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MAUTO: “Automobili” di Dalla e Roversi diventa una mostra

di Redazione - 13/05/2026

Il cantante Lucio Dalla a bordo di un’Alfa Romeo d’epoca. 1976

Testo di Andrea Bellomo

Ci sono dischi che fotografano un’epoca. E poi ci sono dischi che la smontano pezzo per pezzo. “Automobili” di Lucio Dalla e Roberto Roversi appartiene alla seconda categoria. Uscì nel 1976, in un’Italia ancora ubriaca di motori, catene di montaggio, sorpassi e domeniche in autostrada. Mentre il Paese celebrava la velocità come una religione civile, Dalla e Roversi scelsero di guardare dentro il cofano, tra i fumi, le contraddizioni, il rumore.

La mostra al Museo Nazionale dell’Automobile

Da quel lavoro nasce oggi la mostra “Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco” ospitata dal Museo Nazionale dell’Automobile dal 13 maggio al 20 settembre nella project room del primo piano. Un percorso che rimette in circolo quelle canzoni e le fa dialogare con il presente, tra mobilità, tecnologia, città e trasformazioni sociali.

La critica al modello industriale italiano

Perché “Automobili” arrivava in pieno cuore industriale italiano con una forza quasi suicida. Dalla e Roversi mettevano sotto accusa proprio quel modello produttivo che dominava il Paese e che alimentava anche larga parte dell’immaginario popolare. Un’operazione rischiosa: la carriera di Dalla, davanti a uno scontro così frontale con l’industria automobilistica italiana, avrebbe potuto fermarsi in pochissime note. Dentro quelle canzoni c’erano la fascinazione della velocità, il boom economico, la pubblicità del futuro, ma anche il traffico, le periferie che crescevano male, il consumo trasformato in identità collettiva.

Un percorso tra archivi, musica e politica

Il percorso espositivo segue proprio questa tensione continua. Da una parte la corsa verso il futuro, dall’altra il dubbio che quel futuro avesse qualche crepa nascosta.
La mostra mette insieme materiali d’archivio, immagini, documenti, audiovisivi e automobili come fossero strofe di uno stesso racconto. Ci sono i taccuini manoscritti di Roberto Roversi, lettere autografe tra il poeta e Dalla, locandine dello spettacolo teatrale “Il futuro dell’automobile”, articoli di giornale, documenti SIAE e materiali televisivi del programma “Automobili” trasmesso nel 1977. E soprattutto si possono leggere i testi dei brani esclusi dalla pubblicazione originale del disco, considerati troppo duri e troppo politici per l’Italia di allora.

Ed è proprio qui che il percorso acquista forza. Perché quei fogli pieni di correzioni, appunti e scalette restituiscono il clima culturale di un’Italia che discuteva, litigava, prendeva posizione. Un Paese in cui la musica popolare riusciva ancora ad avere ambizione letteraria e tensione politica.

Due automobili simbolo di due Italie

Anche le due vetture esposte sembrano uscite direttamente dalle canzoni del disco.

La Alfa Romeo Tipo B P3 del 1932 riporta subito alla mente “Nuvolari”, il brano che ha trasformato il pilota mantovano in una figura quasi mitologica. È l’automobile della velocità eroica, delle Mille Miglia, del coraggio raccontato come una sfida romantica contro il limite.

Poi arriva la Autobianchi Bianchina del 1967. E il paesaggio cambia completamente. Qui c’è l’Italia delle famiglie, delle ferie estive, delle periferie urbane, delle utilitarie parcheggiate sotto casa. L’auto entra nella vita quotidiana e diventa abitudine, traffico, routine, desiderio di massa.

L’intuizione più brillante della mostra sta proprio nell’accostare questi due mondi. Da una parte il mito sportivo e visionario. Dall’altra la motorizzazione diffusa che cambia il volto delle città e il modo di vivere degli italiani. Insomma: chi guidava le auto veloci e chi doveva fare le cambiali per l’auto che… costruiva in fabbrica.

Fino al 20 settembre al MAUTO

La mostra resta aperta al Museo Nazionale dell’Automobile fino al 20 settembre e accompagna il visitatore dentro uno dei progetti più coraggiosi della musica italiana degli anni Settanta, tra documenti originali, materiali audiovisivi e due automobili che raccontano due facce opposte dello stesso Paese: il sogno della velocità e il traffico della modernità.

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