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Centri BMW Service certificati BMW Classic, solo il meglio per la tua storica

di Redazione - 20/02/2024

In collaborazione con BMW

Sbagliare è praticamente impossibile: una BMW, anche usata, è sempre una scelta sicura. A patto di conoscerne la storia, ovviamente, e a condizione poi di prendersene cura come si deve. Ma andiamo con ordine: se è vero che BMW è sempre BMW, è anche vero che ci sono alcuni modelli che svettano su altri, magari perché rari, oppure perché dotati di una tecnologia particolare. Di seguito trovate una selezione di 10 “perle”, che a giudizio della nostra redazione meritano di essere prese in considerazione da chiunque abbia voglia di mettersi in garage qualcosa di speciale. 

Auto robuste ma raffinate, su cui non può metter mano chiunque, anzi. Meglio affidarsi a chi questi pezzi di meccanica avanzata li conosce come le proprie tasche, a chi usa solo pezzi originali. I Centri BMW Service certificati BMW Classic sono a disposizione e al tuo servizio per la manutenzione, la riparazione ed il restauro della tua auto BMW Classic. Scopri quali sono i Centri BMW Service certificati BMW Classic.

1.

Nell’ottobre del 2003, la BMW svelava la nuova Serie 6 (codice di progetto E63), una coupé elegante che avrebbe ridefinito il concetto stesso di vettura gran turismo. Il modello di punta (M6 esclusa), la 645Ci, dominava il segmento delle grandi coupé con un equilibrio perfetto tra sportività e lusso. La Serie 6 Coupé si caratterizzava per le linee dinamiche e un’estetica sicuramente originale, ma anche piuttosto controversa all’epoca, figlia della matita di Chris Bangle. La 645Ci, con il suo motore V8 da 4,4 litri Euro 4, che poteva anche essere accoppiato a un cambio manuale a sei marce, offriva prestazioni assai elevate e una qualità di guida senza pari.

BMW doc, soprattutto tra le curve

Le sospensioni sofisticate, l’Active Steering e i moderni sistemi di assistenza alla guida garantivano un’esperienza dinamica avvincente. L’abitacolo offriva un ambiente lussuoso impreziosito da materiali pregiati e di grande qualità. La coupé, con la sua configurazione 2+2, assicurava comfort e tanto spazio a bordo. Il suo motore aspirato a otto cilindri a V, che soltanto l’anno prima era stato eletto “International Engine of the Year”, dettava legge con 333 CV e 450 Nm di coppia. La tecnologia avanzata assicurava prestazioni eccellenti – 250 km/h di velocità massima e uno 0-100 orari in 5,6 secondi –  e una guida su misura per ogni situazione. La Serie 6 vantava tecnologie all’avanguardia per la sua epoca, tra cui l’Active Steering e il Dynamic Stability Control, che garantivano una guida sicura e coinvolgente. La scocca con il modulo anteriore di alluminio e la proverbiale distribuzione equilibrata delle masse sui due assali contribuivano a una qualità della guida elevatissima.

Interni hi-tech

Innovazioni come l’Head-Up Display e il sistema di comandi vocali ampliavano le potenzialità del sistema BMW iDrive, offrendo un’esperienza di guida all’avanguardia. La Serie 6 Coupé, erede di una lunga tradizione di coupé di alta gamma, con circa 86.000 unità vendute nella generazione precedente, si era affermata come un simbolo di successo. Più di vent’anni dopo il suo debutto, la Serie 6 Coupé continua a ispirare eleganza e prestazioni senza tempo, dimostrando che l’eredità di BMW è destinata a brillare ancora per molti anni a venire.

2.

Nella primavera del 2006 debuttava la nuova BMW Serie 3 Coupé tipo E92. Le linee tese e dinamiche della due porte si distinguevano immediatamente dalla berlina a quattro porte, ma c’era un altro elemento che la rendeva interessante. Sotto il cofano, infatti, la BMW 335i Coupé, il modello di punta dell’intera gamma, celava il nuovo motore 3,0 litri biturbo a sei cilindri in linea con basamento interamente di alluminio e canne riportate in ghisa. La nuova unità propulsiva offriva una potenza di 225 kW/306 CV e un valore di coppia massima di 400 Nm ad appena 1300 giri, che consentivano alla vettura di accelerare da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi e di raggiungere una velocità massima limitata elettronicamente di 250 km/h. Il sistema di fasatura variabile Doppio-VANOS contribuiva a ottimizzare la risposta del motore e l’efficienza: il consumo di carburante era di soli 9,5 litri per 100 chilometri, secondo la normativa UE in vigore all’epoca. Il nuovo motore BMW 335i Coupé veniva abbinato a un cambio manuale a sei marce. In alternativa, era possibile richiedere una trasmissione automatica a sei rapporti dotato di modalità manuale sequenziale attraverso la leva o tramite le palette al volante.

