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La sostenibile leggerezza delle kei car, prova della Suzuki Hustler. VIDEO

di Adriano Tosi - 23/01/2024

Indagine di mercato: motivano così, in Suzuki, la presenza nel nostro Paese di Hustler e Alto, le due kei car che ho avuto modo di guidare settimana scorsa a pochi km da Torino, dove ha sede appunto la filiale italiana della Casa giapponese. Ma cos’è una kei car? Letteralmente, auto leggera: definizione che dice molto ma non tutto. Manca la parte della compattezza, che definirei estrema. Ed estremamente vantaggiosa, capace di creare dipendenza, soprattutto se si gira in città: anche perché è proprio per le strade urbane che nascono queste auto così particolari. Parliamo di dimensioni, dunque: per essere kei car, la lunghezza non deve superare i 3,4 metri, la larghezza il metro e 48 cm, l’altezza i 2 metri. Quanto al motore, la cilindrata massima ammessa è di 660 cc e la potenza deve rimanere al di sotto dei 64 cv. Se questi paletti vengono rispettati, la legge giapponese riconosce significativi incentivi all’acquisto e sui costi di gestione. Roba che il prezzo di listino di una versione full optional è attorno ai 10.000 euro e le tasse non superano i 50 euro l’anno.

Sostenibilità? Tanta. Da subito

Delle leggi giapponesi in tema di kei car – molto intelligenti, innegabilmente – qui purtroppo non c’è traccia. Restano la praticità e l’estrema sostenibilità di veicoli concepiti con pragmatismo giapponese. Sì, soffermiamoci un attimo sulla sostenibilità, tanto sbandierata qui in Europa. A Bruxelles l’hanno perseguita facendo all-in sull’elettrico, soluzione che regala innegabili vantaggi “in locale”, grazie alle emissioni locali, appunto, zero; tutto da vedere il vantaggio globale, dal momento che molto dipende anche dalle risorse con cui si genera l’energia, oltre al fatto che l’estrazione delle materie prime per la realizzazione delle batterie ha un impatto notevole (almeno per ora).

kei car - Suzuki Hustler

E non è tutto, perché tendenzialmente auto elettrica significa auto pesante e la pesantezza, si sa, difficilmente va nella direzione della riduzione delle emissioni; banalmente, si usurano di più pneumatici e asfalto, al di là del fatto che c’è un utilizzo superiore di materia prima. Per dire: una citycar elettrica come la Dacia Spring pesa 1.035 kg, una Suzuki Hustler si ferma a 830. Ultimo ma non meno importante, l’ingombro: sostenibilità è – o dovrebbe essere – ridurre al minimo l’utilizzo del suolo pubblico.

Sicurezza certificata

Rassicuriamo subito su un aspetto: l’ente giapponese per la valutazione della sicurezza delle auto ha valutato con 4 stelle la Hustler. Gli standard del JNCAP, nel caso vi fosse venuto il dubbio, sono molto severi, paragonabili a quelli EuroNCAP. Insomma, in questi “cubi con le ruote” si può viaggiare in serenità. Anche perché i dispositivi di assistenza alla guida sono tanti: fra gli altri, sistema attivo di mantenimento della corsia e frenata automatica d’emergenza con riconoscimento dei pedoni sono senza dubbio quelli che fanno maggiormente la differenza.

Funzionalità imbattibile

Dove la kei car conosce poche rivali è nella capacità di sfruttare lo spazio e nelle soluzioni per organizzare il carico. Purtroppo non abbiamo il dato relativo alla capacità del bagagliaio: sta di fatto che con i sedili posteriori in posizione avanzata (e di spazio per le ginocchia ce n’è anche per chi supera i 180 cm di altezza) le dimensioni del vano sono paragonabili a quelle di un’auto di segmento B; una Peugeot 208, per citarne una. Con la differenza che qui la carrozzeria è al di sotto dei tre metri e mezzo, 208 e rivali sono attorno, spesso oltre, i 4 metri. Il bello è che i sedili posteriori non “solo” scorrono ma offrono la regolazione dell’inclinazione dello schienale, oltre a essere ovviamente abbattibili; il piano di carico a quel punto è completamente piatto. In ogni angolo dell’abitacolo si trovano inoltre portaoggetti di varie forme e dimensioni, con la chicca del “cestello” nascosto sotto alla seduta del passeggero anteriore.

Un’auto vera

Altra perplessità che potrebbe sorgere spontanea, a me è successo, è in merito alle doti stradali di un’auto molto stretta (anche in rapporto ai soli 3,4 metri di lunghezza) e alta: la Hustler tocca il metro e 68. I dubbi si dissolvo nello spazio di pochi km: la stabilità è più che buona e l’assorbimento delle sospensioni convince. È chiaro che prima di mettersi al volante si devono rapportare le aspettative al genere di macchina: sarebbe assurdo pretendere un handling da Porsche 911 e un comfort da ammiraglia.

Suzuki Hustler - dettaglio faro anteriore

Detto questo, solo gli avvallamenti più profondi presi in velocità innescano qualche oscillazione di troppo, mentre i limiti di tenuta sono più che buoni. Il motore? Dati i suoi 64 cv non può fare miracoli, grazie però all’aiuto del turbo (98 Nm di coppia), al cambio CVT che lo tiene sempre nel regime ottimale di utilizzo in base alle condizioni di guida e, ancora lei, grazie alla leggerezza, le risposte al pedale del gas sono tutto tranne che pigre. Alla fine, l’unico prezzo da pagare a tanta leggerezza è solo in termini di isolamento acustico, non eccezionale. Non mancano ovviamente Android Auto e Apple CarPlay.

Arriva o non arriva?

Domanda a cui nemmeno il Presidente e A.D. di Suzuki Italia, Massimo Nalli, sa rispondere. Come scritto all’inizio, Suzuki sta cercando di capire se, e quanto, le kei car possano avere successo anche in Europa, ecco perché ha inviato alcuni esemplari nel Vecchio Continente. C’è da dire che il fuggi fuggi dal segmento A fornisce un ottimo assist a queste macchine. Staremo a vedere; comunque, anche in caso di accoglienza entusiastica, bisogna considerare i tempi tecnici di “conversione”.

Al di là del necessario spostamento del volante e della posizione di guida da destra a sinistra, si tratta anche di mettere a punto assetto, elettronica e dispositivi di assistenza alla guida per le strade e per i clienti europei. E i giapponesi, si sa, sono persone meticolose. Tutto questo per dire che, anche nella più ottimistica delle ipotesi, passerà del tempo prima che possiate mettervi in garage l’auto più furba che ci sia.

prova kei car Suzuki Hustler - vista posteriore

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