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Elon Musk azzera la divisione Supercharger di Tesla

di Redazione - 02/05/2024

Testo di Mattia Eccheli

Elon Musk ha azzerato la divisione che si occupa della rete dei Supercharger, il fiore all’occhiello di Tesla. Non ha licenziato solo la sua numero uno Rebecca Tinucci, ma a quanto pare anche tutti i collaboratori dello strategico comparto (circa 500). L’infrastruttura di ricarica che fa riferimento al costruttore americano di auto elettriche conta su quasi 6.000 stazioni a livello globale (2.250 negli Stati Uniti e più di 1.100 in Europa) per un totale di oltre 50.000 colonnine, la metà delle quali concentrate negli USA.

Nel primo trimestre utile netto Tesla a -55%

Il siluramento della manager rientra almeno in parte nell’ennesimo piano di “alleggerimento” del personale: Musk, il cui compenso di 56 miliardi d dollari in 10 anni è stato provvisoriamente bloccato da un giudice, ha deciso nei giorni scorsi di ridurre del 10% il numero degli addetti (secondo alcune testate, la percentuale sarebbe anche superiore). Si tratta di una risposta al calo della domanda di auto elettriche basata e ai dati del primo trimestre dell’anno.

Il fatturato è sceso del 9% a 21,3 miliardi di dollari (23,33 un anno fa), mentre l’utile netto è crollato: da 2,51 miliardi a 1,13 (-55%). È la prima trimestrale in flessione dal 2021. In una lettera inviata per posta elettronica ai dirigenti e diventata di dominio pubblico, Musk ha fatto sapere di “confidare che queste misure rendano chiaro che dobbiamo essere assolutamente severi riguardo alla riduzione del personale e dei costi”.

Silurati anche i capi di PR, sviluppo batterie e nuovi modelli

Di più: “Mentre alcuni dirigenti prendono sul serio la questione, la maggior parte non lo fa”, ha tuonato Musk. Oltre a Tinucci, ha dovuto liberare la scrivania Daniel Ho, responsabile del programma per i nuovi modelli: anche in questo caso dovrebbero andarsene pure i collaboratori. Il numero uno di Tesla ha deciso di congedarsi dalla squadra che si occupa della pubbliche relazioni, guidata da Rohan Patel e ha dovuto fare le valige anche il responsabile dello sviluppo delle batterie Drew Baglino.

A giudizio degli analisti, il taglio del personale e la conseguente riduzione dei costi, inclusi quelli legati alla rete di ricarica, per salvaguardare le risorse da destinare ad altri progetti (taxi a guida autonoma e applicazioni dell’intelligenza artificiale in particolare) dovrebbe garantire una futura potenziale crescita. Le conseguenze delle decisioni dell’imprenditore di origini sudafricane non sono chiare, anche perché il rinnovamento della gamma e i problemi dell’avvio della produzione del Cybertruck non sono marginali.

Fornitori rete di ricarica: “Svegliati con un calcio nel sedere”

“Benedetta” anche dall’inquilino della casa Bianca Joe Biden, nel Nord America General Motors e Ford hanno siglato un’intesa con Tesla per consentire ai propri clienti di rifornirsi presso i Supercharger che ha anche aperto l’accesso ai fondi federali per l’estensione della rete. Il cosiddetto SAE J3400 della casa americana è diventato quello riconosciuto a livello industriale (NACS). Gli stessi fornitori sono rimasti sorpresi dalla decisione di Musk.

Citato dall’agenzia Reuters, Andres Pinter, co-Ceo di Bullet EV Charging Solutions, una delle aziende che collabora con Tesla, ha dichiarato che “come appaltatori della rete Supercharger, il mio team si è svegliato con un forte calcio nel sedere”. Secondo alcuni osservatori, il licenziamento di diversi top manager, nasconderebbe anche la volontà di Musk di blindare il proprio ruolo in vista delle decisioni relative al suo faraonico compenso. Ossia rendersi sostanzialmente insostituibile.

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