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Conferenza sul traffico: come rendere la mobilità più sicura ed ecologica

di Redazione - 28/11/2023

Accelerare il rinnovo del parco circolante: in Italia quasi 4 auto su 10 (39%) hanno più di 15 anni d’età; consentire l’uso in sicurezza dei veicoli con sistemi avanzati di assistenza alla guida e favorire l’introduzione dei veicoli a guida automatica, digitalizzando le infrastrutture e adeguando manti e segnaletica stradale; accelerare il processo normativo che abilita l’uso di veicoli con sistemi avanzati di guida autonoma; integrare i percorsi formativi dei giovani, con moduli relativi all’uso dei sistemi di assistenza alla guida; promuovere campagne informative sui benefici dei sistemi di assistenza alla guida e analisi specialistiche per evidenziare l’eventuale impatto sugli incidenti stradali delle dotazioni di assistenza alla guida e guida automatica“.

Sei passi per l’azzeramento delle emissioni

Sono questi – secondo “L’AUTO DI DOMANI: sicura, sostenibile e accessibile”, il Rapporto della Fondazione Caracciolo, presentato questa mattina a Roma, alla 76esima “Conferenza del Traffico e della Circolazione” – i sei punti imprescindibili per far sì che, anche in Italia, automazione ed elettrificazione possano rivoluzionare la mobilità, rendendola più sicura, più efficiente e più verde. Sei anche i passi necessari per affrontare, in modo eco-razionale, il percorso verso l’auspicato azzeramento delle emissioni di gas serra:

  1. Coprire, con fonti rinnovabili, la crescente domanda di energia elettrica, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili;
  2. Affrontare – in modo tecnologicamente neutro – il tema dei carburanti “alternativi”, valutando, congiuntamente, coefficiente emissivo e di efficienza.
  3. Cogliere i progressi della chimica delle batterie e valorizzarne il potenziale di accumulo per le fasi di sovrapproduzione rinnovabile.
  4. Valutare, nelle politiche di sostegno al rinnovo, tutte le opzioni che consentono di traguardare in modo razionale, gli obiettivi di riduzione dell’impatto carbonico.
  5. Incentivare i comportamenti di acquisto e guida sostenibile delle auto, utilizzando le possibilità offerte dalle tecnologie disponibili.
  6. Introdurre nei corsi per l’acquisizione della patente di guida gli elementi essenziali sui diversi sistemi di alimentazione ed i relativi motori. “La mobilità di domani – ha dichiarato il Presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani – sarà un ecosistema complesso. Per arrivarci, occorre lavorare oggi su un insieme di criticità che richiedono un sistema integrato di azioni, coordinate da una politica di lungo periodo che favorisca l’evoluzione tecnologica dei veicoli, l’ammodernamento delle infrastrutture stradali ed energetiche, l’adeguamento della normativa e la diffusione di una nuova cultura della mobilità responsabile e sostenibile per tutti”.

Neutralità tecnologica

Secondo Giuseppina Fusco, Presidente della Fondazione Caracciolo e Vicepresidente ACI, “Per tradurre in politiche concrete e razionali gli scenari virtuosi prefigurati nei programmi, è necessario mantenere un ‘approccio realistico e tecnologicamente neutro’, che tenga conto degli importanti traguardi raggiunti dalla nostra industria, in virtù dell’ingegno e degli investimenti in ricerca e sviluppo che l’Italia ha portato avanti in questi anni. Un significativo contributo alla decarbonizzazione della mobilità può derivare dai biocarburanti avanzati, già utilizzabili nei veicoli in circolazione, che offrono livelli emissivi analoghi a quelli dei veicoli elettrici e consumi energetici addirittura inferiori. Senza contare i benefici in termini di economia circolare.”

