Ultimo aggiornamento  27 novembre 2022 06:30

Piedone.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

Una storia lunga cent’anni è ricca di episodi. Figuriamoci quella di un Autodromo come Monza, un destino sin da subito da protagonista per un tempo di costruzione che di per sé vale già la definizione di Tempio della Velocità: 110 giorni.

Provate a farlo ora. Storie in pole position, monoposto senza freni, superuomini – e superdonne – senza età. Scuderie e piloti vincenti, dentro e fuori il circuito. Nelle prossime pagine ognuno troverà una storia che lo farà uscire dal box della memoria e lo riporterà in pista. Ne ho conservata una per queste righe, perché secondo me rappresenta bene la passione che Monza può generare, quel sano entusiasmo che rende tutti uguali e partecipi allo stesso modo. È il 1982, una stagione non proprio felice per la Ferrari: la Rossa quell’anno va veloce ma Gilles Villeneuve muore a Zolden in Belgio e Didier Pironi esce con le gambe mal ridotte da un incidente a Hockenheim. Patrick Tambay, chiamato a sostituire Pironi, ha un’infiammazione al collo che ne limita i movimenti.

Una stagione nera più che Rossa ed Enzo Ferrari richiama a Maranello Mario Andretti. L’italiano d’Istria arriva a Fiorano, sale a bordo della Ferrari, fa qualche giro scende e dice ai tecnici: “Lasciatela così che va benissimo”. Anche perché al ristorante “Cavallino” ad aspettarlo ci sono il Drake e un doppio piatto di tortellini che negli Stati Uniti si sognano. Il tempo di tornare a Fiorano e Andretti a 42 anni “suonati” stabilisce il nuovo record della pista. Il 12 settembre le tribune di Monza non sono quelle di sempre. Giorni difficili per i tifosi ancora sconvolti dalla tragica fine di Gilles, fratello, figlio e nipote di tutti. Dietro la rete però ci si sente invincibili perché due mesi prima un gruppo quasi allo sbando ha vinto il campionato del mondo di calcio. Passione anche quella.

Entusiasmo che a Monza è pronto ad accendersi per scacciare gli incubi. Un silenzio surreale, quasi a non voler anticipare una festa, in un mondo dove la scaramanzia ha un valore terapeutico. Mario Andretti è il Paolo Rossi a motore. E lui non tradisce. In prova fa segnare il miglior tempo e il primato della pista. A Piedone – come lo chiamano gli addetti ai lavori dell’epoca – sono bastati quei pochi giri a Fiorano per prendere confidenza con la sua Rossa. Amore a prima vista. Ancora passione. Inizia la festa per i centomila, la più attesa della storia dell’Autodromo di Monza, più sentita di quella per il successo di Leclerc nel 2019. È “solo” una pole ma vale quanto una vittoria finale. Mai visto in questi anni qualcosa di simile per un risultato solo parziale.

Fa niente se poi Andretti per un problema meccanico il giorno successivo in gara finisce solo terzo, la passione a Monza non guarda le classifiche. Perché è passione vera.

(Pubblicato sul numero di settembre 2022 de l'Automobile)

In folle
il blog di Alessandro Marchetti Tricamo
Direttore de l'Automobile

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