Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2022 03:04

DKW Junior, piccola meraviglia.

Massimo Tiberi ·

DKW, per Das Kleine Wunder (la piccola meraviglia), è l’acronimo ribattezzato dopo quello di fondazione della casa tedesca nel 1916, Dampf Kraft Wagen (auto a vapore), sottolineando il passaggio negli anni Venti alla produzione di moto e poi di vetture dalla cilindrata contenuta, sviluppando in particolare la tecnologia dei motori a due tempi.

Nel 1932 ingresso nel Gruppo Auto Union, con Horch e Wanderer portando con se anche l’acquisita Audi, mentre nel secondo dopoguerra, prima nazionalizzata e dal 1957 con gli altri marchi nell’orbita Mercedes, la DKW torna in campo con le due ruote e con una gamma di veicoli dall’estetica e dai contenuti originali.

Lanciata nel 1959, la Junior diventa il modello di punta, un’utilitaria che guarda però alla fascia superiore del mercato per le sue caratteristiche fuori del comune. Berlina tre volumi e due porte, disegnata da Josef Dienst e Erich Angerhofer, lunga appena sotto i 4 metri, si distingue per un aspetto piuttosto vistoso, dai richiami americaneggianti: pinne posteriori, fari anteriori rotondi con palpebra superiore e un frontale con ampia calandra che mette in evidenza il simbolo Auto Union dei quattro anelli.

Spazio abbastanza ampio all’interno, bagagliaio dalla buona capienza con ruota di scorta disposta lateralmente, allestimenti di qualità discreta ma dotazioni all’osso, modesta strumentazione raccolta in un elemento trapezoidale, sulla plancia un piccolo vano ripostiglio.

Avanguardia per l'epoca

Lo schema meccanico è quello caro alla DKW, motore e trazione anteriori, d’avanguardia all’epoca, mentre viene ancora scelta l’ormai obsoleta soluzione del telaio, a longheroni e traverse, separato dalla carrozzeria. A barre di torsione le sospensioni, anteriori indipendenti e posteriori a ponte rigido, a tamburo i freni, “in board” gli anteriori, e molto diretto lo sterzo a cremagliera (appena 2,25 giri del volante per la sterzata completa).

Prerogativa, che distingue la Junior da tutte le dirette concorrenti, il motore tre cilindri a due tempi da 741 centimetri cubici, accoppiato ad un cambio a 4 marce sincronizzate con comando al volante e frizione automatica Saxomat a richiesta. I 34 cavalli di potenza consentono di raggiungere i 115 chilometri orari, prestazione di buon livello, ma i consumi sono sopra la media della categoria.

Poco nota da noi

Il riscontro commerciale in patria e su alcuni mercati è soddisfacente, in Italia però la diffusione della Junior è assai limitata, considerando anche il prezzo non troppo competitivo di 960mila lire, superiore a quello di un Maggiolino Volkswagen e alla pari con la Fiat 1100.

Con l’arrivo nel 1961 della versione De Luxe, molti sono gli aggiornamenti, a partire da un restyling, evidente l’aggiunta dei deflettori alle portiere, e dal miglioramento degli equipaggiamenti e delle finiture (plancia rivestita in finto legno, optional la vernice bicolore). Il motore sale a 796 centimetri cubici, conservando la stessa potenza, ed è importante l’adozione del miscelatore automatico benzina/olio che semplifica la gestione del ciclo a due tempi.

Storia breve

Dopo 238mila esemplari costruiti, nel 1963 il testimone passa ala F12, stilisticamente senza sostanziali modifiche ma con passo allungato, freni a disco anteriori, cilindrata portata a 889 centimetri cubici per 40 e poi 45 cavalli, affiancata da una variante cabriolet da 50 cavalli e dalla più semplice F11 alla base della gamma.

Fine produzione nel 1965 e altre 113mila unità, quando la DKW entra a far parte del Gruppo Volkswagen, uscendo di scena,  e il marchio dei quattro anelli Auto Union diventerà simbolo della nuova Audi.

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