Condividi con:

Fiat, i 125 anni dell’azienda che ha messo le ruote al Paese

di Redazione - 11/07/2024

Fiat, i 125 anni dell'azienda che ha messo le ruote al Paese

Testo di Francesco Mosconi

Chissà se Giovanni Agnelli, quando l’11 luglio del 1899 fondò a Torino la “Fabbrica Italiana Automobili Torino”, in cuor suo sapeva che la sua “creatura” avrebbe letteralmente “messo le ruote” ad un intero Paese? Un successo che supera ogni forma di sogno e desiderio tra modelli iconici e dimenticati, successi e insuccessi, alti e bassi che solo le grandi dinastie, comprese quelle dell’automobile, sanno regalare alla storia.

Fiat 125 anni, gli albori

La storia produttiva della FIAT comincia, in realtà, nel nuovo Secolo: in un 1900 tondo tondo dove la prima vettura denominata 3 ½ HP esce dagli stabilimenti di Corso Dante, a Torino. In prima istanza sono solo 150 gli operai specializzati a prendere parte alle operazioni di costruzione dei primi ventiquattro autoveicoli. Nel 1902 nella storia di FIAT entra anche l’arrembante Vincenzo Lancia che, a bordo di una FIAT, vinse la “Torino Sassi – Superga”, prima competizione in cui il marchio sabaudo si consacra come vincitrice.

La notorietà del marchio pian piano si espande e anche la gamma prodotti subisce la stessa sorte: oltre alle autovetture la produzione si diversifica anche in altre linee produttive come veicoli commerciali, tram, autocarri e motori marini; con un numero di impiegati che ormai s’attesta intorno ai 2500 dipendenti. Nel 1908 arriva poi un nuovo modello di automobile: la Tipo 1, destinata a diventare il primo taxi di FIAT.

Entro lo scoppio del primo conflitto mondiale sono addirittura sette i modelli in produzione, dalla Tipo Zero alla Tipo 6. Durante la guerra, invece, venne assemblato il nuovo modello “501” dapprima come vettura di tipo militare in uso al Regio Esercito e poi, dal 1919, disponibile anche in versione civile.

Il cambio di nomenclatura

Dalla Fiat 501 si apre un cambio di nomenclatura: abbandonati i “Tipo”, sono le serie “5” a fare da padrone: dalla 501 alla lussuosa berlina 529, equipaggiata di freni su tutte e quattro le ruote, di sterzo regolabile e con le teste dei motori realizzate per la prima volta in alluminio. Innovazioni prodigiose se si pensa all’epoca in cui vennero presentate.

Siamo a circa 25 anni dalla fondazione della FIAT che le proporzioni del progetto sono letteralmente esplose: tra operai e impiegati sono 27.500 i dipendenti del marchio torinese, 1.300.000 metri quadri di area di produzione al coperto e nuove declinazioni e ramificazioni produttive come quella ferroviaria, quella dell’aviazione e dei motori per l’aviazione.

Fiat, i 125 anni dell'azienda che ha messo le ruote al Paese

Nel 1923, poi, l’inaugurazione del Lingotto, progettato da Giacomo Matté-Trucco, portò all’apice della sua manifestazione tangibile il modello di industrializzazione e di catena di montaggio che Agnelli aveva assimilato durante la sua visita agli stabilimenti Ford in Michigan: difficile pensare ad uno stabilimento più moderno del Lingotto, sia dal punto di vista architettonico che funzionale, con tanto di pista di prova sul tetto dell’edificio.

500 “Topolino”, l’auto per tutti

La politica autarchica imposta dal Fascio Littorio impedì un ulteriore espansione sul mercato estero. Già cominciata nel 1908 con l’apertura dello stabilimento americano di Poughkeepsie, nello stato di New York, che produceva su licenza i modelli italiani, ma incentivò, tutto sommato, le vendite sul mercato italiano.

Nel 1932 nacque la FIAT 508 “Balilla”, primo modello di enorme successo del marchio, seguita a breve distanza dalla 500 “Topolino”. Nata dalla volontà espressa di Benito Mussolini che commissionò ad Agnelli una vettura che costasse meno di cinquemila lire e che motorizzasse gli italiani: fu presentata nel 1936 e nel suo ventennio di produzione divenne la prima auto italiana a raggiungere i 500.000 esemplari venduti. Negli stessi anni la gamma si amplia anche verso l’alto con la 6 Cilindri 1500 e con la Nuova Balilla 1100 oltre che con l’ammiraglia 2800, ultimo prodotto prebellico.

Fiat 125 anni, gli anni del boom

Nel secondo dopoguerra, lo stabilimento di Mirafiori, che era stato inaugurato poco prima dello scoppio del conflitto riprese a marce forzate la produzione che negli ultimi anni era nettamente calata. Con la morte di Giovanni Agnelli, la guida del marchio passò a Vittorio Valletta, artefice del grande boom della FIAT del dopoguerra, che trasformò l’azienda torinese in uno dei più importanti costruttori al mondo di automobili.

