Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2022 02:29

Usa, al via il piano Biden sui chip.

Patrizia Licata ·

Entra nel vivo il piano del presidente americano Joe Biden per produrre semiconduttori negli Stati Uniti, il “Chips and science act”, un maxi-intervento da 52,7 miliardi di dollari per rilanciare la fabbricazione su suolo nazionale approvato in via definitiva dal Congresso a luglio. Il primo bando aperto alle imprese che soddisfano i requisiti per i finanziamenti è previsto a febbraio 2023 e i fondi saranno erogati a partire dal mese successivo, come ha reso noto il Segretario al Commercio Gina Raimondo in un’intervista al New York Times.

Il Dipartimento del Commercio metterà a disposizione 39 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi impianti produttivi e l’ammodernamento o l’espansione di quelli esistenti. Di questi, 28 miliardi serviranno per “stabilire una produzione nazionale d’avanguardia di chip logici e di memoria” e 10 miliardi per creare nuova capacità produttiva nei “chip maturi e di attuale generazione”, nelle tecnologie specialistiche e nelle componenti per l’industria, inclusi i chip per le automobili.  

Sussidi e incentivi per le fabbriche

Potenziare la capacità produttiva degli Stati Uniti vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero e non subire ripercussioni da eventuali interruzioni lungo le supply chain, come quelle che hanno duramente colpito l’industria dell’auto durante la pandemia. Senza chip non si costruiscono macchine e diversi costruttori in tutto il mondo hanno dovuto rallentare le consegne. La società di consulenza AlixPartners ha calcolato che la carenza di chip indotta dalla pandemia è costata all'industria automobilistica globale 210 miliardi di dollari di entrate potenziali solo nel 2021.

Biden ha sottolineato che trent’anni fa gli Stati Uniti detenevano una quota del 40% della produzione globale di processori; poi le fabbriche sono state trasferite all’estero e oggi negli Usa si produce solo il 10% del totale, nonostante la leadership del Paese “nella progettazione e nella ricerca”.

Per questo il Chips act prevede anche crediti di imposta del 25% per le fabbriche che saranno costruite negli Stati Uniti dal 1° gennaio 2023, con un costo per il governo federale stimato in 24 miliardi di dollari.

Chip per le auto elettriche e autonome

Altro obiettivo strategico del piano di Biden è assicurare agli Stati Uniti tecnologie all’avanguardia superiori a quelle dei concorrenti globali – e il riferimento alla superpotenza cinese è chiaro. La battaglia si combatte soprattutto sui processori per le applicazioni di intelligenza artificiale, che garantiscono la supremazia in numerosi settori incluse le auto elettriche e con funzioni di automazione, la gestione delle risorse energetiche e la progettazione della mobilità sostenibile nelle smart city.

Il Chips Act dell’Ue e il ruolo dell’Italia

Anche l’Unione europea ha la sua legge sui chip, lo European Chips Act, presentato dalla Commissione lo scorso febbraio. Si tratta di una serie di misure con le quali si punta a mobilitare oltre 40 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati.

L’obiettivo dell’Ue è simile a quello cui mira Biden in America: rispondere rapidamente a qualsiasi futura interruzione delle catene di approvvigionamento sviluppando una capacità interna di fabbricazione e avere tecnologie d’avanguardia proprietarie. Bruxelles vuole raddoppiare entro il 2030 la quota di mercato europea nella produzione di chip: oggi fabbrichiamo il 10% globale, a fine decennio dovremo arrivare al 20%.

L’Italia avrà un suo ruolo: il produttore statunitense Intel ha un piano decennale da 80 miliardi di euro (unendo investimenti dell’azienda e fondi dell’Ue) per creare nuovi stabilimenti in Ue e ci saranno strutture anche nel nostro Paese, probabilmente delle fabbriche per l’assemblaggio e il packaging dei chip in cui Intel investirà fino a 5 miliardi.

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