Trazione rigorosamente posteriore

Come tutte le Serie 3 Coupé che l’hanno preceduta, anche la 335i Coupé era una sportiva a trazione posteriore, con una ripartizione delle masse tra gli assi nel rapporto di quasi 50 : 50. In alternativa, sempre a richiesta, la 335i Coupé poteva essere equipaggiata con il sistema di trazione integrale intelligente BMW xDrive. La dotazione tecnica, infine, poteva essere completata con l’Active Steering opzionale, un dispositivo che permetteva al guidatore di eseguire le manovre di parcheggio con pochi giri di volante e di assisterlo con la massima precisione durante la percorrenza delle curva ad altissima velocità. Il comparto telaio-sospensioni si affidava a uno schema McPherson a doppio snodo all’avantreno e a una sofisticata sospensione a cinque bracci al retrotreno (e qui ribadiamo: affidatevi ai Centri BMW Service certificati BMW Classic). La 335i Coupé sottolineava la sua attitudine sportiva anche nella strumentazione: come le altre Serie 3 Coupé E92 a benzina, c’era il termometro dell’olio sotto il contagiri, ma era l’unica ad avere i valori di fondoscala di tachimetro e contagiri rispettivamente a 280 km/h e 8000 giri al minuto.

3.

Nel giugno del 2001, la BMW lanciava la seconda generazione della Serie 3 compact, una famiglia di modelli che aveva diviso l’opinione degli appassionati fin dal suo esordio nel 1994. Questa nuova edizione, codice di progetto E46/5, si riproponeva come rinnovato punto di riferimento per la guida sportiva nel settore delle hot hatch, coniugando sportività e praticità in una sintesi piuttosto originale: una carrozzeria più compatta di 21 cm rispetto alla versione berlina, un assetto marcatamente sportivo, equipaggiamenti di livello prestigioso e una tecnologia motoristica fuori dal comune per la categoria.

Un sei cilindri sinfonico

La 325ti compact, il modello di punta dell’intera gamma, si distingueva essenzialmente per il suo motore a sei cilindri in linea, apprezzatissimo per la sua fluidità, potenza, efficienza e rispetto dell’ambiente, abbinato alla trazione posteriore, una caratteristica pressoché unica e ideale per esaltare le qualità dinamiche del veicolo. Questo insieme di peculiarità posizionava la 325ti ai vertici del suo segmento per prestazioni: con un rapporto peso/potenza di 10 kg/kW e una distribuzione bilanciata dei pesi tra asse anteriore e posteriore, la 325ti compact era indubbiamente una vera BMW anche e soprattutto sotto il profilo dinamico. Il cuore della 325ti era il sei cilindri in linea aspirato da 192 CV/141 kW capace di erogare una coppia massima di 245 Nm a 3500 giri al minuto. La vettura accelerava da 0 a 100 km/h in 7,1 secondi e prometteva una velocità massima di 235 km/h. In ripresa, la 325ti passava da 80 a 120 km/h in IV marcia in 7,6 secondi.

Giro di cambi

Inizialmente, la 325ti compact montava di serie un cambio manuale a cinque marce oppure, a richiesta, un automatico con convertitore di coppia a cinque rapporti, prima di passare, nel 2003, alle trasmissioni a sei marce manuale e SMG-II robotizzata. Il motore da 2,5 litri della 325ti compact proveniva dall’ultima generazione dei sei cilindri in linea BMW, introdotti nel giugno 2000, inizialmente con una cilindrata di 3,0 litri, e ribattezzati M54. Questa unità propulsiva (M54B25) era il prodotto di un’evoluzione tecnologica costante e vantava soluzioni tecniche quali basamento di alluminio, testata con Doppio-Vanos e ventiquattro valvole, collettore di aspirazione bifase a risonanza, regolazione adattiva della detonazione, raffreddamento a gestione elettronica, acceleratore elettronico e bobine individuali.

4.