Conoscere le nuove tecnologie per la sicurezza è fondamentale

Le nuove tecnologie possono offrire un contributo determinante in materia di sicurezza stradale, soprattutto in considerazione del fatto che, nel nostro Paese, l’errore umano è responsabile di circa il 90% degli incidenti stradali. Analizzando le medie Aci-Istat sull’incidentalità stradale degli ultimi 10 anni, in Italia, i moderni sistemi di sicurezza avrebbero potuto evitare il 28% degli incidenti frontali, il 21% di quelli laterali e l’11% di incidenti che coinvolgono i pedoni. Nei prossimi 15 anni, secondo la Commissione Europea, i sempre più evoluti sistemi di assistenza alla guida (ADAS), e le funzionalità più avanzate di guida autonoma, potranno salvare oltre 25mila vite ed evitare almeno 140mila lesioni gravi. Nel nostro Paese, tuttavia, possono circolare solo auto con sistemi di automazione di livello 1 e 2. La normativa attuale, infatti, non consente ancora l’ingresso sul mercato di mezzi con guida autonoma di livello superiore e le infrastrutture stradali non sono ancora adeguate ai requisiti dei sistemi parzialmente autonomi.

Il parere del Ministro Matteo Salvini

“L’auto cambia: la transizione verso l’elettrico e gli aiuti alla guida sono una ormai una realtà, ma manca la formazione degli automobilisti su questi temi – ha affermato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. – È opportuno che i giovani che accedono alla patente ricevano la giusta formazione. L’automobile di domani deve arrivare anche sui banchi di scuola, perché se la tecnologia non viene recepita non serve a nulla perché non sarà utilizzata”.

“Il Governo sta investendo molto sulla sicurezza della circolazione – ha proseguito il vice-premier Salvini. – Il nuovo Codice della Strada (quello attuale è obsoleto perché risale a oltre 30 anni fa) è ormai sulla rampa di lancio e vedrà la luce all’inizio del 2024. Il contesto normativo va semplificato e attualizzato. Permetterà di fruire di tutte le tecnologie a supporto della sicurezza, come per esempio l’alcol lock, ma porterà dei correttivi anche al sistema della patente a punti. Previsti anche interventi sulle limitazioni del traffico, ma senza demagogia: non può esistere un partito anti-automobile, perché danneggia tutti i cittadini. Il green ideologico non funziona”.

Il rinnovo del parco circolante italiano è urgente

In Italia, oltre il 39% delle auto in circolazione ha più di 15 anni d’età. Auto notevolmente più insicure (e più inquinanti) di quelle di nuova immatricolazione. Senza un immediato cambio di passo nel percorso di rinnovo di un parco circolante – costituito, prevalentemente, da veicoli sprovvisti di tecnologie in grado di contenere in modo significativo il rischio incidentalità – la rivoluzione auspicata non ci sarà.

Guida autonoma e assistita possono salvare la vita

Per loro stessa ammissione, gli automobilisti italiani non appaiono sufficientemente informati della rivoluzione in atto. Lo confermano le prime evidenze di un’indagine di prossima pubblicazione – che ha coinvolto un campione (9mila intervistati) rappresentativo degli automobilisti più attenti al mondo dell’automobile – realizzata dalla Fondazione Caracciolo. Le nuove tecnologie risultano note, tuttavia, una parte importante degli automobilisti avverte l’esigenza di sottoporsi a percorsi formativi per conseguire un livello di conoscenza e utilizzo più consapevole. La formazione potrebbe, inoltre, aiutare a superare il pregiudizio di coloro che considerano le tecnologie di guida assistita o autonoma dei semplici optional che rendono l’auto più “moderna”, invece che sistemi che possono salvare la vita degli occupanti dell’auto, di pedoni e ciclisti.

