Il mercato dell’auto continua a muoversi in un contesto complesso, stretto tra rallentamento delle immatricolazioni, transizione tecnologica e incertezze normative. È questo lo scenario richiamato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy nel messaggio inviato il 13 aprile alla conferenza Federauto “L’Automotive tra sfide nazionali e condizionamenti europei. La parola al mercato”.
Secondo il dicastero, il settore sta attraversando una fase “epocale” sotto il profilo geopolitico, industriale e tecnologico. Sul mercato interno, questo passaggio si rifletterebbe nel calo delle immatricolazioni di auto e veicoli commerciali, mentre la crescita dell’usato confermerebbe l’esistenza di una domanda che fatica però a trasformarsi in acquisti di nuovo.
Alla base di questa frenata ci sarebbe soprattutto la difficoltà, per molte famiglie, di sostenere i prezzi attuali delle vetture nuove.
Nel testo diffuso in occasione dell’evento, il ministro ha ribadito la posizione del Governo su un settore considerato strategico, sottolineando la necessità di affrontare una trasformazione profonda che coinvolge non solo la produzione, ma anche la domanda e la competitività dell’intera filiera.
Il messaggio si inserisce in una fase in cui l’industria Automotive continua a chiedere maggiore stabilità, tempi più realistici per la transizione e strumenti capaci di accompagnare il ricambio del parco circolante senza gravare eccessivamente su imprese e consumatori.
Nel messaggio viene anche rivendicato il ruolo dell’Italia nel sollecitare una revisione delle politiche europee per l’auto. Il riferimento è al non paper promosso già nel novembre 2024 e sottoscritto da altri 14 Stati membri, con l’obiettivo di chiedere riforme strutturali, azioni strategiche e risorse adeguate per uscire dalla crisi.
Questa linea è stata ribadita anche a fine marzo, con un nuovo documento in cui il Governo italiano ha espresso insoddisfazione per la proposta della Commissione europea di revisione degli standard sulle emissioni di CO2. La proposta è stata giudicata insufficiente perché, secondo l’Esecutivo, non basata su un criterio di neutralità tecnologica.
Il passaggio conferma dunque una posizione critica verso l’attuale impostazione del Green Deal e, più in generale, verso il modo in cui Bruxelles sta gestendo tempi e strumenti della transizione del comparto Automotive.
Nel testo diffuso per l’evento, il ministro fa riferimento anche a possibili misure di sostegno alla domanda, parlando di incentivi mirati per i veicoli commerciali e per alcune categorie specifiche, con l’obiettivo di favorire il rinnovo del parco circolante e sostenere la ripresa del mercato.
Proprio questo passaggio ha però generato interpretazioni che hanno lasciato intendere la possibilità di un ritorno a bonus più ampi per l’acquisto di automobili. Una lettura che il Ministero ha successivamente corretto con una nota ufficiale.
Nel Position Paper, Federauto sostiene che il consolidamento delle concessionarie sia un passaggio decisivo per la tenuta dell’Automotive italiano. I dealer, circa 1.100 imprese con 90.000 addetti, vengono descritti come presidio strategico tra costruttori e clienti in una fase segnata da transizione tecnologica, calo del mercato, invecchiamento del parco circolante e crescente pressione normativa. Il documento (qui per i dettagli) chiede un approccio più pragmatico alla decarbonizzazione: revisione dei target CO2, neutralità tecnologica, nuova fiscalità per auto e flotte, regole più equilibrate nei rapporti con i costruttori e maggior sostegno a lavoro e formazione. Secondo l’associazione senza una rete distributiva forte, competitiva e preparata, la trasformazione del settore rischia di perdere efficacia sul piano industriale, sociale e occupazionale.
L’Ufficio stampa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha chiarito che “non è allo studio alcun incentivo per l’acquisto di auto”. Il dicastero ha precisato che si sta valutando esclusivamente l’introduzione di misure mirate per i veicoli commerciali e per categorie specifiche, come già anticipato nel Tavolo Automotive del 30 gennaio 2026.
Resta quindi confermato l’orientamento del Governo. Nessun nuovo bonus generalizzato per l’acquisto di automobili, ma la possibilità di interventi circoscritti su segmenti ritenuti strategici per il rinnovo del circolante e per il sostegno alla filiera.
Sullo sfondo continua il confronto con Bruxelles su tempi e strumenti della transizione, in una fase in cui il settore chiede un equilibrio più solido tra obiettivi ambientali, sostenibilità industriale e capacità di spesa del mercato.
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