Ultimo aggiornamento  26 novembre 2022 20:25

Miti da corsa: Mazda 787B.

Angelo Berchicci ·

Chi la dura la vince. Un proverbio che calza a pennello quando si parla dell'esperienza di Mazda nel mondiale endurance, culminata con il trionfo della 787B, la prima vettura giapponese a vincere la 24 Ore di Le Mans nel 1991, nonchè l'unica a farlo grazie a un motore rotativo Wankel, soluzione tipica del costruttore di Hiroshima.

A differenza di altre leggendarie auto da corsa, la storia della 787B e della Mazdaspeed (il reparto sportivo della Casa) non ci parla di un dominio immediato e incontrastato. Al contrario, è una storia fatta di virtù tipicamente giapponesi - pazienza, capacità di imparare dagli errori e determinazione - coronata con l'agognata vittoria dopo 20 anni di tentativi e di continui miglioramenti.

Agli albori

A partire dagli anni '70 Mazda iniziò a guardare alla 24 Ore di Le Mans come a un ottimo palcoscenico per mostrare al mondo l'affidabilità dei suoi propulsori Wankel. Per le prime partecipazioni il costruttore strinse partnership per la fornitura di motori con team indipendenti, ottenendo scarsi risultati. In seguito la Casa si decise a dedicarsi allo sviluppo dell'intera vettura, mettendo a punto le Mazda 252i, 253 e 254, derivate dalla Mazda Savanna RX-7. Nessuna di loro, tuttavia, riuscì a raggiungere la vittoria, per cui la Casa iniziò a sviluppare un prototipo ex-novo esclusivamente per Le Mans.

Nacquero così una serie di vetture, come la 717C, la 757 e la 767, che nel corso degli anni '80 cercarono, in vano, di trionfare a Le Mans, ma migliorando costantemente i propri risultati e avvicinandosi sempre un po' di più all'obiettivo. L'esperienza fatta da Mazda su queste vetture aprì poi la strada alla 787 del 1990, per sviluppare la quale venne ingaggiato persino un campione come jackie Ickx.

Un'arma da corsa

Il telaio della 787 è una monoscocca in fibra di carbonio, anche la carrozzeria adotta materiali compositi in kevlar e carbonio, come l'impianto frenante, per permettere un peso di 830 chili. Il Wankel ha quattro rotori in linea, ognuno con 3 candele; la cilindrata è di 2,6 litri, equivalenti secondo il criterio di correzione a 4,7 litri di un motore a pistoni. Il propulsore sviluppa 700 cavalli a 9mila giri/minuto, regime contenuto per prudenza, dato che oltre tale soglia la potenza aumenta a 930 cavalli, ma a discapito dei consumi e dell'affidabilità. La coppia del motore raggiunge un picco di 608 newtonmetri a 6.500 giri/minuto.

Nel 1990, tuttavia, la vettura non porta a casa il risultato sperato, chiudendo la 24 Ore di Le Mans con un doppio ritiro a causa di problemi di surriscaldamento del propulsore. Nel frattempo la FIA annuncia un cambio di regolamento per gli sportprototipi che sarebbe entrato in vigore a partire dal 1992, abbassando la cilindrata massima ammessa e mettendo di fatto fuori gioco il motore Wankel. A Mazda non rimane che un'ultima possibilità per vincere l'agognata 24 Ore, nel 1991. 

L'ultima chance

La Casa si prepara lavorando sui problemi di affidabilità della 787 e ne mette a punto una versione evoluta, la 787B (con una differente geometria delle sospensioni). Nel 1991 Mazda si presenta ai nastri di partenza con due 787B, affidate agli equipaggi Kennedy-Johansson-Sala e Gachot-Weidler-Herbert. Quest'ultima vettura aveva una differente rapportatura del cambio e doveva seguire una strategia più aggressiva in gara, tanto che riuscì a risalire dal dal 19° al 3° posto.

A metà gara, con le prime due posizioni occupate dalle velocissime Mercedes-Benz C11, il team giapponese sembrava ormai intenzionato ad accontentarsi del podio, considerato quasi come una vittoria per il costruttore. Ma il "dio" di Le Mans sorrise alla caparbietà del team Mazda: la 787B salì al secondo posto quando la Mercedes-Benz C11 di Michael Schumacher, Fritz Kreutzpointner e Karl Wendlinger manifestò dei problemi alla trasmissione. A due ore dalla fine la 787B superò anche l'altra Mercedes-Benz C11 di Jean-Louis Schlesser, Jochen Mass e Alain Ferté che si ritirò a causa di problemi meccanici. 

Una vittoria storica

La Casa era ormai a due passi da un momento storico, e per non rischiare di veder sfumare la vittoria Jhonny Herbert decise di non fermarsi per il programmato cambio pilota, scegliendo di portare la vettura fino al traguardo. A gara conclusa, con il team in festa, Herbert non riuscì a salire sul podio ma venne trasportato al centro medico, disidratato e stremato per la fatica. Dopo 20 anni di tentativi la vittoria era finalmente arrivata e la Casa era riuscita a provare l'affidabilità delle sue vetture: gli unici interventi fatti sulla 787B vincitrice furono la sostiuzione di una lampadina e di un cuscinetto ruota, per precauzione.

Mazda decise di riportare immediatamente in patria la 787B di Herbert per esporla nel proprio museo, mentre gli altri esemplari continuarono il campionato. Arrivata in Giappone, l'eroina di Mazda venne smontata davanti ad alcuni giornalisti locali, dimostrando che il motore Wankel era talmente in buone condizioni da poter affrontare in teoria una seconda 24 Ore. La vettura è tuttora custodita gelosamente dalla Casa, è stata restaurata, e saltuariamente prende parte a eventi storici, come la Le Mans Classic che si è tenuta quest'estate. 

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