La quinta generazione della BMW M5, contraddistinta dalla sigla di progetto F10, irrompeva nel segmento delle berline ad alte prestazioni nel giugno del 2011. Questo modello, lanciato per la prima volta nel 1984, continuava a evolvere il concetto di automobile sportiva high-performance a quattro porte e cinque posti, il cui punto di forza consisteva nell’equilibrio tra le qualità dinamiche da vera auto sportiva e il comfort di una lussuosa berlina di classe superiore. La BMW M5 si affidava a un nuovo motore biturbo BMW ad alte prestazioni, denominato S63: un V8 da 4400 cm3 con tecnologia M TwinPower Turbo, caratterizzato da sovralimentazione Twin Scroll Twin Turbo, collettore di scarico bifase, iniezione diretta High Precision Injection e controllo variabile delle valvole Valvetronic.

Accelerazione da dragster

Con una potenza di 560 CV e una coppia massima di 680 Newtonmetri praticamente costanti da 1500 a 5750 giri/min, il motore garantiva un’erogazione di potenza lineare e una spinta vigorosa, senza ritardi nell’accelerazione. La velocità massima era autolimitata a 250 km/h, ma con il pacchetto opzionale M Driver’s Package, tale valore passava a 305 km/h. L’ottimizzazione delle performance pure andava di pari passo con una riduzione del consumo di carburante: la BMW M5 accelerava da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi e raggiungeva i 200 km/h in 13,0 secondi con un consumo medio di 9,9 l/100 km. Questa riduzione significativa del consumo di carburante si accompagnava ad accorgimenti tecnologici come la funzione Start/Stop automatico e la Brake Energy Regeneration. La trazione posteriore era abbinata a un cambio a doppia frizione M DKG Drivelogic, che garantiva una selezione automatica delle marce ottimizzata, insieme a funzionalità come il Launch Control, che massimizzava lo scatto da fermo.

Elettronica al servizio della guida

Il volante di pelle M, dotato di paddle, e la leva del cambio M, enfatizzavano ulteriormente l’esperienza di guida dinamica. L’agilità era ulteriormente esaltata dal Differenziale Attivo M, che poteva adattarsi rapidamente alle diverse condizioni di guida, migliorando la trazione e la stabilità. Infine, per la prima volta, sulla quinta generazione della M5 il guidatore aveva la possibilità di personalizzare l’esperienza di guida selezionando due setup preconfigurati tramite i tasti M Drive sul volante.

5.

Al Salone dell’Automobile di Detroit nel gennaio del 2006 debuttava la BMW Z4 M Roadster e cioè la versione più sportiva e attesa della Z4 Roadster. Con questo modello, che si inseriva nella fascia alta delle spider BMW, la BMW perpetuava la tradizione delle roadster ad altissime prestazioni, un segmento inaugurato da BMW M nel 1997 con la Z3 M Roadster. Il cuore della Z4 M Roadster era il sei cilindri in linea S54, un motore ampiamente utilizzato sulla BMW M3 E46 che aveva ricevuto, per cinque anni consecutivi, il prestigioso riconoscimento di Engine of the Year. Questa unità propulsiva aveva una cilindrata di 3246 cm³, erogava 343 CV a 7900 giri/min, vantava una coppia massima di 365 newtonmetri a 4900 giri/min e poteva raggiungere un regime di rotazione massimo di 8.000 giri/min. La potenza specifica espressa dall’S54 era di 106 CV/litro e, grazie a un rapporto peso/potenza di 4,1 kg/CV, la Z4 M Roadster poteva accelerare da 0 a 100 km/h in 5 secondi e riprendere in quarta marcia da 80 a 120 km/h in altrettanti 5 secondi. La velocità massima, come di consueto, era limitata elettronicamente a 250 km/h.

Un differenziale per tutte le occasioni

Non è tutto: la Z4 M Roadster era equipaggiata con un differenziale a bloccaggio variabile, una tecnologia ereditata dalla M3, che ottimizzava la stabilità e la trazione, soprattutto all’uscita delle curve. Questo sistema era particolarmente efficace nella guida sportiva e su fondi stradali ad alta aderenza. Lo sterzo della Z4 M Roadster, infine, era servoassistito idraulicamente a differenza di quello elettromeccanico delle altre Z4 e si distingueva per la precisione e per il feedback estremamente accurato. L’esuberanza prestazionale di questa BMW era tenuta a bada dall’impianto frenante originariamente sviluppato per la sportivissima M3 CSL e derivato direttamente dall’ambito delle competizioni automobilistiche. La Z4 M Roadster si distingueva per i cerchioni di alluminio specifici da 18 pollici, con design a raggi sdoppiati. La parte posteriore presentava quattro ampi terminali di scarico e un diffusore orizzontale sotto il paraurti, tutte caratteristiche uniche delle vetture BMW M di quel periodo. Tra le peculiarità della Z4 M Roadster e più in generale delle altre automobili M, vi era il contagiri con le zone gialle e rosse luminose, che variavano in base alla temperatura dell’olio motore. Man mano che la temperatura aumentava, si espandeva anche il campo di regime utilizzabile.

