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La storia di UFI: dalle monoposto di Formula 1 alle auto stradali

di Emiliano Ragoni - 11/05/2026

C’è un’azienda italiana che lavora nell’ombra dei box della Formula 1 da quasi cinquant’anni senza che il grande pubblico ne conosca il nome. Nel 2026 UFI Filters fornisce i propri sistemi di filtrazione a tutti e undici i team in griglia. Lo scorso venerdì, a Milano, l’azienda ha incontrato la stampa per raccontare una storia che inizia nel 1977. Abbiamo presenziato l’evento e vi raccontiamo brevemente la storia di questa società italiana che negli anni ha avuto modo di affermarsi ritagliandosi una nicchia ben precisa.

Da un capannone sull’A22 alla Ferrari: le origini

Nel 1977 due ingegneri della Ferrari percorrevano l’autostrada del Brennero in cerca di un fornitore per il 12 cilindri della monoposto di Maranello. Notarono la scritta su un capannone nei pressi di Nogarole Rocca: Universal Filters Italia. Decisero di fermarsi.

I primi filtri vennero collaudati a Fiorano, alla presenza di Enzo Ferrari. Fu Niki Lauda, dopo alcuni giri sulla 312 T2, a pronunciare il verdetto in dialetto modenese: «Bón, la màchina l’è prônta, al filter al tèn». Il 16 luglio 1978, Carlos Reutemann vinse il Gran Premio di Gran Bretagna a Brands Hatch con la Ferrari 312 T3, rimontando dall’ottavo posto fino a superare Lauda e la sua Brabham-Alfa Romeo. Per UFI era la prima di una lunga serie di vittorie.

Da 1 kg a 62 grammi: mezzo secolo di sviluppo

Il percorso tecnologico di UFI si misura con un dato solo: il primo filtro per la F1, nel 1978, pesava circa un chilogrammo; quello attuale per l’olio motore non supera i 62 grammi. Nel 1990, in collaborazione con Ferrari, arrivò la svolta: un filtro con struttura in titanio e componenti alleggeriti, con una riduzione di peso del 50% rispetto al precedente. Nel 1999 nacque l’Advanced Applications Division, con sede a Marcaria (MN), oggi dedicata a progettare e produrre tutti i filtri per le competizioni.

Come funziona la filtrazione in F1

Ogni monoposto può montare fino a 15 elementi filtranti UFI, distribuiti tra l’area motore e quella del telaio, raffreddamento del powertrain, componente ibrida, circuiti idraulici. Su ogni griglia del Mondiale 2026 sono presenti non meno di 110 filtri UFI; nell’arco di una stagione si superano i 6.000 pezzi. Ogni soluzione è costruita su misura per il singolo team. I materiali strutturali includono alluminio Ergal, acciaio inox e titanio; i media filtranti, denominati FormulaUFI, si basano su fibra di vetro, fibre polimeriche e acciaio sinterizzato. Persino gli adesivi provengono dall’industria aeronautica. Il servizio include assistenza 24 ore su 24, 365 giorni l’anno e l’analisi dei filtri smontati dopo ogni gara, utile per monitorare lo stato di salute del motore.

F1 e auto di serie: un trasferimento tecnologico a doppio senso

Il rapporto tra Motorsport e produzione di serie non è mai stato a senso unico. Le fibre sintetiche oggi usate nei filtri olio e benzina delle F1, ad esempio, non nacquero per le competizioni ma per l’Automotive di serie, e solo successivamente dimostrarono la propria efficacia in pista. Il percorso inverso è altrettanto vivo: la pressione sui tempi di risposta imposta dalla F1, dove un team può richiedere modifiche ai filtri nel corso della stagione in pochi giorni, forma competenze che si trasferiscono poi nei reparti di produzione industriale.

UFI non è solo un nome da paddock. L’azienda fornisce filtri in primo equipaggiamento a numerosi costruttori automobilistici a livello globale, e i suoi marchi aftermarket UFI e SOFIMA coprono la manutenzione di milioni di veicoli in circolazione. È il profilo tipico di quella filiera italiana di componentistica, spesso poco visibile al grande pubblico, che alimenta tanto l’industria dell’auto di serie quanto le competizioni ai massimi livelli. Un segmento in cui il paese resta competitivo nonostante le pressioni strutturali che attraversano l’intero settore automotive europeo.

Oltre la Formula 1

La presenza di UFI nel motorsport copre Formula 2, Formula 3, Indycar Series, WEC, IMSA, DTM e la Dakar sui mezzi pesanti (con vittorie insieme a Iveco e FPT). In MotoGP è fornitore di KTM e Aprilia, oltre che in Moto2 e Moto3. Il Gruppo, fondato nel 1971 e con sede a Porto Mantovano, conta oltre 4.300 dipendenti in 21 paesi, 22 siti produttivi e oltre 360 brevetti, con il 5% del fatturato reinvestito in R&S e l’80% dei nuovi progetti orientato alle tecnologie verdi, gestione termica per veicoli elettrici e ibridi, membrane per l’idrogeno verde.

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