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Adrian Newey e Ferrari, è giunto il momento del sodalizio?

di Redazione - 26/04/2024

Testo di Umberto Zapelloni

Non c’è nessuno in Formula 1 che abbia vinto quanto Adrian Newey: 23 mondiali che diventeranno 25 a fine stagione, gli ultimi due in arrivo con la Red Bull che lui ha deciso di lasciare dopo averla fatta nascere da zero. A 65 anni sta per fare una scelta che gli rivoluzionerà la vita. Sia che prediliga la Ferrari, l’Aston Martin, la Mercedes o il nuovo yacht a vela da 27 metri che si è appena regalato.

Adrian Newey, anche oggi che la Formula 1 non è più un one man show come ai tempi di Mauro Forghieri, è uno che da solo fa la differenza. È il genio della Formula 1 moderna, l’uomo che ad ogni cambio di regolamento si inventa qualcosa che costringe il resto del mondo a inseguire. Ha guidato al successo tre squadre diverse, Williams, McLaren e Red Bull e nessuno ha vinto quando lui: 12 mondiali piloti e 11 mondiali costruttori. Con lui sono diventati campioni del mondo Mansell, Prost, Damon Hill, Hakkinen, Vettel e Verstappen.

Ha vinto con dei grandi campioni e fatto diventare grandi campioni ragazzi di talento come Seb e Max. Gli resta solo un grande rimpianto che si chiama Ayrton Senna perché Newey ha messo la sua firma anche sulla Williams con cui è morto Ayrton. E quanti problemi avesse quell’auto lo ricordiamo tutti. Il vizio di progettare auto troppo strette lo ha sempre avuto. Tanto che un giorno, all’inizio della carriera alla Leyton House Ivan Capelli gli disse: “Adrian prova a guidarla tu se ci riesci”. Lui che è anche pilota per hobby ha indossato casco tuta e a Le Castellet si è messo al volante. Dopo due giri è rientrato ai box e ha ammesso: forse ho esagerato…

Meticoloso e geniale

Estremizzare era uno dei suoi problemi. Poi, con il passare del tempo, e con l’introduzione di misure limite per gli abitacoli, si è adeguato. Ma il genio è rimasto. “Alla Red Bull ho istituito la regola delle 24 ore. Ci diamo un giorno di tempo per riflettere su una determinata idea. Ci confrontiamo, ne parliamo e se dopo 24 ore è ancora valida, passiamo allo sviluppo dell’idea”, racconta nel suo libro, diventato il manuale indispensabile per ogni ingegnere “Come ho progettato il mio sogno”.

“Quando vengono fuori nuove regole, come in quel periodo di transizione tra i motori turbo e i normali aspirati, io passo molto tempo a ragionare su quali opportunità ti offrono le nuove regole – ha raccontato a Ivan Capelli che lo ha intervistato per Sky – Cerco sempre delle scappatoie, situazioni in cui le regole ti chiedono di fare una cosa, ma non ti obbligano, permettendoti un modo originale di procedere”. Cerca le aree grigie.

Va al limite, esattamente come un pilota in pista. Lui disegna, poi i suoi disegni vengono scansionati e trasformati in superfici 3D dai computer. A quel punto si passa alla verifica della galleria del vento che darà la prima risposta sulla bontà dell’intuizione. “Sono abituato ad avere idee in continuazione. Sugli aerei, nel bagno, nel bel mezzo della notte. Arrivano chiare e improvvise, spesso nei momenti più inopportuni…”.

Forse è anche per quello che è già alla terza moglie. La seconda fu quella che lo convinse a non lasciare l’Inghilterra per Maranello. Montezemolo nel 1993 lo aveva quasi convinto, gli aveva proposto di affidargli anche il design delle Ferrari stradali. Lo aveva ricevuto nella sua casa sulle colline bolognesi, quella dove Todt si presentò in Mercedes. “C’erano le questioni di famiglia da prendere in considerazione…”. Ultimamente, nel 1997, è stato direttamente lui a respingere gli assalti in arrivo dall’Italia. Chissà che cosa deciderà di fare adesso.

Che sia la volta buona?

In un’intervista di pochi mesi da al sito ufficiale della Formula 1 ha detto: “Ho due rimpianti nella mia carriera non aver mai lavorato in Ferrari e non aver mai lavorato con Hamilton”. Adesso gli basterebbe una firma per esaudire in un colpo solo due sogni. A Maranello poi troverebbe un sacco di stimoli tra hypercar e progetto vela con Soldini per restare giovane.

Lui sa bene che cosa significhi la Ferrari nella storia. È un collezionista e l’anno scorso mentre la Red Bull festeggiava il mondiale costruttori in Giappone, lui era in Italia, proprio a Maranello a guidare la sua 250 Gt California in una Cavalcade classica del Cavallino. A 65 anni è arrivato il momento della grande scelta. Restare nella comfort zone inglese o inseguire un sogno? Lewis Hamilton gli ha indicato la strada.

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