Ultimo aggiornamento  30 gennaio 2023 22:36

Volkswagen Typ 3, il terzo incomodo.

Massimo Tiberi ·

Concentrata praticamente sul monoprodotto Maggiolino, oltre ad un paio di derivazioni come il furgone soprannominato “Bulli” e la sportiva Karmann Ghia, la Volkswagen, alla fine degli anni Cinquanta, punta ad un più consistente allargamento della gamma di auto per spingersi verso una fascia superiore del mercato. La base di partenza tecnica è sempre la stessa, ma quella conosciuta con la denominazione interna Typ 3 percorre nuove strade per il marchio soprattutto dal punto di vista sia estetico, con scelte decisamente più moderne, che di volumetrie e dimensioni.

Battezzata semplicemente Volkswagen 1500, la vettura viene presentata nel 1961 al Salone di Francoforte e l’aspetto segna una evidente rottura con i canoni anteguerra del Maggiolino. La forma è quella di una berlina tre volumi e due porte, lunga 4,22 metri, dalle linee classiche, bombate e un po’ massicce con un accenno di pinne al posteriore. Alla definizione ha collaborato anche la Ghia, senza puntare sull’originalità quanto piuttosto sulla conferma dell’immagine di solidità cara alla casa tedesca. Al fianco, la wagon Variant tre porte, tutto sommato dall’estetica più riuscita, e una cabriolet che però non avrà seguito.

Più spaziosa e confortevole 

Rispetto al Maggiolino, l’abitacolo è più spazioso e luminoso, mentre l’allestimento è sempre curato e utilizza materiali di ottima qualità. Modesta la strumentazione a tre elementi circolari, ma c’è l’orologio, e per quanto riguarda gli accessori il rango è utilitario. Grazie alla disposizione della meccanica, due sono i vani bagagliaio per una buona capacità complessiva, in particolare per la Variant.

Nella meccanica, conferma per le sospensioni indipendenti a barre di torsione, i freni a tamburo (per i dischi anteriori bisognerà attendere) e il cambio a quattro marce sincronizzate, ma il quattro cilindri “boxer” posteriore raffreddato ad aria ha ora una cilindrata portata a 1,5 litri e una potenza di 44 cavalli. Certo non il massimo per offrire prestazioni brillanti, con velocità intorno ai 130 chilometri orari e accelerazione da 0 a 100 in oltre 25 secondi. In compenso, si può apprezzare l’elasticità in ripresa, i consumi non sono mai eccessivi e, quanto a tenuta di strada e comfort, è evidente il passo avanti  nei confronti del Maggiolino.

Accoglienza tiepida 

L’accoglienza sul mercato è un po’ inferiore alle aspettative e in Italia a penalizzare la Volkswagen 1500, temperamento tranquillo a parte, è il prezzo abbastanza elevato, a partire da 1.290.000 lire, superiore ad esempio a quello di una più dotata Fiat 1300.

La gamma comunque si evolve positivamente con le versioni S dal 1964, motore a doppio carburatore da 54 cavalli per 135 chilometri orari, e nel 1966 arriva un restyling e si aggiunge la variante con carrozzeria due volumi fast-back 1600 TL, maggiorata nella cilindrata, ma non nella potenza, che verrà poi estesa agli altri modelli. Per favorire la diffusione sul mercato statunitense, contando sul traino favorito dal grande successo del Maggiolino, dal 1968 sono disponibili l’alimentazione ad iniezione elettronica (prima tedesca ad adottarla) e un cambio automatico a tre rapporti.

Nel 1970 ultimo e più corposo intervento estetico, con l’allungamento della parte anteriore e allestimenti diversi, per giungere alla fine della produzione nel 1973. Da tempo erano inoltre in campo le Typ 4 411/412, con analogo schema tecnico, di categoria superiore e cilindrate 1700/1800, indubbiamente più sfortunate sul piano commerciale, ma l’erede di tutte queste Volkswagen derivate dalla mitica vettura originaria sarà, all’apertura di una nuova era per la casa tedesca, la Passat

Tag

Ti potrebbe interessare

· di Massimo Tiberi

Nell'estate 1962 Alfa Romeo presenta la sua nuova berlina sulla pista dell'Autodromo di Monza. Diventerà una protagonista dell'Italia del "boom"