Ultimo aggiornamento  04 febbraio 2023 20:38

Steyr-Puch 500, gemella diversa.

Massimo Tiberi ·

Formato, già nell’anteguerra, il gruppo che riunisce praticamente tutti i marchi automobilistici austriaci, la Steyr-Daimler-Puch punta, per il rilancio dopo la fine del conflitto, sulla collaborazione con Fiat. Nasce così nel 1957 una vetturetta, derivata dalla appena presentata Nuova 500 della casa torinese, che ne utilizza le componenti fondamentali ma con alcune modifiche importanti, tecnicamente anche molto valide e raffinate rispetto alla base di origine e per una utilitaria minima. L’accordo vieta comunque la vendita del modello in Italia per evitare una dannosa concorrenza.

Meccanica raffinata

La carrozzeria non cambia troppo, riconoscibile soltanto dai fregi, dai copricerchi delle ruote e dalle più ampie prese d’aria sul cofano posteriore, anche le dimensioni esterne sono le stesse con lunghezza di 2,97 metri e il peso è inferiore ai 500 chili. Praticamente analogo l’esiguo spazio disponibile all’interno e gli allestimenti sono sempre essenziali ma, curiosamente, il semplice tachimetro di forma circolare, unico elemento della strumentazione insieme a qualche spia, ha ora la lancetta che si muove in senso antiorario.

Molto cambia invece nella meccanica, a partire dal più brillante motore, un “boxer” bicilindrico raffreddato ad aria in lega leggera di 493 centimetri cubici da 16 cavalli, in grado di spingere la 500 austriaca sulla soglia dei 100 chilometri orari (la Fiat sfiora i 90). Modifiche vengono portate, inoltre, al cambio, all’assetto e all’impianto frenante dai tamburi maggiorati.

In gara darà filo da torcere alle Abarth

Negli anni la piccola Steyr-Puch segue l’evoluzione della nostra 500, si evolve però anche il motore, che nel 1959 cresce di potenza a 20 cavalli, mentre il tetto della carrozzeria è ora completamente in metallo con accenno di spoiler nella parte posteriore. All’inizio degli anni Sessanta si affianca la versione 700 C Combi da 25 cavalli, derivata dalla Fiat Giardiniera, la cilindrata sale a 643 centimetri cubici e nella gamma arrivano la versione T (per Thondorf, la località vicino Graz dove sorge la fabbrica) da 20 cavalli e la sportiva TR di 660 centimetri cubici da 27 cavalli, in grado di raggiungere i 120 chilometri orari. E’ iniziato, inoltre, l’impegno agonistico, che vede le Steyr-Puch dare filo da torcere nella categoria alle Abarth e viene offerto al pubblico un kit di elaborazione da 40 cavalli per velocità dell’ordine dei 140 chilometri orari. E’ con la 500 austriaca che il pilota polacco Sobieslaw Zasada riesce a conquistare perfino il Campionato Europeo Rally nel 1966.

Proseguendo ancora nel percorso del modello italiano, le porte diventano controvento nel 1967 e gli allestimenti via via migliorano, una serie speciale offre una dotazione di accessori che prevede strumentazione con contagiri e manometro olio. La lunga carriera termina nel 1975, quando l’offerta è ormai limitata alle sole varianti da 493 centimetri cubici.

Circa 60mila le unità prodotte per lasciare il passo alla nuova berlinetta imparentata con la Fiat 126, senza rinunciare d’altra parte all’ottimo bicilindrico boxer, qui 643 centimetri cubici da 25 cavalli. Il rapporto con Torino avrà poi una nuova tappa importante quando la Steyr-Puch svilupperà il sistema di trazione integrale per la Panda 4x4 del 1983.

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· di Massimo Tiberi

La monovolume era frutto di una joint venture tra il gruppo torinese e i francesi di Psa. Era imparentata con Lancia Z, Citroën Evasion e Peugeot 806