Il primo modello davvero nuovo, e che non fosse un’evoluzione di vetture già esistenti, arrivò nel 1950. Era la FIAT 1400 che andava a sostituire l’ormai vetusta 1500 a sei cilindri. Seguirono poi una serie di vetture piuttosto inusuali e decisamente avanguardiste come la fuoristrada “Campagnola” del 1951 e la “8V” del 1952. Ma anche tradizionali e di successo come la 1100 del 1953.

Il vero modello che però diede il via alla motorizzazione di massa del nostro Paese fu la 600, lanciata nel 1955, anno in cui uscì di scena la “Topolino”. La 600 fu declinata poi anche nella versione “Multipla” del 1956, probabilmente la prima vera monovolume e fece da “prequel” all’arrivo della Nuova 500, presentata il 4 luglio 1957. D’ispirazione americana nelle loro code appuntite, le modernissime 1800 e 2100, presentate nel 1959.

L’arrivo dell’Avvocato

Gli anni sessanta si aprono con il debutto di una serie fortunatissima: la 1300/1500, anch’essa dalle “vibes” decisamente americane e declinate in un ampio numero di versioni: cabriolet, coupé e giardinette. In mezzo tra questa nuova serie e le bestseller 500 e 600 arrivò poi la 850 nel 1964. Nel 1966 il testimone della guida della FIAT passò da Vittorio Valletta a Gianni Agnelli, il cui primo modello tenuto a battesimo fu la Dino, progettata sinergicamente a Ferrari.

Auto dell’anno nel 1966, la Fiat 124 era il modello perfetto per la piccola borghesia che andava a sostituire fondamentalmente la 1100, mentre la 125 del 1967 cercava di fronteggiare le perdite di vendita che la 1500 aveva avuto in seguito al lancio della Giulia, proponendo linee più squadrate e moderne.

Fiat, i 125 anni dell'azienda che ha messo le ruote al Paese

Nello stesso anno poi, inizia l’acquisizione del marchio Ferrari da parte di FIAT. Sul finire del decennio, quando l’aria dell’austerity che caratterizzerà gli anni settanta verranno anche lanciate la 128 e la 130, un’ammiraglia piena di contenuti ma il cui successo verrà stroncato dalla crisi petrolifera.

Gli anni di piombo di Torino

Anni bui, dicevamo, i settanta, non solo per la FIAT ma per il nostro Paese in generale. Il Marchio è in un momento di particolare difficoltà, dovute in parte alle continue agitazioni sindacali e alle tensioni sociali che sfociavano in blocchi della produzione ed occupazione delle fabbriche, sia all’aumento della concorrenza dei marchi esteri, favorita dal progressivo abbattimento delle barriere doganali.

FIAT sfruttò la circostanza per espandersi ulteriormente verso l’estero: sono gli anni in cui comincia la produzione in U.R.S.S. della FIAT 124 col nome di Lada 2104, degli accordi con la yugoslava Zastava, con la polacca FSM e con la fondazione della FIAT brasiliana. Il 1971 è l’anno del lancio della FIAT 127, che andava a sostituire l’ormai obsoleta 850, e che sarà capace di vendere un milione di esemplari entro il 1974, e dell’acquisizione del marchio Abarth.

Nel 1972, arrivano invece la 126 – che nasce con l’intento di affiancare per sostituire la 500 – ma anche la berlina 132 e la spider a motore centrale X1/9, progettata da Bertone. La crisi petrolifera si acuisce nel 1973 e l’anno seguente arriva la berlina media 131, avveniristica nella costruzione robotizzata e ricordata più per le imprese sportive che per il design poco accattivante.

Dal 1978 comincia la risalita di un marchio in affanno nelle vendite e nell’appeal con vetture giudicate dal pubblico poco interessanti. Arriva infatti la Ritmo, coraggiosa media a due volumi che per la prima volta si distacca completamente dal design delle precedenti vetture del marchio FIAT.

Ottanta: gli anni dell’innovazione

Negli anni ottanta entrano a listino una serie piuttosto corposa di modelli destinati a segnare innovazioni significative per il mercato automotive e dalle qualità notevoli per le fasce di mercato di appartenenza: la prima è la Fiat Panda, di cui oggi viene presentata la quarta generazione. Disegnata da Giorgetto Giugiaro ha completamente rivoluzionato il modo di concepire l’utilitaria e rimarrà in produzione fino al 2003.

