Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 01:53

Ford Cortina, lessico familiare.

Massimo Tiberi ·

Forte del successo dell’utilitaria Anglia, dai tratti anticonformisti, la Ford britannica cerca di riproporne le scelte stilistiche più innovative, come il lunotto dal taglio rovesciato, salendo di categoria. Ma la Consul Classic 315 del 1961, peraltro piuttosto conservatrice sul piano tecnico, non incontra i favori del pubblico ed esce di scena già nel 1963. Dall’anno precedente però era entrata in campo la Consul Cortina, appartenente praticamente allo stesso segmento di mercato e dall’aspetto più tradizionale, un’auto non certo rivoluzionaria, sotto tutti i punti di vista, ma che avrà ben maggiore fortuna.

Berlina tre volumi, a due o quattro porte, lunga 4,27 metri, la vettura ha tratti moderni e piacevoli, con qualche riferimento americaneggiante: semplice mascherina frontale con fari rotondi, accenno di pinne e luci posteriori anch’esse rotonde, sottili paraurti a lama. Un insieme che da’ l’impressione di appartenere ad una fascia più alta, uno degli elementi che ne accompagneranno il successo.

Spaziosa e razionale 

Spaziosi sia l’abitacolo che il vano bagagli, a conferma della vocazione familiare, ma finiture ed equipaggiamenti sono di carattere utilitario. La gamma comprende, inoltre, la versione wagon dalla notevole capacità di carico e che sarà molto apprezzata.

La meccanica, convenzionale, punta sull’affidabilità, dallo schema a trazione posteriore alle sospensioni anteriori McPherson e posteriori ad assale rigido con balestre, mentre i freni sono a tamburo (per i dischi anteriori bisognerà attendere). Il motore, quattro cilindri da 1,2 litri, deriva da quello dell’Anglia e non si distingue per raffinatezze: basamento e testa in ghisa, albero a camme laterale, potenza di 48 cavalli. Il cambio è a quattro marce sincronizzate e la leva di comando può essere sia a cloche che al volante.

Nessuna velleità quanto a prestazioni, con una velocità massima che tocca i 130 chilometri orari, spunti  non vivacissimi e consumi un po’ alti rispetto alla concorrenza. Nel complesso, una buona stradista, facile da guidare e con prezzi competitivi. Anche in Italia l’accoglienza non manca, partendo da un listino di un milione 210mila di lire per la quattro porte, pari nel confronto con la Taunus 12M della Ford tedesca, superiore però alle 960mila lire della Fiat 1100 e al milione 160mila della più dotata Fiat 1300.

Le cure di Lotus 

Per estendere le potenzialità di mercato, nel 1963 si aggiungono le varianti 1,5 litri, Super da 60 cavalli e GT, con carburatore doppio corpo da 78 cavalli, più ricche di accessori. Ma a stravolgere sul serio la personalità dell’auto è l’elaborazione firmata dalla Lotus, che fa di una berlina “borghese” un’arma micidiale nelle competizioni, sia nei rally che in pista.

Soltanto a due porte, in bianco e banda laterale verde lungo la fiancata,  questa sportiva che diventerà mitica monta un motore 1,6 litri della factory di Hetel (lo stesso della spider Elan), bialbero e due carburatori doppio corpo da 105 cavalli, che possono superare i 140 nelle trasformazioni da corsa, oltre a modifiche sostanziali negli assetti e nell’impianto frenante. Di serie capace di sfiorare i 180 chilometri orari, sarà l’acerrima rivale delle Alfa Romeo Giulia nelle gare Turismo e vincitrice di Campionati con alla guida piloti del calibro di Jim Clark.

Gemella della Taunus 

Un lieve restyling nel 1964 porta all’eliminazione del nome Consul e nel 1966 arriva la seconda serie della Cortina, completamente rivista nell’estetica da Roy Haynes e in crescita per qualità e ambizioni commerciali. Alla base sempre le cilindrate 1,2 e 1,5 litri, ma si affiancano un 1.300 da 58 cavalli e, nel 1967, un 1.600 da 92. Non manca neppure una nuova Lotus, dagli accenti meno estremi.

Salto ulteriore in avanti, e ingresso a pieno titolo nel settore delle medie, con la terza generazione del 1970, che da’ inizio alle sinergie con la cugina tedesca Taunus, fino alla sostanziale eguaglianza, formale e tecnica, con la quarta e quinta generazione, rispettivamente del 1976 e del 1979. Ampio lo spettro delle cilindrate di nuovi, più avanzati motori da 1,3 a 2,3 litri, anche V6, e allestimenti in netto progresso con al vertice il lussuoso Ghia. La produzione termina nel 1982, superando le 4 milioni di unità, per lasciare il posto all’erede Sierra.

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