La fine della produzione di Tesla Model S e Model X non è una novità in senso assoluto. Ne avevamo già parlato in questo articolo, tuttavia, adesso lo stop produttivo è stato ufficializzato dalla stessa Casa automobilistica. In gamma restano la berlina Model 3, il suv Model Y e il pick-up Cybertruck, che però è destinato solo al mercato americano. Dietro questo recente addio c’è molto di più della semplice notizia: Tesla non è più un’azienda automobilistica.
La fine di Model S e Model X è datata 1° aprile 2026, giorno in cui Elon Musk ha pubblicato su X una foto d’archivio della linea di produzione di Fremont del giugno 2012, accompagnata da poche parole: fine degli ordini personalizzati per Model S e Model X, cerimonia ufficiale in arrivo. In quel momento, nel magazzino globale di Tesla restavano circa 295 esemplari di Model S e 301 di Model X, tutti concentrati negli Stati Uniti, con Canada ed Europa già a zero. Quattordici anni di produzione, oltre 610.000 unità consegnate, si concludono così.
La notizia non sorprende chi ha seguito le traiettorie commerciali del costruttore californiano. Musk aveva già anticipato la fine durante l’earnings call del quarto trimestre 2025, usando l’espressione “honorable discharge” (congedo con onore), per descrivere il destino dei due modelli. La linea produttiva di Fremont che li ospitava verrà riconvertita per produrre i robot umanoidi Optimus.
Tesla aveva smesso di comunicare le vendite disaggregate di S e X già nel 2023, inglobandole nella voce “Other Models” insieme a Cybertruck e Semi. Nel 2025 l’intera categoria ha totalizzato 50.850 unità; una cifra che comprende anche il pick-up elettrico. Le stime attribuibili a Model S e X si fermavano intorno alle 30.000 unità annue, a fronte di una capacità produttiva di 100.000. Il corposo aggiornamento di giugno 2025 non ha invertito la traiettoria negativa. Contestualmente il prezzo era salito di 5.000 dollari, avvicinando i due modelli alla concorrenza premium di Mercedes, BMW, Porsche e Lucid.
Il 2 aprile sono arrivati i dati di produzione e consegne del primo trimestre 2026: 358.023 veicoli consegnati, circa 7.600 unità sotto le previsioni degli analisti. Presente un discreto divario tra produzione e consegne: 408.386 vetture prodotte contro 358.023 consegnate, con oltre 50.000 unità accumulate a magazzino in un solo trimestre. Quasi tutte nella categoria Model 3/Y, dove il gap supera le 52.000 unità.

A peggiorare il quadro, il business dell’accumulo energetico, che rappresentava l’unico pilastro di crescita reale, il quale ha registrato un crollo del 38% a 8,8 GWh, contro i 14,2 GWh del trimestre precedente e un consensus di 14,4 GWh.
Tesla non sta semplicemente riposizionando il proprio portafoglio prodotti, ma sta ridefinendo la propria natura industriale. Accanto ai robot umanoidi, l’azienda sviluppa chip proprietari per l’intelligenza artificiale, gestisce una rete di robotaxi in espansione e punta a monetizzare la guida autonoma come servizio. La divisione AI e il supercomputer Dojo ne stanno diventando il proprio centro nevralgico.
Il rischio è valutare Tesla con le metriche dell’industria automobilistica quando l’azienda stessa si è già spostata altrove. Con un Q1 2026 che annualizzato porterebbe a circa 1,43 milioni di consegne, centrare l’obiettivo annuale di 1,69 milioni richiederebbe una media di 444.000 consegne nei tre trimestri restanti. Si tratterebbe di un livello che Tesla non raggiunge stabilmente da tre anni.
Model S e Model X escono di scena avendo dimostrato che un’auto elettrica poteva essere la migliore sul mercato nello specifico settore del lusso. Ora l’azienda scommette su una visione più ampia che contempla robot, chip e guida autonoma; elementi che potrebbero ridefinire il valore del costruttore per il prossimo decennio. I risultati del 22 aprile offriranno il primo banco di prova.
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