6.

Al Salone di Detroit del gennaio 2002, la Casa di Monaco ampliava la gamma della X5 con una versione, la X5 4.6is, che prometteva di ridefinire i canoni della guida sportiva di un’intera categoria di veicoli. Al centro dell’attenzione vi era il suo nuovo motore a benzina a otto cilindri a V da 4,6 litri, capace di esprimere ben 347 cavalli a 5700 giri e di erogare una coppia massima di 480 Nm a 3700 giri al minuto. Questi numeri si traducevano in prestazioni mai toccate prima da una X5: bastavano appena 6,5 secondi per scattare da 0 a 100 km/h, mentre la velocità massima superava i 240 km/h. L’unità propulsiva della BMW X5 4.6is derivava dal V8 da 4,4 litri M62TÜB44. L’incremento di potenza e di coppia era stato ottenuto aumentando la cilindrata e in un’accurata ottimizzazione di tutte le altre componenti. Il nuovo motore era accoppiato alla trasmissione automatica a 5 rapporti Steptronic, che offriva la possibilità di selezionare manualmente le marce, migliorando il controllo durante la guida più impegnata.

Sportiva sì, ma per tutti i terreni

Sebbene questa nuova variante della X5 avesse un carattere decisamente più sportiveggiante delle altre versioni, manteneva intatte le medesime capacità di veicolo “all terrain”. La coppia massima era aumentata di 40 Nm rispetto al modello 4.4 e tornava utile tanto nelle pendenze esasperate quanto nell’uso come veicolo trainante. A questo si aggiungevano i consueti sistemi elettronici di controllo come il differenziale autobloccante elettronico, il Cornering Brake Control, l’antipattinamento in partenza, il Dynamic Brake Control e il controllo automatico della velocità in discesa, che assicurava una velocità costante tra 6 e 25 km/h nelle discese in fuoristrada. Tutti questi dispositivi erano integrati fra loro. Il design della X5 4.6is trasmetteva la sensazione di potenza e una certa raffinatezza senza risultare mai eccessivo. Elementi distintivi come i cerchi di 20 pollici dedicati, con pneumatici di misura differenziata, 275/40 davanti e 315/35 dietro, enfatizzavano ulteriormente la sua natura di Sport Activity Vehicle. Due anni dopo il lancio della X5 4.6is, la BMW presentava un’evoluzione con motore V8 di 4,8 litri e cambio automatico a sei rapporti, la X5 4.8is, che poteva contare su una potenza massima di 360 cavalli a 6200 giri e un valore di coppia massima pari a 490 Nm a 3600 giri.

7.

Nella seconda metà del 1993, la BMW M GmbH faceva parlare di sé annunciando il lancio di un modello unico nel suo genere, la BMW 318is 16V Racing, un’edizione limitata pensata specificamente per rispondere ai requisiti del regolamento Adac Cup Fisa Classe II per automobili di 2 litri di cilindrata. La produzione di questa edizione speciale, identificabile tramite le ultime 7 cifre del numero di telaio – che iniziavano con le lettere “FK” seguite da una sequenza numerica – prevedeva una serie di 2500 unità. La BMW 318is Racing – era chiamata così in Italia, ma era universalmente nota come E36 Classe II – era disponibile esclusivamente nella versione berlina e veniva venduta in una limitata gamma cromatica di appena sei opzioni di colore, tra cui spiccavano il raro bianco Alpino, di cui furono prodotti solo 17 esemplari, e il nero Cosmos, il più diffuso, con 1197 veicoli. Le altre tinte erano il blu Alaska (538 esemplari), verde Boston (121 unità), giallo Dakar (306 vetture) e rosso chiaro (321 esemplari).

