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Ciao Mamma, nel weekend vado a studiare da un amico

di Stefano Beloni - 17/12/2023

Oggi siamo ormai abituati a vedere nei vari campionati automobilistici di maggior prestigio piloti giovanissimi che spesso fanno parte delle academy create dalle scuderie, su tutte Red Bull che ha fatto debuttare Max Verstappen in Formula 1 a soli 17 anni. Ma come funzionava in passato?

Negli anni ’60 non c’erano ancora i kart e la Formula Junior era nata da poco ma già considerata roba da semiprofessionisti. L’unico modo per correre era far preparare al proprio meccanico l’auto personale con cui si andava a lavoro o all’università. Bisogna sapere, infatti, che alle gare si andava guidando, si trattasse di una Cortina Lotus, un’Alfa Romeo GTA o un’Abarth 1000. Le vetture da turismo furono una spinta incredibile per l’automobilismo consentendo di scoprire in tutto il mondo e in Europa i giovani da portare al professionismo. Corse entusiasmanti in cui macchine profondamente diverse tra loro si sfidavano in corpo a corpo mozzafiato spesso dall’esito sorprendente, come ad esempio la Ford Galaxy, in vantaggio sui rettilinei grazie al potente motore e la Mini Cooper, agile e imprendibile in curva nei percorsi più tortuosi. In seguito vennero introdotte diverse classi in base alla cilindrata per tentare di equilibrare le prestazioni.

Si cominciava a gareggiare all’età della patente, momento in cui nel motorsport moderno si è già considerati quasi troppo adulti per affermarsi ad alto livello. Scordatevi i circuiti permanenti di oggi studiati per garantire la massima sicurezza possibile grazie a vie di fuga e barriere di ultima generazione, nella maggior parte dei casi si correva su tracciati costruiti con balle di paglia negli aeroporti oppure su percorsi in salita. E le gomme? Ma quelle scolpite, normali, da strada. Chi avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbero arrivate le slick?

Un’epoca d’oro, in cui ogni appassionato si sentiva parte di un movimento che tutti i weekend riempiva gli autodromi di macchine e di pubblico. E poco importava se per seguire, o addirittura partecipare alle gare bisognava scappare di nascosto da casa inventando una scusa come quella di andare a studiare da un amico…

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