Ultimo aggiornamento  30 novembre 2022 02:29

Mia cara dea.

Roberto Sposini * ·

La Citroën DS debutta nel 1955 per restare vent’anni sul mercato da icona planetaria di stile. DS come “déesse” nella pronuncia in francese, dea viene chiamata questa grande berlina destinata a rivoluzionare il concetto di comfort negli anni ’50. Solo molto tempo dopo a DS è stato aggiunto Automobiles per diventare un marchio premium a sé, una gamma di modelli nel 2014 e poi portabandiera di performance a zero emissioni con l’ingresso in Formula E, stando all’interno del gruppo Psa e ora di Stellantis.

Nessuno nel 1955 avrebbe sospettato che in quelle due lettere si sarebbe nascosto un futuro così longevo. Nemmeno i due papà dell’auto, l’italiano Flaminio Bertoni, pittore, scultore e disegnatore illuminato (progettò lui la Traction Avant, la 2CV, la DS e l’Ami 6) e l’ingegnere francese André Lefèbvre. Sono loro che al Salone di Parigi di quell’anno stupirono il mondo con quella creatura che diventerà un oggetto di culto del Novecento.

Design futuristico

Perché la DS non era semplicemente un’auto. Era un’invenzione. Un inno al futurismo. Era avanguardia e design. Era il comfort delle sospensioni idropneumatiche. Era la magia di sedili opulenti e straordinariamente accoglienti. Era il design di interni che sembravano usciti da un numero di Domus dell’epoca, per le tante citazioni all’interior design domestico ispirate alla scuola Bauhaus. Quel 6 ottobre del 1955 al Grand Palais di Parig, la prima DS 19 esposta sugli stand riuscì a trasmettere questo e altro, oltre a un’irrefrenabile voglia di possederla: 80mila ordini in 10 giorni. La gente smaniava per scoprire come facesse quell’auto a sollevarsi e ad abbassarsi, lieve e delicata come una piuma. Per carpire i segreti del suo comfort o dell’efficienza della sua frenata ad assistenza idraulica. E ancora la pratica versione “break”. Le tinte ricercate della carrozzeria. Le finiture e le sellerie in pelle artigianale della DS Cabriolet firmata da Henri Chapron. E poi nel 1959, avvolta in un misterioso total black con l’interfono per parlare con l’autista e gli interni in opulenta pelle grigia, una DS 19 Prestige diventa l’auto della grandeur francese. Il suo successo cresce su fronti quasi antitetici: dal lusso istituzionale con il presidente Charles De Gaulle che nel 1968 incorona auto ufficiale di Francia, destinata ad accogliere i potenti del mondo, a quello delle competizioni, con le vittorie al Rally di Monte Carlo, al Tour de Corse, nei rally del Marocco, Portogallo e Finlandia.

L’aria e l’acqua

“L’air et l’eau”, raccontavano le più famose campagne pubblicitarie DS del tempo. L’elasticità dell’aria e la morbidezza dell’acqua, riassunti nella “magia” delle soffici sospensioni. Per raccontare la DS, Citroën scelse l’artista André François, che attingendo da creature immaginarie del mondo animale certi ibridi tra pesci e uccelli, trovò il modo di rappresentare il comfort ineguagliabile della berlina francese, fra tenuta di strada e “souplesse”.

Se il semiologo e scrittore transalpino Roland Barthes la mise addirittura tra i miti moderni equiparandola a “una cattedrale gotica”, al lancio i creativi di Citroën puntarono dritti sul glamour del cinema. L’1 ottobre del 1955 i fotografi di Paris Match, settimanale allora da due milioni di copie, lavorano a una campagna pubblicitaria in cui l’attrice italiana Gina Lollogibrida, molto amata in Francia, fa da testimonial alla nuova DS.

L’auto uscirà di scena dopo vent’anni di carriera nel luglio del 1975, diverse serie speciali e continue evoluzioni, di cui la DS 23 equipaggiata con un motore da 2.347 centimetri cubici, 141 cavalli e una velocità di 190 km/h è considerata la massima espressione. Restando unica per sempre.

*Articolo pubblicato su l'Automobile 50, aprile 2021 

Tag

Ti potrebbe interessare

· di Massimo Tiberi

Nel 1976 il Double Chevron presentò l'insolita city car, che utilizzava per la prima volta componenti derivati da diversi modelli della Casa del Leone