Sempre dalla matita di Giugiaro nel 1983 esce la Uno, che porta a listino il motore FIRE per la prima volta: nelle sue varie versioni e luoghi di costruzione sono stati oltre 8 milioni gli esemplari di Uno venduti. Nel 1985 debutta la Croma, nata da un progetto comune con Alfa Romeo, Lancia e Saab, ammiraglia dai prezzi accessibili e dalle grandi qualità di confort e affidabilità.

A sostituire la Ritmo fu nel 1988 la Tipo, una media dalle linee futuristiche e dai contenuti innovativi, a partire dalla totale zincatura dei lamierati e dalla strumentazione digitale. Sempre nella seconda metà degli anni ottanta, sia Panda (1986) che Uno (1988) ricevettero un corposo restyling che donò loro nuova vita.

Tra successi e l’alba di una crisi: gli anni novanta

Il nuovo decennio si inaugurò con l’avvento della Tempra, disponibile con carrozzeria berlina o wagon, che andava a sostituire la Regata che aveva debuttato nel 1983. Derivata dalla Tipo ebbe un ottimo riscontro di vendite dovuto alla robustezza e praticità del modello più che a un’estetica particolarmente riuscita. Nel 1991 fu tempo di pensionamento anche per 126, ormai prodotta solo dalla polacca FSM, che venne sostituita dalla Cinquecento disegnata da Ermanno Cressoni.

Vera rivoluzione, tanto quanto la vettura che la precedette, fu la Punto del 1993, disegnata come la Uno da Giorgetto Giugiaro che divenne immediatamente “Auto dell’Anno” e una delle utilitarie più richieste dal pubblico, disponibile con carrozzeria a 3 o 5 porte e perfino cabrio dal 1994. Sempre nello stesso anno esordì una delle vetture più coraggiose dal punto di vista del design mai uscite dagli stabilimenti FIAT: la Coupé, disegnata da Chris Bangle, che dopo un lungo oblio sta tornando a mietere vittime tra i cuori degli appassionati di vetture youngtimer.

La collaborazione iniziata con il gruppo PSA vide il lancio di nuovi veicoli commerciali ma anche di nuove monovolume per il grande pubblico, debuttò così nel 1994 l’Ulysse, versione FIAT del progetto “Eurovan” condiviso con Lancia, Peugeot e Citroën. Sempre negli anni novanta la gamma vide l’arrivo della Barchetta, delle medie Bravo e Brava – che però non riuscirono a bissare il successo della Tipo, di Marea, Multipla e della seconda generazione di Punto che debuttò in occasione del centenario del marchio, nel 1999.

Fiat 125 anni, la crisi del Nuovo Millennio

La forte crisi economica che aveva cominciato ad interessare il marchio a fine anni novanta, colpì profondamente FIAT nei primi anni duemila: dapprima l’alleanza con GM per tentare di salvare i conti che finì col trascinare anche il gruppo americano nella crisi di FIAT, poi l’esordio della Stilo del 2001 che non ebbe grande riscontro di pubblico e costò al marchio più di 2 miliardi di euro di perdite, come anche il lancio di altri modelli dal tiepido successo quali Croma e Bravo.

La rivoluzione però, come spesso accade parte dal basso ed è proprio dai modelli più popolari che FIAT ha saputo riprendersi: sono gli anni della seconda generazione di Panda, della Grande Punto e della 500, modelli di successo sconfinato e che ancora oggi popolano le nostre strade in grandi quantità.

Verso il futuro

Dagli anni duemiladieci la gamma FIAT non è molto cambiata, certo, sono spariti i modelli derivati dall’alleanza con Chrysler come ad esempio la Freemont, ma permangono vetture di grande successo come la Tipo, la terza generazione di Panda che prosegue il suo iter produttivo col nome di “Pandina” e le recentemente uscite di produzione 500L, 500X e 500XL.

Nel celebrare questo 125° anniversario FIAT sembra avere più intenzione di guardare al futuro che pensare al passato, un futuro che si preannuncia più green e caratterizzato da scelte di design coraggioso come quelle proposte dalla nuova Grande Panda. E che non vediamo l’ora di scoprire meglio.

Potrebbe interessarti

Motori a combustione interna a idrogeno: il futuro dell'auto?

Motori a combustione interna a idrogeno: altro futuro per l’auto?

Certamente una strada alternativa nel campo della sostenibilità. Una tecnologia per dare nuovo lustro a cilindri e pistoni

di Redazione - 23/07/2024

l’automobileclassica veste di rosso sul nuovo numero in edicola dal 25 luglio!

l’automobileclassica si veste di rosso in copertina per celebrare una delle Ferrari più sexy di sempre, nata per correre ma che non lo fece mai: la Ferrari 288 GTO.

di Redazione - 23/07/2024

Podcast

in collaborazione con Aci Radio

Il Punto di Pierluigi Bonora

Il Direttore di ACI Radio Pierluigi Bonora fa il punto sul fatto più rilevante della giornata offrendo spunti di riflessione per una corretta informazione.