Ultimo aggiornamento  02 febbraio 2023 12:31

Automotive: i buoni e i cattivi per Greenpeace.

Redazione ·

Costruire auto più pulite, non solo mentre marciano, ma anche durante l’intero ciclo di vita, sostituendo le più inquinanti con altre maggiormente amiche dell’ambiente che ci circonda, così palesemente a rischio già nell’immediato futuro. L'industria - secondo molti - dovrebbe concentrarsi soprattutto su questo. Fra i fautori di questa idea il gruppo ambientalista mondiale Greenpeace che ha studiato le 10 principali case costruttici e stilato una classifica in base agli sforzi che si stanno facendo riguardo l'eliminazione graduale dei veicoli con motore a combustione interna, alla decarbonizzazione della catena di approvvigionamento e alla riduzione ed efficienza delle risorse, compreso tutto il complesso problema del riciclo dei materiali, in particolare dalle batterie. A questi parametri se ne aggiunge un altro, la percentuale di elettriche pure - le ibride non valgono - vendute.

Top ten

La classifica dei marchi vede al primo posto General Motors il cui risultato complessivo, tuttavia, è secondo Greenpeace a sua volta insoddisfacente, fermandosi a un 38,5 su base 100. In particolare il marchio Usa è il migliore tra quelli presi in esame per le vendite di elettriche (8,18% del totale) per l’eliminazione dei vecchi veicoli e la decarbonizzazione della catena di approvvigionamento.

Sul podio virtuale salgono poi Mercedes (37/100) in ritardo però per quando riguarda la commercializzazione di auto a batteria (3,82% complessivamente) e quindi Volkswagen (33/100) con il 5,21% di esemplari venduti a zero emissioni.

Seguono Ford (23,5/100), Hyundai-sia (22,3/100), Renault (20,3/100) e Stellantis (19,3/100) ora settima e che, se non altro, è in crescita rispetto all’anno scorso quando era 12esima. La sua percentuale di elettriche è però soltanto dello 2,86% sul totale, secondo Greenpeace.

Il problema Giappone

A chiudere la classifica stilata dal gruppo ambientalista ci sono tre marchi giapponesi: Nissan (13,4/100), Honda (12,8/1200) e Toyota (10/100). Quest’ultimo marchio in particolare ha solo lo 0,18% di elettriche pure vendute e una percentuale di eliminazione dei veicoli con combustione interna del 7,48, migliore solo di quella di Nissan. Secondo Greenpeace, Toyota è rimasta indietro anche nella decarbonizzazione della catena di approvvigionamento.

La Cina cambia tutto

Il gruppo ambientalista ha rilevato che le case automobilistiche fanno molto affidamento sulla Cina, che è il più grande mercato del mondo e offre ampie sovvenzioni agli acquirenti di veicoli elettrici, per aumentare la diffusione di mezzi a zero emissioni. Circa il 96% delle vendite di questi modelli di Gm e l’83%per Honda sono avvenute in Cina nella prima metà del 2022. Nello stesso periodo, hanno rappresentato solo il 2% delle commercializzazioni di Honda in Giappone e il 3% di quelle  di Gm negli Stati Uniti.

"In questo momento c'è molto clamore intorno ai veicoli elettrici, ma la realtà sul campo è che le case automobilistiche tradizionali non stanno facendo abbastanza", ha commentato Ada Kong, responsabile del progetto per Greenpeace. L’associazione ritiene che l'industria non stia abbandonando i combustibili fossili abbastanza rapidamente per contenere l'aumento della temperatura media annua del pianeta entro 1,5 gradi Celsius.

Il rapporto esorta i costruttori ad adottare ambiziose strategie di transizione in tutti i mercati, ben superiori agli obiettivi posti dalla politica: per Greenpeace si dovrebbe smettere di vendere veicoli convenzionali in Europa entro il 2028 e negli Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Giappone entro il 2030. La transizione deve essere attuata insieme agli investimenti nel riciclaggio delle batterie, alla decarbonizzazione della catena di approvvigionamento dell'acciaio e alla garanzia di una transizione equa per i lavoratori dell'industria per tutelarne i diritti e il benessere.

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