
Nei discorsi tra appassionati spesso si dice che la Bmw dalla fine degli anni 60 a oggi ha fatto la strada che avrebbe dovuto fare l’Alfa Romeo. Che, dunque, la Casa di Monaco di Baviera per certi versi è simile a quella del Biscione, con valori molto vicini. Questo per dire che la casa del Portello se fosse stata gestita a dovere avrebbe potuto avere una terza vita gloriosa come le prime due, quelle dalla fondazione alla seconda guerra mondiale e da lì fino alla cessione alla Fiat. Negli anni 60 e 70 non sono mancati alti e bassi, e anche dopo l’arrivo del Lingotto ci sono stati episodi di grande splendore (uno su tutti: le vittorie nel DTM e nel campionato Turismo britannico), ma sempre poco rispetto alle potenzialità del Biscione.

La teoria secondo cui Alfa Romeo e Bmw avrebbero delle affinità trova conferma nella produzione tedesca di berline sportive. Oggi ricordiamo uno degli esempi più limpidi a suffragio di questa teoria. È un modello che pochi ricorderanno, che compie 20 anni proprio nel 2025: la Bmw 320 Si.
Si torna indietro al 2005, un momento in cui sono ancora in auge le gare Turismo, che hanno conosciuto il massimo splendore nel decennio precedente con i vari campionati Superturismo che si sono disputati in tutta Europa. Proprio da questo modello speciale, prodotto in 2600 esemplari, Bmw derivò la berlina per i campionati Super 2000, dal WTCC in giù.

Cosa cerca un appassionato della guida e della bella meccanica in un’automobile: un motore che allunga, un corpo vettura leggero, un bel cambio, ottimi freni, assetto sportivo senza esasperazioni e una caratterizzazione estetica adeguata ma senza eccessi. La Bmw 320 Si, che è in pratica la versione sportiva della 320i, ha tutte queste caratteristiche.
Il motore, per prima cosa: quattro cilindri, non il mitico sei bavarese, ma con tocchi tecnologici da F1 (in quegli anni Bmw ha il motore probabilmente più potente del mondiale). L’alesaggio e la corsa passano da 84×90 mm a 85×88; la fusione della testa, le lavorazioni dei condotti, arrivano dallo stabilimento della Bmw F1; le valvole sono maggiorate e l’accensione con candele speciali a singola bobina, mentre è stato eliminato il sistema valvetronic nella distribuzione bialbero a 16 valvole, per risparmiare sulle componenti mobili: meno complicazione, meno peso, più precisione.

Una preparazione che aumenta la potenza di ben 23 cavalli rispetto alla 320i: 173 cv a 7.000 giri e limitatore a 7.300. Il coperchio della testa in carbonio alleggerisce la macchina di una decina di kg, per un peso a vuoto di soli 1350 kg. La 320 Si aveva di serie l’assetto Msport, compresi i cerchi da 18”, che contenevano i dischi freno da 16” di diametro.
La trasmissione naturalmente si basava sulla trazione posteriore e sul cambio a sei marce con rapportatura corretta per raggiungere la velocità massima in sesta. Eccellenti le prestazioni per una berlina “duemila”: velocità massima 225 km/h e lo 0-100 in 8,1 secondi; ottimo anche il dato di ripresa, con 7,7” appena per passare da 80 a 120 km/h in quarta marcia. Più di tutto, quello che fa la differenza per gli amanti della bella meccanica e della guida sportiva è il carattere del motore: se rapido a salire di giri e disponibile all’allungo, con una bella coppia (200 Nm a 4250 giri), ecco che la scintilla fatale non può non scoccare tra la macchina ed il suo pilota. Esattamente come accadeva con le Alfa Romeo di una volta…

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