessuno avrebbe scommesso sulla sopravvivenza dell’azienda. Quando la Roadster debuttò nel 2008, Tesla era in piena crisi finanziaria e rischiava il fallimento. Musk arrivò a investire gran parte della propria fortuna personale per mantenerla in vita. Anni dopo avrebbe raccontato di essersi trovato davanti a una scelta drammatica: destinare gli ultimi capitali disponibili a Tesla o a SpaceX. Decise di dividerli tra le due società. Oggi appare come un colpo di genio; all’epoca assomigliava a una scommessa disperata.

L’auto elettrica saprà essere iconica?

L’uomo che vendeva il futuro

La forza di Musk è sempre stata quella di capire il potere della narrazione prima di molti altri. Mentre i concorrenti parlavano di batterie, lui parlava di futuro. Mentre gli altri illustravano schede tecniche, lui raccontava rivoluzioni tecnologiche. Tesla non vendeva soltanto automobili: vendeva l’idea di partecipare a un cambiamento epocale. In questo senso Musk ha modificato il marketing automobilistico tanto quanto ha modificato la tecnologia.

Gli episodi curiosi non mancano. Nel 2019, durante la presentazione del Cybertruck, uno dei momenti più imbarazzanti della storia recente del settore si trasformò in un colpo mediatico inatteso. Per dimostrare la resistenza dei vetri del pick-up elettrico, un collaboratore lanciò una sfera metallica contro il finestrino. Il vetro si incrinò davanti alle telecamere di tutto il mondo. Musk rimase per qualche secondo senza parole, poi proseguì la presentazione. Quello che sembrava un disastro divenne pubblicità su scala globale: il Cybertruck entrò nell’immaginario collettivo prima ancora di essere messo in vendita.

L’auto come trampolino di lancio

Per molti imprenditori il successo di Tesla sarebbe stato il punto d’arrivo. Per Musk era soltanto il punto di partenza. I capitali generati dalla crescita dell’azienda e l’aumento del valore delle azioni gli hanno consentito di finanziare progetti sempre più ambiziosi: razzi riutilizzabili, satelliti per internet globale, intelligenza artificiale, robot umanoidi e interfacce cervello-computer.

La sua ricchezza ha continuato a crescere seguendo due motori principali: Tesla e SpaceX. Per anni Tesla è stata la componente dominante del patrimonio. Oggi la situazione si è in parte ribaltata: SpaceX è diventata una delle aziende private più preziose del mondo e rappresenta una quota sempre più rilevante della sua fortuna personale.

Anche il rapporto con Wall Street è stato tutt’altro che lineare. Per molto tempo gli investitori tradizionali considerarono Tesla una bolla destinata a esplodere. Fondi speculativi e analisti accumularono scommesse miliardarie sul crollo del titolo. Nel 2020 Musk arrivò a mettere in vendita sul sito Tesla un paio di pantaloncini rossi chiamati “Short Shorts”, una presa in giro rivolta agli investitori ribassisti. Andarono esauriti in poche ore. Difficile immaginare un amministratore delegato di una casa automobilistica tradizionale fare qualcosa di simile.

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La quotazione che può cambiare la storia

La quotazione di SpaceX rappresenta uno spartiacque. Le valutazioni attribuite alla società hanno raggiunto livelli che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impossibili. Poiché Musk mantiene una partecipazione estremamente rilevante nel gruppo, il suo patrimonio personale ha compiuto un ulteriore balzo in avanti.

Secondo numerose stime degli osservatori finanziari, il fondatore di Tesla si starebbe avvicinando come nessun altro alla soglia simbolica del trilione di dollari. Una cifra talmente grande da risultare quasi incomprensibile: mille miliardi di dollari equivalgono al prodotto interno lordo di intere nazioni industrializzate.

Se Musk ha raggiunto valori così elevati è anche perché nel corso della sua carriera ha spesso preferito essere remunerato con azioni anziché con stipendi tradizionali. Nel 2018 firmò uno dei piani di compensi più audaci della storia aziendale: nessun salario fisso significativo e premi azionari legati a obiettivi che molti giudicavano irraggiungibili. Tesla, contro quasi tutte le previsioni, riuscì a raggiungere gran parte di quei traguardi. Il risultato fu una delle più rapide creazioni di ricchezza personale mai registrate nell’economia moderna.

Il paradosso chiamato Tesla

In questa vicenda Tesla rimane protagonista anche se non è più l’unico motore della ricchezza di Musk. Senza Tesla probabilmente non ci sarebbe stata la credibilità necessaria per attrarre investitori, clienti e talenti verso gli altri progetti. L’azienda automobilistica è stata la piattaforma da cui Musk ha costruito il proprio mito imprenditoriale. Tesla ha reso popolare il suo nome presso il grande pubblico. SpaceX lo ha trasformato in una leggenda finanziaria.

Per anni Musk è stato descritto come l’equivalente reale di Tony Stark, il protagonista della saga Iron Man. Il paragone lo accompagna da tempo: l’imprenditore visionario, la passione per la tecnologia estrema, la convinzione che i limiti esistano soprattutto per essere superati. La realtà è naturalmente più complessa. Musk divide l’opinione pubblica, suscita entusiasmi e critiche, alterna intuizioni a dichiarazioni controverse. Ma resta difficile contestare un dato: nessun imprenditore contemporaneo è riuscito a influenzare contemporaneamente l’automotive, il settore spaziale, l’energia, le telecomunicazioni e l’intelligenza artificiale con un impatto paragonabile al suo.

E così, mentre milioni di automobilisti continuano a guidare una Tesla convinti di essere semplicemente al volante di un’auto elettrica, stanno in realtà viaggiando dentro il primo capitolo di una storia iniziata con una batteria, quattro ruote e un imprenditore che, contro ogni logica, sosteneva che il futuro fosse già arrivato.

Testo di Fabio Madaro

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