È la memoria di un colore, il turchese, a fare la leggenda della Leyton House. Questo nome, un brand di un imprenditore nipponico, Akira Akagi, che aveva scelto l’automobilismo per estendere internazionalmente il suo business e per valorizzare i piloti giapponesi, è arrivato ad essere quello di un costruttore di Formula 1. Un’esperienza breve di due soli anni, il 1990 e 1991, quando le monoposto turchesi furono la prima esperienza progettuale di quel grande talento che oggi è Adrian Newey, il padre di tutte le Red Bull Campioni del Mondo.
Molti sprazzi felici legati alla buona competitività della monoposto, ma soprattutto delusioni dovute il più delle volte a problemi tecnici. Le più importanti gare, sono le perdite di vittorie che sembravano certe, nel 1988 in Portogallo sul circuito dell’Estoril e nel 1990 in Francia al Paul Ricard, in entrambi i casi concluse con un secondo posto. Insieme a Capelli, il brasiliano Gugelmin mentre mai un pilota giapponese è riuscito ad arrivare a pilotare una Leyton House. Quella che poteva essere una storia molto bella, grazie soprattutto al talento di Adrian Newey che aveva introdotto innovazioni aerodinamiche di grande efficienza, si interruppe bruscamente quando il fondatore Akira Akagi fu coinvolto in un importante crac finanziario legato alla Fuji Bank che fece sparire per sempre quel magnifico color turchese che avrebbe meritato più gloria e più vita.
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