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Come si vince la 24 Ore di Le Mans?

di Redazione - 17/06/2024

Come si vince la 24 Ore di Le Mans?

Testo di Umberto Zapelloni

Per vincere a Le Mans non basta avere una macchina veloce e affidabile. Non è sufficiente avere piloti capaci di andare forte senza sbagliare. Serve una squadra. Perché la 24 ore più famosa e massacrante del mondo è soprattutto un gioco di squadra. Bisogna saper leggere la corsa. Cambiare le strategie in corsa, cogliere l’attimo che ti si può presentare sotto forma di un fantasma (una portiera chiusa male dopo) per trasformare un inconveniente in un asso nella manica.

Se poi hai già fatto tutto alla perfezione l’anno prima, riconfermarsi è ancora più complicato. Perché nel frattempo c’è chi avrà imparato dai suoi errori e sarà ancora più agguerrito. Beh, la Ferrari non si è accontentata di vincere l’edizione del centenario l’anno scorso con la hypercar #51, ha concesso il bis con la vettura numero #50. Quella che lo scorso anno era stata eliminata da un sasso nel radiatore.

Sotto a chi tocca!

Dopo Pier Guidi-Giovinazzi-Calado è toccato a Fuoco-Nielsen-Molina. Nel giro di un anno tutti i sei piloti ufficiali scelti da Antonello Coletta hanno vinto a Le Mans. Dopo 50 anni di digiuno la Ferrari ha vinto due volte di fila e lo ha fatto poche settimane dopo aver vinto a Monte Carlo con Charles Leclerc.

Due gare mitiche in poco più di venti giorni. Sembra di vivere in un sogno invece è tutto vero. Compreso il fatto che Charles Leclerc e Antonio Fuoco siano grandi amici perché cresciuti insieme dell’academy ferrarista. Tanto che Charles è stato tra i primi a complimentarsi. Anche il danese Nielsen è un ragazzo che arriva dal vivaio, addirittura dal Ferrari Challenge dove era finito a correre per mancanza di fondi dopo aver dominato con i kart.

Ferrari che vittoria

La Ferrari era arrivata alla 24 ore senza aver ancora vinto nulla in questa stagione del Wec. Anzi, con la consapevolezza di aver buttato via due successi. Per colpa sua a Imola e per colpa di una bizzarra decisione dei commissari a Spa. La concorrenza poi non si chiamava più Toyota, c’erano anche Porsche e Cadlillac. E anche il Balance of Performance per la 24 ore non era stato benevolo penalizzando la Hypercar ferrarista sopra i 250 orari, ovvero in gran parte degli oltre 13 chilometri di giro.

Ma Coletta e i suoi uomini non si danno mai per battuti. Hanno ragionato, lavorato, studiato e alla fine sono riusciti ad essere competitivi dall’inizio alla fine. Lasciando alla Toyota solo la notte quando per la pioggia esagerata si è corso principalmente dietro Safety Car. All’inizio è andata in testa la numero #50, poi la vettura gialla, quella gestita da Amato Ferrari con Kubica fermato prima da una penalizzazione (un contatto che ha costretto la Bmw al ritiro) e poi da un problema alla parte ibrida della power unit.

La cronaca

Quando a poco più di un’ora dalla fine dal box sono stati costretti a richiamare Nielsen perché la portiera destra era stata chiusa male, sembrava che il sogno potesse finire. Invece in quello stop anticipato è stata aggiunta la benzina che poi ha permesso al danese di gestire il rush finale sotto la pioggia senza fermarsi più.

Ha tagliato il traguardo con solo il 2% di energia a disposizione. Quando è bastato per far sventolare ancora il tricolore su Le Mans, con la seconda 499P ufficiale, quella che ha trionfato un anno fa, a completare il podio con un terzo posto dopo la Toyota che era scattata dal fondo dello schieramento.

Non è stato un trionfo casuale, ma un’operazione costruita nei dettagli con le scelte giuste nei momenti difficili (quando pioveva). E una regia perfetta nel finale quando Nielsen doveva solo gestire il vantaggio senza prendersi troppi rischi sulla pista bagnata. Esattamente come Pier Guidi nella difesa sul podio. Una doppietta pazzesca. Un’altra perla nella storia infinita della Casa di Maranello.

“Il nostro primo e terzo posto a Le Mans sono la testimonianza di come il lavoro di squadra possa rendere possibili traguardi straordinari – ha detto il presidente Elkann -. Per questo desidero ringraziare tutti – i nostri piloti, ingegneri e meccanici – che, durante queste durissime 24 ore, hanno dato prova di coraggio e di grande tenacia. Sono felice che, tra l’anno scorso e quest’anno, tutti i nostri piloti hanno vinto a Le Mans e con loro tutta la Ferrari. Solo una squadra così unita e determinata poteva realizzare questo storico traguardo”.

Una squadra che quest’anno era stata criticata e maltrattata. E che era stata squadra anche nel momento peggiore, quando si è presa colpe che non erano sue. È probabilmente proprio lì che ha costruito un’altra vittoria storica, riaprendo oltretutto il sogno del Mondiale Costruttori.

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