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Hamilton in Ferrari, mossa vincente di Lewis. Vale lo stesso per il Cavallino?

di Adriano Tosi - 02/02/2024

Un sette volte Campione del Mondo in Ferrari. Per la seconda volta. Dal 2025 Lewis Hamilton, nel 2005 e nel 2006 Michael Schumacher. No, non è la stessa cosa, né lo potrà mai essere. Perché? Semplice: il terzo, il quarto, il quinto, il sesto e il settimo Schumacher li ha vinti proprio sulla Ferrari (con ben 72 Gran Premi portati a casa per il Cavallino), consegnando le stagioni dal 2000 al 2004 alla leggenda dello sport, non solo della massima serie automobilistica.

Imprese irripetibili (?)

È pur vero che sognare non costa nulla, per cui non è vietato pensare che lo stesso ciclo possa ripetersi con Hamilton (che la stessa impresa l’ha compiuta al volante della Mercedes, con cui si è aggiudicato sei titoli, oltre a quello con la McLaren – Mercedes). Solo, per tornare coi piedi per terra, vale la pena ricordare che Schumacher passò in Ferrari ad anni 27; Lewis, quando vestirà di Rosso, sarà appena entrato negli “anta”. Il che non significa necessariamente perdere smalto, Alonso è lì a dimostrarlo, ma cinque mondiali in Ferrari, anche ammettendo che il matrimonio sia fecondo fin dalla stagione numero uno, significa vincere, vincere, vincere, vincere e ancora vincere fino a 45 anni suonati. Ma forse stiamo correndo troppo.

Leclerc non starà a guardare

Soprattutto, stiamo dimenticando un elemento importante: Charles Leclerc. Il ragazzo si è già “divorato” un quattro volte Campione del Mondo come Sebastian Vettel; dopo i primi cinque GP della stagione 2022, in quei pochi mesi in cui la Ferrari ha fornito a Leclerc e Sainz una monoposto vincente, Charles era al comando della classifica iridata e ha dato vita a battaglie spettacolari con Verstappen. Tutto questo per dire una cosa soltanto: il ragazzo non ama stare dietro e la natura l’ha dotato di talento a sufficienza per non temere nessuno. Deve ancora dimostrare la solidità mentale di Verstappen e di Hamilton nel corso di un’ intera stagione ad alto livello, questo non si discute, ma va anche detto che non ha mai avuto l’occasione di metterla in mostra, per ora.

Il pilota non basta, in F1

Fino a qui, il fattore umano. Imprescindibile, certo, ma senza la monoposto vincente non si va da nessuna parte. Anche Schumacher ha faticato tantissimo per quattro stagioni e ha battuto Mika Hakkinen solo quando la Ferrari gli ha consegnato una monoposto all’altezza della McLaren. Detta più esplicitamente, puoi anche schierare Verstappen, Hamilton, Leclerc e Alonso tutti insieme sulla stessa macchina, ma se non è quella vincente, allora potrebbe tranquillamente succedere che davanti a loro, detto con il massimo rispetto, ci trovi Gasly, oppure Ocon oppure ancora Perez.

Quando la Ferrari tornerà vincente?

Già, la questione è tutta lì: la Ferrari sarà in grado di mettere in pista un progetto vincente già nel 2025? Difficile, dato che un ciclo come quello della Red Bull di solito dura qualche stagione; a maggior ragione in questa fase storica con il budget cap e gli sviluppi “calmierati”. Qualche possibilità in più per il 2026 si intravede, se non altro perché cambierà il Regolamento tecnico, quindi ci sarà spazio per un rimescolamento delle forze in gioco. Con un “dettaglio”, però: nel 2026 arriverà anche Audi in F1, (peraltro con Sainz in squadra, molto probabilmente). Finora, dai rally alla Dakar, passando per la 24 Ore di Le Mans, i Quattro Anelli hanno sempre lasciato il segno, nelle categorie in cui hanno partecipato. Difficile anche per loro affermarsi fin da subito, sebbene possano contare su una realtà consolidata come la Sauber, ma la certezza è che la Ferrari, Hamilton e Leclerc avranno un temibile avversario in più.

Gli aspetti extra sportivi

Fatte le considerazioni tecniche e sportive, ci sono poi quelle commerciali e di comunicazione. Portarsi in casa il pilota che ha vinto più GP e siglato più pole positions nella storia della F1 ha un sicuro ritorno economico, in termini anche, banalmente, di merchandising. Soprattutto, legarsi a uno sportivo a fine carriera significa, molto spesso (e questo, si capisce, è l’intento della Ferrari), garantirselo come brand ambassador dopo il ritiro dalle competizioni. Con il vantaggio, dal punto di vista della comunicazione e dell’immagine, in un mondo sempre più attento alle tematiche dell’inclusività, delle origini caraibiche di Lewis.
A occhio, per il momento, è proprio Hamilton che sembra aver pescato il vero e proprio jolly. Si deve tenere conto infatti che stiamo parlando di una vera star dei social, di un ragazzo che ama gli outfit eccentrici e che non vede l’ora di stare sotto le luci dei riflettori. Quale trampolino di lancio migliore, per la sua immagine, della squadra più prestigiosa e cool del Circus? Se poi vincerà gare e titoli (la stoffa per farcela ce l’ha) tanto meglio per lui e per la Ferrari; diversamente, la sua è comunque una scommessa già vinta.

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