Ultimo aggiornamento  29 novembre 2022 09:14

Fiat 1100 S, opera di ricostruzione.

Massimo Tiberi ·

Nei primi anni del secondo dopoguerra italiano, anni difficili ma, per un Paese impegnato nella ricostruzione e che non manca di ottimismo, anche le competizioni automobilistiche cercano di riannodare il filo spezzato con l’importante eredità del passato. Un ruolo di primo piano lo gioca la Mille Miglia, rinata all’insegna della straordinaria attenzione da parte del pubblico e di stimolo per le case che vogliono ritrovare visibilità e testare capacità tecniche nella fase del rilancio produttivo.

Anche la Fiat, che crede ancora nell’utilità delle gare guardando al più importante degli appuntamenti nazionali e non solo ad esso, oltre a favorire la partecipazione dei modelli di grande serie mette a punto un’auto più specificamente progettata e destinata all’impiego agonistico e che farà il bello e il cattivo tempo nella sua categoria per anni e nelle prove più varie.

Anche in gara

Dopo la presentazione, senza disputare la corsa, alla Sassi-Superga del 1947, la nuova Fiat 1100 S diventa così una punta di diamante dell’impegno sportivo della marca torinese. La base di partenza utilizzata da Dante Giacosa, anche per risparmiare sui costi in tempi di inevitabili ristrettezze, è la 508 C Mille Miglia anteguerra, che aveva dato buona prova di se pur derivando la meccanica dalla popolare Balilla 1100 del 1937. Il disegno della carrozzeria, in alluminio basata su una piattaforma in acciaio, assolutamente fuori del comune, è rivisto, con frontale caratterizzato dalle diverse prese d’aria e, su alcune unità, con un terzo faro centrale, mentre l’aerodinamica è sempre curata con la parte posteriore dalla massiccia bombatura che ricorda i furgoni e riduce però al minimo la visibilità dal minuscolo lunotto. Diviso in due parti il parabrezza, scorrevoli i cristalli laterali e carenature alle ruote posteriori, in seguito provviste di feritoie per migliorare il raffreddamento dei freni o eliminate. Lunga 3,93 metri, la vettura, realizzata dal Reparto Carrozzerie Speciali Fiat, ospita all’interno due passeggeri in un ambiente volutamente  spoglio, funzionale al ruolo sportivo e con una strumentazione adeguata, ma non mancano esemplari dagli allestimenti un po’ meno essenziali e con qualche tocco più ricercato come il volante a due razze e la pomelleria dei comandi in bachelite color ambra.Tradizionale lo schema meccanico a trazione posteriore, mentre il motore è il quattro cilindri 1.089 centimetri cubici della Balilla notevolmente migliorato nella distribuzione, nell’alimentazione e nel sistema di raffreddamento per ottenere l’ottima potenza all’epoca, in rapporto alla cilindrata, di 51 cavalli per una velocità di 150 chilometri orari. Il cambio a quattro marce ha ancora prima e seconda non sincronizzate, i freni sono a tamburo, le sospensioni anteriori indipendenti e posteriori ad assale rigido con balestre montano barre stabilizzatrici.

Va alla Mille Miglia

Auto  dal comportamento su strada molto gradito ai piloti e soprattutto affidabile, la 1100 S non delude certo le aspettative sui terreni di gara e la Mille Miglia è il suo palcoscenico ideale. Subito, nel 1947, alla prima edizione dopo il conflitto, dietro il vincitore Clemente Biondetti, al volante di un’Alfa Romeo 8C 2900 berlinetta, e tre Cisitalia, secondo posto per Tazio Nuvolari, tagliano il traguardo ben cinque Fiat. Addirittura eccezionale il risultato nell’anno successivo, con secondo, terzo e quarto posto assoluti dietro la Ferrari 166 S del solito Biondetti.

Fino al 1950 ne verranno prodotte 401, molte dai palmares prestigiosi anche a livello internazionale, intanto nel 1949, al Salone di Ginevra viene presentata la 1100 ES carrozzata da Pininfarina. Questa volta si tratta di una elegante coupé, interamente in acciaio, meccanicamente analoga alla precedente S ma dalla vocazione profondamente diversa. E’ una più confortevole granturismo, che va ad affiancarsi alla gamma della nuova berlina 1100 E, ultima evoluzione della vecchia Balilla che, nel 1953, lascerà il posto alla moderna 1100-103 e alle sue discendenti. Però, da parte sua, il motore 1.089, via via aggiornato, resterà in campo e proseguirà la sua ultralongeva carriera chiudendola nel 1969 sotto il cofano della 1100 R.

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