
La Porsche 917 è una delle automobili più rappresentative dello sport automobilistico e una delle più amate dagli appassionati delle corse. Poche auto come la 917 possono vantarsi di essere un simbolo degli anni ruggenti delle corse, forse la più famosa di tutte, circondata da miti e leggende. È stata l’epitome di un periodo irripetibile; qualcuno direbbe non soltanto del ristretto mondo delle competizioni, ma di quel mondo, quello in cui nacque: la fine degli anni Sessanta, con tutto ciò che questo significa.
Era un mondo fatto di sogni, molti dei quali però sembravano realizzabili, a portata di mano. Molti realizzati, come quello di Ferdinand Piëch, giovane nipote del Professor Porsche. Piëch decise che Porsche doveva finalmente vincere il Campionato del mondo. E che per arrivare a quella agognata vittoria non si doveva più tergiversare, bisognava fare qualcosa di grandioso, come la 917. Basta con i “piccoli” Prototipi di tre litri, buoni per vincere la propria classe di cilindrata: si doveva progettare una macchina definitiva, la più potente, la più maneggevole, la più veloce. La più pericolosa, anche, forse.

Così a Stoccarda misero in campo tutta la propria forza, che non era soltanto quella della famiglia Porsche, ma anche quella del gruppo Volkswagen-Audi, seppure dietro le quinte. E Piëch sognò di produrre, come da regolamento, 25 esemplari di una vettura da 5 litri (4,5 all’inizio), con motore 12 cilindri, pesante poco più di otto quintali. Uno sforzo produttivo immenso e costosissimo, una follia. Perché fino a quel momento le grosse cilindrate erano prerogativa dei Prototipi, per l’appunto. Cioè di auto che per definizione andavano prodotte in pochi esemplari, pochissimi, da contare sulle dita di una mano.
E siccome la Ford ne aveva approfittato per montare motori fino a 7 litri sulle sue auto per Le Mans, la Federazione si era spaventata e aveva deciso di imporre un numero minimo di produzione, secondo lei abbastanza elevato da far passare la voglia di progettare auto di grossa cilindrata per il Campionato del mondo. Piech accettò la sfida e presentò al Salone di Ginevra del 1969 la 917, come un’auto qualunque. E, in effetti, chiunque poteva acquistarla, volendo. Il progetto era passato dalla carta alla realtà in meno di un anno. Motore 12 cilindri 4.5, 520 cv, largo uso di magnesio, titanio e leghe esotiche mutuate dall’esperienza con le leggerissime barchette per il Campionato della Montagna. E poi ne mise in fila 25 per l’omologazione nella categoria Sport, cioè vetture stradali di gruppo 4.

All’inizio la macchina ebbe non pochi problemi aerodinamici, tanto che i migliori piloti non amavano guidarla. Ma poi, con la coda corta, i problemi furono risolti, e la 917 iniziò a vincere. Anzi, a dominare: due mondiali vinti (1970 e 1971) lasciando le briciole agli avversari Alfa Romeo, Ferrari, Matra. E dal 1973, quando il regolamento fu di nuovo cambiato per fermarla, la 917 emigrò in America, per dominare anche la Can-Am, fino a quel momento terreno di caccia quasi esclusivo della McLaren. Altri due anni di dominio totale, vincendo quasi tutte le gare, con le versioni sovralimentate dalle potenze stratosferiche: fino a 1500 cv.
Ora la storia della Porsche 917 è diventata un documentario, realizzato da Helmut Deimel per il Museo Porsche e per McKlein, il famoso fotografo di corse ora anche editore. Deimel ha creato un’opera monumentale, cinematografica, con ampi documenti visivi dell’epoca, compresi naturalmente quelli relativi al film “Le Mans” di Steve McQueen, che in 82 minuti raccontano l’intera storia della 917, dalla presentazione a Ginevra fino al giro record di Mark Donohue al Talladega Speedway nel 1975 (356,57 km/h). In aggiunta ai lunghi filmati, ci sono le interviste con i piloti e i tecnici dell’epoca, da Richard Attwood a Vic Elford, da Derek Bell a Hans Herrmann fino a Helmut Marko e Gijs van Lennep, e poi Peter Falk, Hans Mezger e lo stesso Ferdinand Piëch.

Il documentario è disponibile come solo DVD (29,90 euro) o accompagnato da un bel libro (Premium Edition, euro 69,-) di formato quadrato 28×28 cm, con coperta rigida, di 60 pagine con 78 immagini. Disponibile su: www.racingwebshop.com.
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