Ultimo aggiornamento  04 febbraio 2023 19:57

NSU Ro 80, l'incompresa.

Massimo Tiberi ·

Prima casa automobilistica a produrre in serie dal 1964 una vettura con motore Wankel, una piccola spider derivata dalla coupé Prinz Sport disegnata da Scaglione per Bertone, la NSU crede fermamente nelle potenzialità dei propulsori a pistone rotante. Contrariamente, dunque, a quanto fanno gli altri costruttori inizialmente interessati che, ad eccezione della giapponese Mazda, abbandonano il Wankel, l’azienda di Neckarsulm alza l’asticella, presentando nel 1967 al Salone di Francoforte la Ro 80.

Soluzioni innovative

Lo sforzo progettuale e produttivo è notevole e punta a proporre qualcosa di veramente all’avanguardia nella categoria medio-superiore del mercato. La debuttante è una berlina tre volumi e quattro porte, dalle abbondanti dimensioni (lunghezza di 4,78 metri), dai tratti originali ed eleganti dovuti a Klaus Luthe, stilista che firmerà poi anche futuri modelli Audi e BMW.

La parte frontale è caratterizzata da un’ampia calandra che accoglie i fari dalla forma quadrangolare, il parabrezza si estende fino a comprendere un lembo del tetto e la luminosità dell’abitacolo è ulteriormente favorita dai cristalli laterali a sei luci e dal grande lunotto, il tutto con cornici metalliche, mentre una nervatura percorre l’intero perimetro dell’auto. Tronca la coda, con fanalini orizzontali, verniciata in nero opaco la fascia bassa della carrozzeria a contrasto con la ricca gamma di colori. A richiesta, cerchi ruota sportivi in alluminio, vetri bruniti e tetto apribile sia a manovella che con comando elettrico.

Abitacolo ben rifinito

I toni da ammiraglia si confermano all’interno, spazioso e allestito con cura utilizzando materiali di pregio (velluto e moquette), la plancia completamente rivestita in finta pelle accoglie una strumentazione completa ad elementi circolari, non mancano un bracciolo centrale ribaltabile sul divano posteriore e la regolazione in altezza del sedile di guida (non scontata all’epoca). Sufficientemente capiente e ben rifinito il vano bagagli con ruota di scorta protetta e in posizione verticale.

Sul piano tecnico, in evidenza lo schema a trazione anteriore, le sospensioni tutte indipendenti, i freni a disco (gli anteriori “in board”) servoassistiti come lo sterzo a cremagliera, ma è naturalmente il motore Wankel a distinguere la Ro 80. I rotori sono due, per un volume complessivo di 1.000 centimetri cubici che, secondo il parametro comparativo, equivalgono ai 2.000 di un ciclo Otto convenzionale. Doppia accensione e alimentazione con due carburatori doppio corpo fanno da corollario per una potenza di 115 cavalli, superiore a quella di un’Alfa Romeo Giulia Super o di una BMW 2000.

Prezzo elevato

Le prestazioni però non sono al vertice, con un ottimo valore della velocità massima (vicino ai 180 chilometri orari, grazie ad un CX di 0,35), ma spunti non troppo vivaci. Il cambio semiautomatico a tre rapporti e comando elettropneumatico della frizione risolve invece abbastanza bene l’endemica scarsa capacità di ripresa dai bassi regimi dei motori Wankel. Decisamente sopra la media i consumi, anche di olio, e non è facile mantenersi sui 7-8 chilometri/litro di benzina.

Accolta con favore dagli esperti, e vincitrice del premio “Auto dell’Anno 1968”, la berlina NSU ha consensi molto più tiepidi da parte del pubblico: un po’ di diffidenza verso le forti innovazioni e, soprattutto, i problemi di affidabilità sono penalizzanti e costosissimi per la casa gl’interventi in garanzia. Da noi la Ro 80 resterà in ombra, venduta ad un prezzo di 2 milioni 490mila lire, alto rispetto al milione 665mila della Giulia o ai 2 milioni 250mila della BMW e alla pari con una Mercedes 190.

Nel tempo, gli aggiornamenti sono limitati e, in gran parte a causa proprio dell’insuccesso del modello, nel 1969 la NSU viene assorbita dal Gruppo Volkswagen. L’anno successivo un  restyling modifica in particolare il frontale, ora con doppi fari, e opportune migliorie irrobustiscono il birotore. Ancora un lieve lifting nel 1975 e nel 1977 termina la produzione, dopo 37mila 500 unità, delle quali appena 3mila vendute in Italia. Esito negativo per una vettura bella e raffinata che non avrà eredi, abbandonando il Wankel alla sola Mazda. 

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