Ultimo aggiornamento  03 dicembre 2022 04:24

Mercedes 190 E 2.3-16, nata per correre.

Massimo Tiberi ·

Protagonista di una svolta storica nelle strategie Mercedes, la berlina 190 del 1982, sigla interna W201, non lo è soltanto per la sua collocazione in un ambito di mercato nuovo per la casa di Stoccarda, nella fascia inferiore rispetto ai modelli tradizionali, ma anche dal punto di vista dello stile e dei contenuti tecnici.

Bruno Sacco, allora responsabile del design del marchio, ha scelto dimensioni abbastanza compatte (lunghezza di 4,43 metri) e tratti decisamente più moderni e slanciati, pur confermando la forma a tre volumi della carrozzeria e senza rinunciare al classico radiatore sormontato dalla “Stella a tre punte”. Nella meccanica, che conserva lo schema a trazione posteriore, colpiscono soluzioni di rilievo, come il raffinato retrotreno a bracci multipli, e il motore quattro cilindri 2 litri che, nella variante ad iniezione, offre l‘ottima potenza di 122 cavalli.

Versione "sprint"

Un’auto che svecchia l’immagine Mercedes e che sorprende ancor più quando al Salone di Francoforte del 1983 viene presentata la 190E 2.3-16, versione sportiva dal grande temperamento e anticipatrice di quella categoria di successo delle berline ad alte prestazioni che vedrà in seguito l’affermazione di modelli come la BMW M3 e tante altre, oltre alle future AMG. Al momento del lancio, già può vantare record ottenuti sulla pista di Nardò e la vocazione agonistica l’accompagnerà nell’intero arco della carriera.

Gli interventi, rispetto alla vettura di base, non ne stravolgono l’impostazione, ma la sostanza ne accentua con decisione il carattere. All’esterno è subito riconoscibile per l’alettone collocato sul cofano bagagliaio, i codolini passaruota, le “minigonne” laterali, i cerchi in lega e il paraurti anteriore con effetto spoiler. Il tutto porta ad un coefficiente aerodinamico pari a 0,32,di riferimento all’epoca per il tipo di carrozzeria.

All’interno, la qualità costruttiva elevata e un allestimento improntato alla sobrietà e all’eleganza, non manca una fascia in legno sul tunnel, sono sottolineati da pochi accenti di tono sportivo: dalla strumentazione arricchita con elementi sulla consolle centrale (termometro olio, orologio digitale e voltmetro) ai sedili anteriori più profilati in pelle con fascia centrale in tessuto a quadretti.

Optional i rivestimenti completamente in pelle e, fra gli accessori, airbag e condizionatore con possibilità di regolare separatamente la temperatura sui due lati. L’abitacolo ha una configurazione a quattro posti (sedili posteriori singoli divisi da un poggiabraccia), il vano bagagli ha buona capienza e inizialmente sono disponibili per l’esterno soltanto due colori metallizzati, nero e grigio.

Motore in collaborazione con Cosworth

E’ però nella meccanica che la 190E 2.3-16 segna maggiormente la distanza dalla vettura d’origine. Come da sigla, il motore ad iniezione ha una cilindrata portata a 2,3 litri e la testata bialbero a 16 valvole è frutto della collaborazione con la Cosworth, mentre il cambio è un 5 marce Getrag ed è montato un differenziale a slittamento limitato.

Di notevole livello la potenza di 185 cavalli a 6.200 giri/minuto e la coppia è di 25 chilogrammetri a 4.500 giri/minuto. Le raffinate sospensioni sono adattate nella taratura e dispongono di sistema autolivellante, l’impianto frenante è a 4 dischi con ABS, lo sterzo è servoassistito e i pneumatici ribassati da 205/55 sono Pirelli specificamente studiati per la nuova Mercedes. Da granturismo le prestazioni (230 chilometri orari di velocità massima e accelerazione da 0 a 100 in 7,5 secondi), ma è soprattutto il comportamento dinamico a pareggiare il confronto con sportive di razza. Nel tempo, arriveranno la variante catalizzata, il cambio automatico e il differenziale autobloccante a controllo elettronico.

Naturalmente, la casa tedesca non manca di valorizzare la sua esclusiva creatura anche con un prezzo a dir poco elevato: in Italia gli oltre 47 milioni di lire doppiano il costo della normale 190E, superano di circa 10 milioni quello di una BMW M535 o di una Porsche 944 e di una quindicina quello di una Maserati Biturbo S o di un’Alfa Romeo GTV6.

In pista

D’altra parte, la produzione in serie limitata guarda in modo particolare alle competizioni. Primo approccio alla pista, una gara promozionale sul circuito del Nurburgring nel 1984, con 20 vetture messe a disposizione dei piloti di Formula 1, vinta dall’allora esordiente Ayrton Senna che da’ la paga a campioni di chiara fama come Lauda e Prost. Negli anni successivi, forte l’impegno in crescendo nella gare Turismo dove si fa luce soprattutto nel DTM tedesco. E nel 1988 l’arma si affila ancora di più.

Al Salone di Parigi debutta la 190E 2.5-16, in concomitanza con l’aggiornamento dell’intera gamma. A parte le lievi modifiche estetiche, nei colori e di allestimento, il motore cresce a 2,5 litri per 204 cavalli e, nel 1989, si affianca la Evolution, con interventi di affinamento sul quattro cilindri, sull’aerodinamica e sugli assetti, realizzata nelle 502 unità necessarie all’omologazione e quanto mai valido punto di partenza per le versioni da corsa.

Ulteriore sviluppo, la Evolution II del 1990, che si distingue a prima vista per l’alettone posteriore sovradimensionato, con potenza che sale a 235 cavalli portando la velocità a 250 chilometri orari e l’accelerazione da 0 a 100 a 7,1 secondi. Ancora 502 esemplari e conquista, con Klaus Ludwig, del DTM 1992. E’ il canto del cigno per la 190 sportiva e la produzione termina nel 1993 quando esce dalla fabbrica l’ultima di oltre 26mila totali.     

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