
Il settore automotive europeo si trova in una fase cruciale, stretto tra transizione energetica, competizione globale e accelerazione tecnologica. Un passaggio definito senza mezzi termini come non più rinviabile nel corso del #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione ideato da Pierluigi Bonora, che ha riunito a Milano protagonisti dell’industria, consulenti e istituzioni per analizzare scenari e criticità del comparto.
Al centro dei lavori, il tema “2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!!”, che sintetizza un clima di urgenza condiviso: tra normative europee, cambiamenti tecnologici e nuovi equilibri internazionali, l’automotive è chiamato a ridefinire rapidamente il proprio modello industriale
Il primo nodo riguarda la transizione ecologica, giudicata da molti ancora incompleta e squilibrata.
Dario Duse (AlixPartners) ha evidenziato come il mercato non stia crescendo e come la trasformazione sia stata “più voluta che realizzata”, con cicli di vita dei prodotti sempre più brevi e poche ragioni di ottimismo. Il problema, ha spiegato, è anche politico e strutturale: l’Europa si muove in ordine sparso e la regolazione ha preceduto il mercato. Da qui la necessità di “tornare a mettere il consumatore al centro”.
Sulla stessa linea Salvatore Saladino (Dataforce), che ha parlato di un salto regolatorio senza precedenti, imposto senza condizioni adeguate: energia, infrastrutture e domanda. Il risultato, secondo lui, è un rischio concreto di deindustrializzazione, tra margini compressi e perdita di competitività.
Il tema della competizione globale è stato centrale.
Gianluca Di Loreto (Bain & Company) ha spiegato che l’espansione cinese deriva da una sovraccapacità produttiva interna: con la crescita domestica quasi ferma, i costruttori guardano all’Europa come sbocco naturale. Un continente che, nel frattempo, vede ridursi segmenti storici come quello delle city car.
Il risultato è uno scenario sempre più sbilanciato, in cui l’industria europea fatica a reggere il confronto.

Nel confronto con Geronimo La Russa, presidente ACI, è emersa l’incertezza che pesa su cittadini e operatori.
“Gli automobilisti sono spaesati dall’assenza di regole chiare”, ha sottolineato, indicando la necessità di un percorso di transizione sostenibile anche sul piano economico e sociale. Tra le priorità: sicurezza stradale – con la distrazione come principale causa di incidenti – e un’evoluzione dell’ACI verso un vero “Mobility Club”.
Critiche anche a misure generalizzate come il limite dei 30 km/h nelle città, definito “demagogico” se non applicato in modo mirato.
Ampio spazio è stato dedicato all’innovazione.
Guglielmo Caviasso (Stellantis) ha indicato tre parole chiave per la competizione futura: integrazione, innovazione e identità, sottolineando la capacità brevettuale del gruppo.
Per Matteo Motta (Bosch), l’auto è sempre più simile a uno smartphone: aggiornabile nel tempo e basata su software e intelligenza artificiale. L’AI, ha spiegato, è già centrale nello sviluppo dei sistemi di assistenza alla guida (ADAS).
Toni Purcaro (DEKRA) ha invece richiamato l’attenzione sulla cybersecurity: la sicurezza deve essere integrata fin dalla progettazione, in un contesto in cui emergono nuove professioni legate alla protezione dei sistemi.
Fabio Pressi (A2A E-Mobility) ha posto l’accento sull’integrazione tra auto elettrica e sistema energetico.
Secondo Pressi, l’errore è stato immettere veicoli sul mercato senza aver prima sviluppato adeguatamente le infrastrutture di ricarica. Serve una maggiore sinergia tra i due mondi per evitare perdita di competitività. Oggi, ha ricordato, metà delle aree di servizio autostradali è già dotata di ricariche, ma resta un problema di utilizzo efficiente.
Il confronto tra designer ha evidenziato un’altra criticità: la perdita di originalità.
Roberto Giolito (Stellantis Heritage) ha parlato di un livellamento progettuale, con l’abitacolo destinato a diventare il centro della rivoluzione. Ma ha ribadito che l’uomo deve restare al centro.
Fabrizio Giugiaro ha osservato come oggi il marketing condizioni fortemente le scelte, favorendo l’omologazione. Ha paragonato la Cina all’Italia degli anni Sessanta, capace allora di innovare grazie al coraggio industriale.
Fausto Capelli ha denunciato un freno alla creatività, dovuto anche a normative e tecnologia, mentre Chris Bangle ha sottolineato che il design da solo non basta più: senza visione e capacità decisionale, la creatività rischia di diventare inutile.
Dal Forum emerge un messaggio chiaro: l’automotive europeo è a un bivio. Tra regolazione, innovazione e competizione globale, la sfida sarà trovare un equilibrio reale tra sostenibilità, mercato e tecnologia. Con una priorità condivisa: riportare il consumatore – e non l’ideologia – al centro delle scelte.
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