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Rilascio targhe storiche: le disposizioni pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale

di Redazione - 27/09/2023

Ottenere la targa di prima iscrizione ora si può. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.225 del 26 settembre 2023, il Decreto attuativo che prevedeva questa possibilità era stato firmato il 4 agosto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Bisognerà però aspettare ancora 60 giorni da oggi, è questo il tempo tecnico dalla pubblicazione, affinché le disposizioni siano applicabili. La data da segnare sul calendario è quindi il prossimo 25 novembre.

La Legge di Bilancio per il 2021 (n. 178 del 30 dicembre 2020) ne prevedeva la possibilità, facendo apposita domanda al Pubblico Registro Automobilistico oppure, in alternativa, per i veicoli in fase di reimmatricolazione o provenienti dall’estero, una targa del periodo storico corrispondente alla data di costruzione. Una bella idea, caldeggiata da ACI Storico e sostenuta da tutti i collezionisti.

Superati gli intoppi tecnici (occorreva verificare che fosse possibile “rimettere in produzione” le vecchie targhe, sia quelle quadrate sia quelle orizzontali con l’indicazione della provincia di colore arancio: le targhe sono realizzate dal Poligrafico Zecca dello Stato, che ha espresso parere positivo), finalmente venerdì

Per ottenere una “targa storica”, il proprietario del veicolo dovrà presentare la domanda a un ufficio della Motorizzazione Civile o a uno Sportello Telematico dell’Automobilista. La pratica può essere gestita in tutti le sedi delle delegazioni dell’Automobile Club d’Italia. Il costo previsto, al netto degli emolumenti per la gestione della pratica, è di 549 euro per gli autoveicoli e di 274,50 euro per motocicli e macchine agricole, da corrispondere tramite versamento con bollettino PagoPA sulla piattaforma dei pagamenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Occorre sottolineare che, contrariamente a quanto sostenuto in maniera erronea da alcuni organi di stampa, per i veicoli già immatricolati per i quali il proprietario desidera ottenere la targa originale, non vi è assolutamente alcuna necessità di presentare il Certificato di Rilevanza Storica. Lo si evince chiaramente leggendo il testo del Decreto Attuativo che all’art. 3 (veicoli radiati) indica tra i documenti da fornire per l’espletamento della pratica il CRS; idem l’art. 5 (veicoli di origine sconosciuta); mentre l’art. 4 (veicoli d’interesse storico e collezionistico circolanti a seguito di reimmatricolazione, cioè quelli che nel tempo sono stati ritargati perdendo la targa di prima immatricolazione) non fa alcun cenno a questo documento.

I costruttori hanno gli archivi storici della propria produzione: chi meglio di loro potrebbe stabilire l’effettiva storicità delle automobili? Ma c’è di più: se in linea teorica potrebbe essere ammissibile ricorrere a una certificazione riconosciuta per un veicolo non immatricolato o proveniente dall’estero, non si comprende il motivo per cui i collezionisti debbano comunque essere costretti a versare una gabella a un ente privato, qualora possiedano un veicolo già immatricolato, ma con targa più moderna, e desiderino sostituirla con una più consona al periodo di fabbricazione, oppure recuperare la targa di prima immatricolazione. Il CRS è un retaggio di una normativa introdotta con il Codice della Strada del 1992: più di 30 anni fa. Quando il mondo del collezionismo non aveva ancora l’importanza economica e sociale né i numeri di oggi, gli appassionati erano un decimo rispetto a ora, i club pochi e non sempre ben organizzati e soltanto alcune Case costruttrici avevano compreso l’importanza dell’heritage: è per questo che ACI chiede un adeguamento della normativa che riconosca finalmente i tanti attori esperti attualmente in campo.

Il principio ispiratore avrebbe potuto essere lo stesso della Circolare della Motorizzazione n. 14794 del 27 maggio 2020, fortemente caldeggiata dall’ACI tre anni fa, sulla restituzione al nuovo proprietario dei documenti originali delle auto ultratrentennali a seguito di un passaggio di proprietà, quando l’introduzione del Documento Unico avrebbe potuto significare la distruzione di una preziosa documentazione storiche che, invece, ora è possibile conservare. È l’età dell’auto il concetto da rispettare, non il mantenimento di anacronistici e ingiustificati privilegi economici.

Di Marco Di Pietro

 

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