Aggiornare i programmi d’esame per la patente

L’auto di domani sarà guidata dagli automobilisti di domani: fondamentale, dunque, aggiornare i programmi di esame per i giovani che si abilitano alla guida. Tali programmi, infatti, sono ancorati alle auto di ieri, mentre – secondo la Fondazione Caracciolo – dovrebbero includere gli elementi di innovazione già presenti oggi sia in materia di guida assistita e autonoma che di nuovi vettori energetici. Una valutazione condivisa anche dal 77% del campione che ha risposto al questionario, concorde sul fatto che i corsi per la patente di guida dovrebbero essere integrati con informazioni sull’uso degli ADAS.

L’auto elettrica non basta: la produzione di energia dev’essere pulita

Per moltissimi anni, l’energia pulita – necessaria perché l’auto elettrica possa dirsi veramente a zero emissioni in tutto il suo ciclo di vita – non riuscirà a soddisfare la domanda crescente, richiedendo l’impiego combinato di fonti pulite e fonti fossili tradizionali. I benefici legati all’uso di alcune soluzioni zero emissive ma altamente energivore – come l’idrogeno (specie se verde) o gli e-fuel – rischiano di peggiorare il mix energetico di altri settori. Oltre a promuovere lo sviluppo di fonti rinnovabili, risulta fondamentale comprendere il dispendio energetico delle diverse soluzioni disponibili. Secondo le elaborazioni contenute nello studio, l’auto elettrica risulta una tecnologia energeticamente molto conveniente, con un consumo di 14,5 KWh ogni 100 km, ma l’HVO da UCOs (carburanti basso emissivi derivanti da scarti agricoli o alimentari) appare altrettanto efficiente, con un consumo inferiore, pari a 10,09 KWh ogni 100 km. Particolarmente energivori risultano, invece gli e-fuel, che presentano un consumo di 156,8 KWh ogni 100 km, un valore 15 volte più elevato rispetto al precedente.

Elettrificazione e rinnovo parco: tempi troppo lunghi

Tra le criticità che limitano la diffusione dei veicoli elettrici – disponibilità delle materie prime, mancanza di una rete capillare di ricarica sul territorio, generazione e il consumo di energia – la più rilevante è rappresentata dai tempi di rinnovo del parco circolante, rinnovo che si compie nell’arco di più decenni. L’analisi dei dati storici delle radiazioni per fascia d’età dimostra, infatti, come oltre un quarto dei veicoli radiati abbia un’età compresa tra i 10 e i 15 anni e la quota più elevata di radiazioni sul totale radiato riguardi i veicoli della fascia 15-20 anni. Per queste ragioni, l’aumento significativo nelle vendite di veicoli elettrici e ibridi (in parte indotto dalla generosa politica di incentivi pubblici degli ultimi anni) ha effetti quasi impercettibili sul parco. Al 31 dicembre 2022, infatti, questi veicoli rappresentavano lo 0,4% del parco circolante. Una criticità confermata dalle risposte fornite dal campione intervistato: la stragrande maggioranza – 85% – ritiene che, per i prossimi 10 anni, continuerà ad acquistare auto termiche o ibride, mentre solo il 14% pensa all’acquisto di un’auto elettrica.

Incentivi per modelli economici a favore delle Regioni più povere

Per almeno un trentennio, la percentuale di veicoli termici datati che circolerà sulle nostre strade resterà significativa. Oggi, il prezzo di un veicolo elettrico a batteria è più che doppio rispetto a quello di un veicolo termico, cosa che – secondo il campione intervistato – rappresenta un freno alle politiche complessive di rinnovo del parco. Per ridurre, entro il 2050, le emissioni inquinanti si rendono opportuni incentivi economici all’acquisto di modelli di bassa gamma (termici, ibridi o elettrici), purché ecologici, indirizzati soprattutto alle categorie meno abbienti. Seguendo l’esempio francese, potrebbe essere attivato un leasing “sociale” da parte dello Stato, con facoltà per le famiglie a minor reddito di usufruire da subito di un’auto più sostenibile, tramite il pagamento di un modesto canone mensile e la possibilità di riscattare il mezzo con una rata finale.

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