Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 03:54

Lancia Loraymo, pura fantasia.

Massimo Tiberi ·

Raymond Loewy, parigino naturalizzato statunitense, è stato uno dei grandi del design industriale, un creativo eclettico che ha messo la sua firma su rossetti e tostapane come sulla conchiglia simbolo della Shell o sul pacchetto con il bollo rosso delle sigarette Lucky Strike. E tra un lavoro per la Coca Cola, un francobollo o la carrozzeria degli autobus della Greyhound non ha mancato di cimentarsi anche con le auto. Prolifica e importante la collaborazione con la Studebaker, dalla Champion alla Avanti, e ha stupito negli anni Cinquanta con prototipi, oggi di direbbe concept-car, dai tratti oltremodo fuori dagli schemi, basti pensare alle invenzioni su telai Jaguar XK e BMW 507.

Altro esempio che non teme certo di distinguersi per esuberanze formali la coupé, esemplare unico per uso personale, Lancia Flaminia battezzata Loraymo, l’acronimo dell’indirizzo telegrafico dello studio dello stilista, apparsa al Salone di Parigi del 1960. Un’italiana di indiscutibile prestigio, vestita nelle varie versioni di serie da Pinin Farina, Touring e Zagato, qui interpretata senza concessioni alla razionalità e ai vincoli produttivi, per un esercizio, uno sfoggio di pura fantasia.

Inconfondibile

E’ il frontale ad impressionare di più. Non si può definire un capolavoro di eleganza, ma i tratti estremamente vistosi rivelano qualche spunto interessante, a partire dalla cornice cromata della monumentale calandra molto prominente, molleggiata con funzione di paraurti, mentre due ali ai lati sostengono le ogive dei fari supplementari.

Avvolgente il parabrezza e, quasi a contrasto con gli eccessi dell’anteriore, più classico e “pulito” l’andamento ad onda delle linee verso il posteriore che si chiude con un minimo accenno di pinne, sottili fanalini orizzontali, un semplice paraurti a lama e due sportivi tubi di scarico. Carenature cromate per i cerchi ruota, maniglie incassate sulle portiere e panoramico il lunotto in perspex, sovrastato da uno spoiler ad incidenza regolabile che ritroveremo su vetture successive.

Un vestito in alluminio

La carrozzeria, lunga sui 4 metri e mezzo, di colore ambra metallizzato, è realizzata in alluminio dalla torinese Motto e la Loraymo offre un abitacolo da tipica granturismo dell’epoca, recuperando parte della componentistica Lancia, e rifinita artigianalmente con rivestimenti in pelle e il bel volante Nardi a tre razze di metallo e corona in legno. Comodi i sedili anteriori e la panchetta posteriore ha lo schienale ribaltabile per accedere al vano bagagli che non dispone di apertura dall’esterno.

Nel complesso, un insieme di stravaganze e raffinatezze che però hanno solida base sull’eccellente e sofisticata meccanica della Flaminia. Una trazione posteriore con sospensioni anteriori indipendenti e retrotreno a ponte De Dion, freni a disco e cambio a quattro marce in blocco con il differenziale. Il motore, V6 2,5 litri in lega leggera, vanta l’elaborazione Nardi, con tre carburatori doppio corpo e altre modifiche che portano la potenza dagli originari 119 a 150 cavalli, per una velocità nell’ordine dei 190 chilometri orari.

Inizialmente di proprietà dello stesso Raymond Loewy e trasferito negli Stati Uniti, questo estroso oggetto mobile tornerà in Europa negli anni Ottanta e, dopo un restauro, entrerà a far parte della collezione Lancia

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