Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 02:50

Mazda, in Turchia con CX-60 e CX-5.

Angelo Berchicci ·

TREBISONDA - Mentre dai minareti si alza il richiamo dei muezzin, i primi raggi di sole risvegliano i giganti di pietra, avvolti in una coperta rosacea. Ci troviamo nella regione turca della Cappadocia, nel cuore della penisola anatolica, e attorno a noi prende vita lo spettacolo dei “camini delle fate”, piramidi di tufo modellate dal tempo e dai fenomeni atmosferici, che sembrano uscite da un libro di fiabe. All’alba i turisti affollano l’area del Parco di Göreme, attirati dai giochi di luce proiettati sul paesaggio roccioso e dalle mongolfiere che si librano in volo nella quiete mattutina.

Per noi è l’inizio di un viaggio che dalla città di Ürgüp ci vedrà arrivare a Trebisonda, sulle sponde del Mar Nero: circa 1.100 chilometri da percorrere in 2 giorni, attraversando le regioni centrali e orientali dell’Anatolia, compresi passaggi a dir poco avventurosi, come la Kemaliye Stone Road e la D915, strade di montagna ritenute tra le più pericolose al mondo. E’ questo il teatro dell’ultimo Mazda Epic Drive, che segue quelli in Siberia e in Kazakistan: delle “spedizioni” con le quali il costruttore giapponese vuole mettere alla prova le vetture in contesti impegnativi e lontani dal loro impiego comune, facendo vivere il fascino dell’esplorazione di terre remote. Per l’occasione le nostre compagne di viaggio saranno il nuovo suv top di gamma, la CX-60, nella sua motorizzazione ibrida plug-in, e la CX-5 my 2022 con propulsore diesel, entrambe dotate rigorosamente della trazione integrale.

Attraversando la Stone Road

Ci mettiamo in marcia dalla Cappadocia di buonora, dopo aver passato la notte in una delle tante formazioni rocciose che fino a non molto tempo fa ospitavano interi villaggi, i quali oggi hanno lasciato il posto a scenografici alberghi diffusi e resort. Spostandoci verso oriente ci addentriamo nell’Anatolia più profonda e il panorama diventa rapidamente di tipo rurale. Bastano poche decine di chilometri per ritrovarsi in una realtà molto diversa, lontani dagli occhi dei turisti, tra villaggi che vivono di agricoltura e paesi-dormitorio sorti nei pressi di cave e miniere. Uno specchio che riflette le grandi differenze socioeconomiche della Turchia, dove a Istanbul e in poche province nord-occidentali si concentra la maggior parte della popolazione, nonché delle attività industriali e della ricchezza.

Il traffico è poco e per lo più formato da camion stracarichi, mezzi agricoli e vecchie vetture degli anni ’80. Dopo 4 ore e mezza di tragitto, tra sporadiche tratte autostradali, infinite strade statali e tortuose strade secondarie, viene evidenziata la capacità della CX-60 di affrontare lunghe percorrenze in relax e assicurando un comfort ottimale, anche dal punto di vista acustico, con il quattro cilindri da 2,5 litri che si dimostra silenzioso e lineare. Dopo esserci arrampicati su una ripida strada di montagna, sfruttando la coppia in basso fornita dall’unità elettrica (la coppia di sistema è di 500 newtonmetri, per una potenza di 328 cavalli), arriviamo in vista del fiume Karasu, da cui nasce l’Eufrate, e il percorso inizia a farsi impegnativo.

Attraversiamo, infatti, la Kemaliye Stone Road, una strada brecciata con numerosi tunnel scavati all’interno della montagna e tratti a strapiombo sul Karanlik Canyon, dalla profondità di oltre 600 metri. Su questo fondo accidentato abbiamo modo di apprezzare ancora una volta l’assetto bilanciato della CX-60, che riesce ad ammortizzare bene le sconnessioni, nonostante i grandi cerchi in lega da 20 pollici dell'allestimento Homura si prestino poco ad un uso fuoristradistico. La prima giornata si conclude nella città di Elâzig, dopo circa 600 chilometri in cui la CX-60 si è dimostrata una compagna di viaggio ottimale e pronta a coccolare gli occupanti grazie alla qualità dei suoi interni.

Verso il Mar Nero

Ripartiamo l’indomani a bordo della Mazda CX-5, attraversando su un battello la diga di Keban, realizzata sul fiume Eufrate. Subito salta all’occhio l’ampia presenza di militari nella zona: posti di blocco e pattuglie della Jandarma abbondano lungo le strade principali e in ingresso e uscita di ogni centro abitato. Siamo in una regione sensibile, attraversata dalle rotte dei migranti siriani e non lontano da Diyarbakir, ritenuta la capitale del kurdistan turco.

Ci dirigiamo verso nord imboccando la D915, una strada statale lunga 106 chilometri, che collega la città di Bayburt con il Mar Nero. La strada venne realizzata dagli occupanti russi durante la Prima Guerra Mondiale e il suo tratto più suggestivo è sicuramente quello centrale. Superato il villaggio di Kiliçkaya l’asfalto finisce e inizia una angusta mulattiera, che in pochi chilometri porta in cima al monte Soganli, a 2.330 metri di altitudine. Da qui si ridiscende verso l’altro versante passando dalle famigerate curve Derebasi, 29 tornanti talmente stretti da richiedere più di una manovra per poter girare l’auto, collegati tra loro da rampe esposte sul vuoto. La situazione mette a dura prova chi soffre di vertigini e richiede nervi saldi, vista la concreta possibilità di incontrare mezzi in direzione opposta e il meteo che cambia in fretta a causa dell’altitudine.

In questo contesto la trazione integrale i-Activ AWD della CX-5 è un toccasana, in grado di farci sentire sicuri persino nei tratti più impervi. Le dimensioni relativamente compatte del suv - 4,57 metri di lunghezza - si rivelano un vantaggio, che non va a discapito dell’abitabilità dei sedili posteriori (anche se chi siede al centro deve fare i conti con un tunnel piuttosto pronunciato). Nelle salite più ripide vengono in aiuto i 445 newtonmetri di coppia e la prontezza di risposta del propulsore 2.2 turbodiesel da 184 cavalli, che ci ha sorpreso anche per i consumi contenuti: siamo riusciti a tenere una media superiore ai 13 chilometri/litro nonostante un uso decisamente sui generis, un dettaglio non da poco se si viaggia in un territorio dove la presenza di distributori non è capillare come in Italia.

Al tramonto, dopo aver percorso circa 500 chilometri, avvistiamo il Mar Nero e la città di Trebisonda, da sempre strategico crocevia per i commerci tra oriente e occidente. Il nostro viaggio termina qui, con panorami che rimarranno impressi a lungo nella memoria, grazie anche alla versatilità delle Mazda CX-60 e CX-5, che hanno portato a termine la sfida senza fare una piega.

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