Ultimo aggiornamento  03 ottobre 2022 04:46

Luce Verde

Volvo 140, scusate l'anticipo.

Massimo Tiberi ·

Alla metà degli anni Sessanta Volvo ha appena mandato in pensione le ultime PV nate nel dopoguerra e la sua produzione fa perno sulle berline e wagon della Serie 120 Amazon, in campo a partire dal 1956. Gamma dunque invecchiata e che necessita di un profondo aggiornamento. Senza abbandonare le 120, entra così in scena, presentata nel 1966, la nuova Serie 140: non rivoluzionaria e in continuità dal punto di vista tecnico, ma decisamente più moderna e con un salto di qualità anche sul fronte della sicurezza, valore da sempre identitario per le auto della casa di Goteborg.

Un'auto che piace

Al lancio la vettura convince per i tratti sobri disegnati da Jan Wilsgaard, che riesce a dare eleganza a un aspetto capace comunque di trasmettere l’immagine di solidità cara alla Volvo. Classica nella formula berlina tre volumi, lunga 4,65 metri, viene proposta nelle versioni 142 e 144, rispettivamente a due o quattro porte, alle quali si aggiungerà dopo qualche mese la 245 wagon. Un modello quest’ultimo, dal taglio netto  squadrato della parte posteriore e padiglione leggermente rialzato, con capacità di carico eccezionale e che decreterà il primato del marchio nella categoria, valore mantenuto a lungo nel tempo.

Evoluzione della Amazon, la Serie 140 conferma lo schema motore anteriore-trazione posteriore, modificate le sospensioni posteriori a ponte rigido e barra Panhard, notevole il passo avanti dell’impianto frenante a quattro dischi e circuito sdoppiato, mentre la scocca è a struttura differenziata e sono disponibili i poggiatesta e le cinture di sicurezza con richiamo acustico, non manca a richiesta neppure il differenziale autobloccante: tutto a sottolineare l’attenzione, al di sopra della media dei costruttori per l’epoca, alla sicurezza.

Il passo maggiorato consente una migliore abitabilità, i sedili anteriori hanno la regolazione sia in inclinazione che lombare e le ampie superfici vetrate danno grande luminosità all’abitacolo. Badano al sodo gli allestimenti, niente lusso ma cura costruttiva e materiali di buona qualità, semplice la strumentazione a sviluppo lineare con la curiosa possibilità di muovere manualmente un cursore a freccia sul tachimetro per indicare i limiti di velocità secondo la segnaletica stradale. Generosa, anche sulle berline, la capienza del bagagliaio che può ospitare, ai lati, perfino due ruote di scorta sistemate in verticale.

Varie soluzioni

Strutturalmente robusta - celebre la pubblicità che vede una 144 sorreggerne altre sei sul tetto senza deformarsi- le nuove svedesi hanno un peso non indifferente, intorno ai 1.200 chili, ma il motore non è comunque troppo sottodimensionato: un quattro cilindri 1,8 litri, d’impronta convenzionale ad albero a camme laterale, monocarburatore da 85 cavalli o bicarburatore da 115 per la S, che consente alla berlina di raggiungere i 160 chilometri orari accelerando da 0 a 100 in poco più di 13 secondi. A quattro marce sincronizzate il cambio e, optional, l’overdrive sul quarto rapporto o un automatico.

Confortevoli, affidabili, notevoli stradiste nel comportamento e dai consumi contenuti rispetto alla cilindrata, le Volvo 140 hanno successo e in Italia, dove si inseriscono nella fascia di mercato superiore, conquistano una discreta nicchia, nonostante prezzi abbastanza elevati: una 144 S supera i due milioni di lire, rispetto al milione e 850mila della Lancia Flavia o al milione 775mila dell’Alfa Romeo Giulia Super.

Le versioni successive

Nel 1968, puntando ad un target più alto senza ricorrere ad eccessivi investimenti, alla gamma si aggiunge la 164, leggermente allungata, con calandra verticale a quattro fari e dalle finiture più ricche. Sotto il cofano un sei cilindri tre litri da 130 cavalli e 160 nella variante ad iniezione. Fino al 1974 se ne produrranno 146mila.

L’alimentazione ad iniezione arriverà anche sulle 140, a partire dal 1971, con cilindrata portata a due litri per 124 cavalli. Nuovo, invece, il due litri ad albero a camme in testa del 1972, proposto con diverse potenze a toccare i 126 cavalli, mentre vari, ma mai sostanziali, sono nel tempo i restyling e i miglioramenti nell’equipaggiamento.

La carriera termina nel 1974, a quota 792mila unità costruite, lasciando il passo alla Serie 240, comunque ancora uno sviluppo, per quanto sostanzioso, nel segno della tradizione.

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