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E se l’olio di cotone fosse stato un combustibile per auto?

di Redazione - 15/05/2024

Testo di Marco Triulzi

L’olio di cotone è una preziosa risorsa vegetale che viene impiegata diffusamente dall’industria alimentare americana. Ma non è questo il punto, perché esiste una correlazione con il mondo dell’ingegneria su ruote e non solo. Innanzitutto il GMR Institute of Technology in India, diversi anni addietro, aveva rilevato come l’olio di cotone potesse essere utilizzato come biocarburante in motori di piccola cilindrata. Scoprendo che funzionava al meglio solo se miscelato con altri rispetto ad essere utilizzato da solo. Di fatto è una strada che non si è mai percorsa, nonostante l’argomento biocarburanti sia di assoluta attualità.

Tornando indietro di un paio di secoli, si scopre come questo elemento fosse impiegato in ambito agricolo, fungendo proprio da lubrificante per i macchinari destinati all’agricoltura. Quindi il suo utilizzo in ambito lubrificazione diventa l’anello di congiunzione tra l’olio di cotone e le macchine. Ripercorriamone brevemente la storia.

Lubrificante per macchinari agricoli e un combustibile (non per auto)

Durante il XIX secolo, l’agricoltura americana era fortemente incentrata sulla coltivazione del cotone, generando una quantità significativa di scarti di semi considerati inutili, tra questi l’olio di semi. Nel 1829, un nuovo orizzonte si aprì per questi sottoprodotti agricoli quando l’olio di semi di cotone fece la sua comparsa sul mercato commerciale.

Grazie agli sforzi di un inventore con sede in Virginia negli anni ’30 del XIX secolo, fu istituito il primo mulino per l’olio di semi di cotone del paese, aprendo le porte a un nuovo settore industriale basato su questo sottoprodotto agricolo. L’olio fu rapidamente adottato come un’alternativa economica e efficiente al grasso di balena come combustibile per le lampade ad olio, ma soprattutto diventando anche un componente indispensabile per la lubrificazione delle macchine nelle piantagioni americane. Le auto come le intendiamo ora ancora, piuttosto esistevano macchinari a vapore, i cui ingranaggi dovevano essere lubrificati.

Meglio mangiarlo

Ma il vero punto di svolta nella storia dell’olio di semi di cotone avvenne quando le persone iniziarono a scoprire la sua potenziale utilità nel campo dell’alimentazione. Il problema più grande era rappresentato dalla tossicità dell’olio di cotone non raffinato, a causa della presenza di gossypolo, una sostanza tossica, rendendolo inadatto al consumo umano.

Nonostante ciò, l’olio di semi di cotone è stato utilizzato nella preparazione di cibi già a partire dall’800, spesso utilizzato per mescolare o adulterare oli alimentari o grassi vegetali più pregiati. Una compagnia operante nel settore della macellazione e confezionamento della carne si accorse che l’olio di semi di cotone consentiva di ottenere una quantità di grasso animale molto superiore rispetto a quanto possibile con la sola produzione suina esistente. La diffusione di queste pratiche portò anche a dispute diplomatiche, come quella tra gli Stati Uniti e l’Italia nel 1883, quando l’Italia impose pesanti dazi sull’importazione dell’olio di cotone, insieme all’olio di oliva americano, spesso adulterato con l’olio di cotone.

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