I segni particolari

Queste vetture erano riconoscibili anche e soprattutto per alcuni specifici tratti distintivi. Tra questi, spiccavano il pacchetto aerodinamico M, che includeva lo spoiler anteriore e le relative appendici aerodinamiche, oltre ad un distintivo spoiler posteriore in due parti, direttamente derivato da quello montato sulla M3 GT. Il pacchetto aerodinamico M, insieme ai cerchi di lega leggera a cinque razze da 16 pollici Styling 18 e all’assetto sportivo ribassato, testato sul circuito del Nürburgring, conferiva alla 318is Racing un comportamento su strada solido e controllato. L’interno era altrettanto particolare, con sedili sportivi e volante a tre razze rivestito di pelle. Dal lato squisitamente meccanico, la Racing era mossa dal motore M42, un propulsore a benzina a quattro valvole che segnava un’evoluzione significativa per BMW, essendo il primo motore a quattro valvole non riservato a modelli sportivi, ma disponibile per un veicolo di serie. Questo motore di 1795 cm³ aveva una potenza di 140 CV a 6000 giri e una coppia massima di 175 Nm a 4500 giri al minuto.
La 318is Racing raggiungeva una velocità massima di 213 km/h e accelerava da 0 a 100 km/h in 10,2 secondi.

8.

Alla fine del 2005, la BMW proponeva ai suoi clienti appassionati di sport motoristici la Serie 3 berlina E90 in una versione esclusiva e limitata: la 320si, della quale si prevedeva una produzione in serie limitata di soli 2.600 esemplari. Questa variante inedita, prodotta per omologare la vettura da gara per il Campionato mondiale turismo FIA (WTCC), si distingueva per il motore assemblato prevalentemente a mano di due litri a quattro cilindri, accreditato di una potenza massima di 173 CV a 7.000 giri/min e di un valore di una coppia massima pari a 200 Nm a 4.250 giri/min ottenuto grazie ai collettori di aspirazione a lunghezza variabile e al variatore di fase doppio-VANOS. La costruzione di questo motore si discostava dal modello standard per diversi aspetti, tra cui l’alesaggio aumentato di un millimetro e la corsa ridotta di due, oltre all’uso di materiali speciali e a una gestione convenzionale delle valvole, con due alberi a camme in testa, ma senza sistema Valvetronic, per un effetto frenante più deciso nel rilascio del pedale dell’acceleratore. I componenti del motore derivavano dall’esperienza di BMW in Formula 1: la fusione grezza della testata, per esempio, proveniva direttamente dalla fonderia del reparto Motorsport F.1 dello stabilimento BMW di Landshut.

La maestria BMW applicata ai motori

I condotti di aspirazione e di scarico, come anche le camere di combustione, venivano lavorati con precisione elevata e una qualità di finitura notevole da macchine controllate da computer. La 320si era dotata di un cambio manuale a sei velocità che, insieme al peso ridotto di 1.350 kg, consentiva prestazioni piuttosto interessanti, come l’accelerazione da 0 a 100 km/h in 8,1 secondi e la velocità massima di 225 km/h. La BMW 320si, conforme alle normative Euro 4 sulle emissioni, dichiarava un consumo di 8,9 litri/100 km nel ciclo misto.

Il pacchetto M Sports dedicato

La BMW 320si includeva nella dotazione di serie il Pacchetto M Sports, composto da kit aerodinamico BMW, sedili sportivi, volante M di pelle e finiture interne in alluminio. I cerchi Style 216 da 18 pollici montavano pneumatici 225/40R18 all’avantreno e 255/35R18 al retrotreno. Anche l’impianto frenante era maggiorato e più potente e si affidava a quattro dischi autoventilanti. Inoltre, questo modello si caratterizzava anche per dettagli distintivi come i gusci degli specchietti retrovisori satinati, il terminale di scarico cromato e il contagiri con zona rossa tra i 7.300 e gli 8.000 giri/min. Disponibile in sei colori standard e in un esclusivo nero Carbonio metallizzato, la BMW 320si veniva presentata in anteprima mondiale al Salone automobilistico di Ginevra nella primavera del 2006.

9.

La BMW M140i arrivava sul mercato praticamente alla fine della carriera della Serie 1 F21 come modello al vertice della gamma. Montava il nuovo motore modulare B58 a sei cilindri in linea di 3.000 cc. Questo propulsore, dotato di iniezione diretta, un turbocompressore Twin-Scroll, Valvetronic e Doppio VANOS, erogava 340 CV e raggiungeva una coppia massima di 500 Newtonmetri, disponibile in modo costante da 1520 a 4500 g/min. Con il cambio manuale a sei rapporti di serie, la M140i accelerava da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi e toccava una velocità massima di 250 km/h, limitata elettronicamente. La versione con cambio automatico sportivo a otto rapporti riduceva il tempo di accelerazione a 4,6 secondi, con un consumo di 7,1 l/100 km e emissioni di CO2 pari a 163 g/km. La variante M140i xDrive, dotata di serie del cambio automatico Steptronic sportivo a otto rapporti e trazione integrale, accelerava da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi. Il consumo di questa versione era di 7,4 l/100 km, con emissioni di CO2 di 169 g/km. Entrambe le versioni montavano pneumatici da alte prestazioni con misure differenziate: 225/40 all’anteriore e 245/35 sull’asse posteriore.

