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The Urban Mobility Council: il think tank per la mobilità

di Paolo Matteo Cozzi - 09/07/2024

Urban Mobility Council: il think thank per la mobilità

Al terzo The Urban Mobility Council alla Triennale di Milano si è parlato di libertà di movimento, di sfide per la nuova Europa, soprattutto di tecnologie e dati per allineare obiettivi ambientali, industriali e sociali.

L’appuntamento con il sempre più importante – e interessante – think tank della mobilità promosso dal Gruppo Unipol in collaborazione con l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, con l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo, con il Patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, di AGID – Agenzia per l’Italia Digitale, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, della Regione Lombardia, dell’ANCI, nasce per promuovere una piattaforma permanente di discussione, di condivisione di idee, ricerche e case studies tra stakeholders istituzionali, università e aziende impegnate ogni giorno per costruire la mobilità sostenibile del futuro: connessa, autonoma, integrata e green.

“Tutti vogliamo stare in un ambiente più pulito, ma da più ricchi non da più poveri”. Ha commentato Carlo Cimbri, presidente di Unipol Gruppo Spa e padrone di casa. “Facciamo tanti bei discorsi ma l’Italia è una piccola parte dell’Europa che è una piccola parte del mondo. Si sta giocando una grande competizione nel mondo, e la stiamo non cavalcando ma subendo, indietreggiando. C’è il problema almeno altrettanto centrale della transizione energetica, quello demografico, con l’esportazione di personale istruito. Tanti fattori che se non corretti ci portano alla decadenza. Decadere in un ambiente pulito è meglio, ma è sempre decadere”.

Così alla Triennale

Se durante l’incontro la politica si è ancora una volta concentrata sulla fase ideologica, sul palco si sono susseguiti gli esponenti della politica europea, delle amministrazioni metropolitane italiane, insieme a ricercatori e giornalisti, l’attenzione della platea e degli addetti ai lavori si è concentrata sugli studi presentati dal PoliMi e dal Mit.

L’auto elettrica conviene davvero?

Dopo aver calcolato l’E-Private Mobility Index – ossia la percentuale di veicoli tradizionali (a motore endotermico) che può essere effettivamente sostituita da veicoli elettrici – nelle province di Roma, Brescia e Bari – il Politecnico di Milano, basandosi su dati anonimi provenienti dai dispositivi telematici UnipolTech ha determinato che a Milano la percentuale di auto compatibili col passaggio al full electric è pari al 40%.

Percentuale che si riduce a circa il 20% aggiungendo la condizione di breakeven economico ovvero, la convenienza dell’investimento per il passaggio all’auto elettrica tenendo conto che in Italia 8 anni è la durata media di proprietà di un’auto privata. È quindi facile prevedere che anche a Milano nel futuro il parco auto rimarrà ancora in gran parte termico.

Lo studio del PoliMi

Partendo quindi dall’assunto che il parco auto rimarrà ancora composto da veicoli tradizionali il PoliMi – prendendo come riferimento i Km concessi con il Move-In della Regione Lombardia – ha trasformato il tetto chilometrico definito per ogni categoria di auto Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 pre e post 2017 sia diesel che benzina – in un equivalente “budget” di emissioni di CO2 ed NOx.

Assumendo, ad esempio, come budget annuo di emissione cumulata di NOx (ossidi di azoto) il valore di 2250g (ottenuto trasformando gli attuali limiti chilometrici utilizzati dal “Move-in” in Lombardia in emissioni di NOx), vi sono vetture di classe EURO4 diesel che raggiungono questo limite dopo soli 1.300km percorsi, mentre altre – sempre della stessa classe EURO4 diesel – che raggiungono questo budget dopo quasi il doppio del chilometraggio: 2.300km.

Restringendo il confronto tra due auto identiche per alimentazione, marca e modello si dimostra che a fronte di uno stesso budget di emissioni di 2.700 kg di CO2 una vettura consuma il budget con 15.900 km e l’altra vettura con 18.300 km. La differenza è data solamente dal diverso stile di guida. Se, alle stesse autovetture, applichiamo un budget di emissioni molto più ristretto, pari a 400 kg, i km percorsi variano da 2.300 a 2.000 km.

I risultati

Il risultato essenziale che si deduce da questa analisi è che facendo uso di dispositivi telematici ed algoritmi in grado di stimare le effettive emissioni cumulate di un veicolo, è possibile implementare una politica di misurazione delle emissioni con neutralità tecnologica: fissato il budget annuo di emissioni per ogni vettura circolante si può lasciare completa libertà al cittadino di scegliere la propria soluzione comportamentale e tecnologica.

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