Ultimo aggiornamento  03 dicembre 2022 05:44

Yamaha RD350LC, atmosfera racing.

Antonio Vitillo ·

La Yamaha RD350LC è stata la moto due tempi più ambita dei primi anni ’80. Snella, abbastanza corta, una seduta comoda nonostante si potesse assumere una posizione di guida più sportiva, fu un modello destinato prevalentemente al mercato europeo. Non fu mai importata ufficialmente negli Stati Uniti, dove le sanzioni sulle emissioni iniziavano a essere severe, tanto che le divertenti moto “a miscela” intrapresero la lunga via verso l’oblio.

Ne prese atto la Yamaha che, comunque con l’intento di scalzare la Honda dall’essere la regina del mercato mondiale, si concentrò sui motociclisti europei, dove le limitazioni alla vendita delle moto “inquinanti” sarebbero state ancora lungi dall’arrivare. La gamma RD si ispirò in parte alle TZ da corsa, moto che, nonostante fossero state vincenti, cominciavano a sentire gli anni e la concorrenza. La RD350LC successe alla RD400, motore raffreddato a liquido – LC stava per Liquid Cooled – e sospensione posteriore con monoammortizzatore, in configurazione “cantilever”.

La RD350LC era fondamentalmente una moto da corsa autorizzata a girare su strada: l’acronimo RD, che significava “race developed”, non faceva che avvalorare l’originale intenzione progettuale del team di tecnici Yamaha, fra i quali vi fu l’inglese Paul Butler, in seguito a capo del team Marlboro Yamaha Grand Prix.

Un carattere difficile

Il modello ebbe un grande successo commerciale, fu una delle due tempi più importanti dell’epoca. Non era una moto facile da guidare: era molto leggera, tanto agile, quindi poco stabile in velocità, soprattutto accelerando in curva, quando si sentiva flettere il retrotreno. Non arrivava ai 150 chili, il bicilindrico in linea erogava 47 cavalli a 8.500 giri al minuto, anche la coppia motrice arrivava ad esprimersi in alto, a 8.000 giri, era di 40,2 newtonmetri: ciò richiedeva un continuo utilizzo del cambio a sei marce, per dare al motore la giusta rotazione. Che sotto il regime dei 6.000 giri al minuto, com’era frequente nelle moto performanti dell’epoca, tendeva come a soffocare, a spegnersi.

La potenza arrivava tutta insieme, attorno ai 7.500 giri, la possibilità che l’avantreno s’impennasse era più che concreta; arrivò nel 1983 la versione YPVS (Yamaha Power Valve System), con la valvola parzializzatrice allo scarico, che aiutava a guidarla anche ai medi regimi, ma fu tutt’altra moto, nuovi telaio e motore, come l’estetica.

Con la RD350LC del 1979 - anno in cui fu presentata, ma fu importata in Italia solo nel 1981 – si potevano sfiorare i 200 chilometri orari. Il sistema frenante si componeva di un doppio disco anteriore da 267 millimetri e un tamburo posteriore del diametro di 160 millimetri, che a poco serviva, surriscaldandosi facilmente. La forcella telescopica aveva gli steli di diametro 32 millimetri, il telaio era in tubi d’acciaio, le ruote misuravano 18 pollici. Il serbatoio conteneva 16,5 litri.

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