Un bel carico di elettronica

La M140i, in tutte le sue declinazioni, si caratterizzava per la sua agilità, dovuta in parte allo sterzo sportivo con servoassistenza variabile e in parte all’assetto sportivo M. L’impianto frenante sportivo M e i rapporti corti del cambio manuale a sei marce erano tarati per enfatizzare le prestazioni del sei cilindri in linea. Il pulsante Driving Experience Control della M140i offriva diverse modalità di guida: Comfort, Sport, Eco Pro e la modalità Sport+, che lasciava un margine di intervento al Dynamic Stability Control per effettuare derapate controllate. La BMW M140i è rimasta in produzione per pochissimi anni, dall’agosto del 2016 al mese di luglio del 2019 nelle configurazioni a tre e cinque porte, a trazione posteriore o integrale xDrive, con cambio manuale oppure con trasmissione automatica sportiva con convertitore di coppia. Infine, veniva offerta anche la BMW M140i Edition Shadow, un’edizione speciale contraddistinta e riconoscibile dalla cornice del doppio rene verniciata di nero lucido, dai proiettori Led con inserti neri e alle luci posteriori brunite, anch’esse con tecnologia Led.

10.

Il cuore pulsante della BMW Serie 1 M Coupé era il motore N54 di tre litri a sei cilindri in linea M TwinPower Turbo a iniezione diretta di benzina da 340 CV a 5900 giri al minuto. Questo propulsore si avvaleva di due turbocompressori di dimensioni ridotte che, grazie alla loro bassa inerzia, fornivano una risposta rapida già a bassi regimi, garantendo una coppia massima di 450 Nm, praticamente costante da 1500 g/min a 4500 giri al minuto, che saliva fino a 500 Nm con la funzione Overboost. Sul piano dello stile, la BMW Serie 1 M Coupé si esprimeva attraverso una carrozzeria allargata e muscolosa, che dichiarava palesemente le sue intenzioni. Con una lunghezza di 4.380 mm e un’altezza di 1.420 mm, era il modello più compatto e più basso nella gamma BMW M coeva.

Da 0 a 200 km/h in 17,3 secondi

Rispetto alla BMW 135i Coupé, la larghezza aumentava di ben 55 mm, mentre il design del frontale era caratterizzato da un grande spoiler e tre grandi prese d’aria che integravano, per la prima volta in una vettura di serie, le Air Curtain, che convogliavano opportunamente i flussi d’aria, ottimizzando l’aerodinamica e riducendo i vortici nei passaruota. Con tali premesse e un rapporto peso/potenza di soli 4,4 kg/CV, la Serie 1 M Coupé bruciava lo sprint da 0 a 100 km/h in appena 4,9 secondi e raggiungeva i 200 km/h in 17,3 secondi, definendo al contempo nuovi standard di efficienza nel suo segmento con un consumo medio di 9,6 litri per 100 km ed emissioni di CO2 pari a 224 g/km. L’assetto della Serie 1 M Coupé si avvaleva di componenti chiave originariamente sviluppati per la BMW M3, opportunamente modificati e costruiti quasi interamente in alluminio.

Un telaio come si deve

Il differenziale autobloccante M e l’impianto frenante con dischi autoventilanti da 360 mm all’avantreno e 350 al retrotreno garantivano una motricità ottimale e performance affidabili anche sotto sollecitazioni estreme. L’abitacolo della BMW Serie 1 M Coupé era un tributo al mondo delle corse. Sedili sportivi rivestiti di pelle Boston, dettagli esclusivi e il tipico cockpit M, con quadranti specifici per contagiri e indicatore di velocità con fondoscala a quota 300 km/h, e il volante di pelle M con tasti multifunzione e tasto M per setup sportivi, creavano un ambiente improntato al massimo controllo e al piacere di guida.

Ultimo, giova ricordare l’importanza di rivolgersi ai Centri BMW Service certificati BMW Classic per qualsiasi tipo di intervento.

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