Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 02:18

Goggomobil, la tedesca micro.

Massimo Tiberi ·

In una Germania post bellica che sta ricreando le basi della sua industria legata alla mobilità, anche la Glas, antica azienda bavarese fondata nel 1883 per produrre macchine agricole, cerca di trovare spazio nel mercato in fermento. Al pari di altri costruttori, l’iniziativa parte nel settore delle due ruote ma, nel 1955, la casa di Dingolfing compie il salto nel mondo dell’auto. Come la BMW con l’Isetta o la Messerschmitt con la KR, l’interesse guarda al campo delle superutilitarie, ma in questo caso non si tratta di “bubble car” frutto di forti compromessi, quanto piuttosto di una vera vettura per quanto piccola, più simile a quelle che saranno qualche anno dopo le nostre Fiat 500 e Autobianchi Bianchina o le tedesche Zundapp Janus e Fuldamobil.

Versatile

Battezzata Goggomobil, dal nomignolo del nipote del patron Hans Glas già utilizzato per uno scooter, nasce una berlinetta due porte a motore posteriore, lunga soltanto 2,90 metri e leggerissima (neppure 400 chili), dalla linea a tre volumi e dall’aspetto simpatico. L’abitacolo è luminoso, con vetri laterali scorrevoli, può ospitare, a prezzo di sacrifici ovviamente, quattro persone e l’allestimento, semplice, è tutt’altro che trascurato. Minima la capienza del vano bagagli anteriore, con ruota di scorta in posizione frontale verticale, e a richiesta si può avere il tetto apribile in tessuto, arrotolabile a mano, che scopre l’intero padiglione.

Disposto a sbalzo del retrotreno, un bicilindrico a due tempi, raffreddato ad aria, di 250 centimetri cubici, cambio a 4 marce e frizione bidisco, mentre le sospensioni sono tutte a ruote indipendenti e i freni a tamburo. La potenza di 14 cavalli è sufficiente a permettere alla Goggomobil di superare gli 80 chilometri orari e il consumo di miscela benzina/olio è limitato. Una minima, insomma, che ai tempi consente anche tragitti extraurbani, più comoda e guidabile di una Isetta.

E la versatilità si accentua con gli aumenti di cilindrata a 300 e 400 centimetri cubici per potenze che arriveranno a 20 cavalli e velocità di 100 chilometri orari. Costanti gli affinamenti di carrozzeria e allestimenti, con l’adozione di vetri discendenti a manovella e portiere che verranno poi incernierate anteriormente negli anni Sessanta.

In Italia non conquista

Utilizzando la stessa piattaforma e la stessa meccanica, inoltre, vengono offerti un furgoncino, praticamente un cubo su quattro ruote come il “Bulli” Volkswagen, e le TS coupé e cabriolet 2+2, dallo stile addirittura pretenzioso e con qualche accenno di lusso, che spesso diventeranno seconda macchina per famiglie abbienti, destinate soprattutto alle signore.

In Italia le Goggomobil sono autentiche rarità e poco competitive con le nostre utilitarie, ma in Germania riescono a conservare discrete quote di mercato, nonostante il lancio di modelli Glas assai più moderni, a partire dalle compatte Isar del 1958 a motore anteriore e le sportiveggianti 1004 del 1962. Dopo aver tentato la scalata alle categorie ancora superiori, con la 1700 del 1964 e addirittura la prestigiosa V8 del 1965, la casa di Dingolfing, in crisi, verrà inglobata nel 1966 dalla BMW, che comunque non manda in pensione la vetturetta fino al 1969. Oltre 280mila gli esemplari, e se ne aggiungono altri costruiti all’estero, dalla Spagna alla lontanissima Australia.

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