Ultimo aggiornamento  29 novembre 2022 13:08

Miti da corsa: Mercedes-Benz W196.

Angelo Berchicci ·

Il ritorno alle corse di Mercedes-Benz, dopo l'interruzione causata dalla Seconda Guerra Mondiale, fu qualcosa di attentamente ponderato. Negli ultimi anni '40 la nuova dirigenza era intenzionata ad agire con la massima prudenza ed evitare ogni avventura che avrebbe potuto mettere a rischio le finanze del costruttore, il quale doveva rimanere concentrato sulla produzione auto e non perdere di vista il treno della ripresa post-bellica. 

Ma il richiamo delle corse era troppo connaturato con la storia di Mercedes per poter essere ignorato a lungo, per cui - complice la creazione del primo campionato mondiale di Formula 1 nel 1950 - venne finalmente approvato il ritorno al motorsport. La decisione non arrivò subito: si dovette aspettare il 1954 per vedere nuovamente una Mercedes in gara, tempo che fu impiegato per prepare meticolosamente la squadra e la vettura. La monoposto con cui la Casa di Stoccarda ritornò a calcare gli autodromi dopo 15 anni sarebbe entrata nella storia: si tratta della W196, la prima Mercedes a ricevere il soprannome di "freccia d'argento".

Meccanica innovativa

Per l'occasione gli ingegneri tedeschi - tra cui c'è era il noto Rudolf Uhlenhaut, impegnato attivamente nel collaudo della vettura - realizzarono una delle monoposto più avanzate dell'epoca. Il propulsore era un otto cilindri in linea a due valvole per cilindro da 2,5 litri, caratterizzato da soluzioni a dir poco innovative, come la distribuzione desmodromica e l'iniezione diretta di benzina, derivata dall'esperienza acquisita dai tecnici durante la guerra, lavorando sui propulsori dei caccia Messerschmitt Bf-109. La potenza massima di questa unità era di 260 cavalli, ma i successi sviluppi lo fecero arrivare a 290 cavalli.

Il telaio era composto da una struttura reticolare in tubi di magnesio, molto rigida, ma anche estremamente leggera, basti pensare che l'intera struttura arrivava a pesare solo 36 chili. Le sospensioni erano a ruote indipendenti mentre la carrozzeria era realizzata in lega di alluminio e magnesio. Una caratteristica unica della W196 era la possibilità di adottare due differenti configurazioni di carrozzeria - perfettamente intercambiabili - in base alla tipologia del tracciato.

Nulla era lasciato al caso

Per i percorsi veloci venne sviluppato un corpo vettura a ruote coperte, chiamato "Carenato" o "Tipo Monza", che ottimizzava la penetrazione aerodinamica ma rendeva l'auto più pesante e meno maneggevole. Per i tracciati più tortuosi si fece ricorso a una classica carrozzeria a ruote scoperte, che divenne la configurazione più utilizzata.

Infine, una caratteristica che fa capire l'attenzione certosina ai dettagli degli ingegneri Mercedes: la presa d'aria frontale era protetta da una griglia - una soluzione comune viste le condizioni dei tracciati dell'epoca - che sulla W196 poteva essere ruotata verso l'esterno tirando una levetta nell'abitacolo, in modo da pulirla da eventuali ostruzioni, come fogli di carta o erba. 

Vincente da subito

Come una "million dollar baby" che stende tutti al primo round, la W196 vinse la gara di debutto, il Gran Premio di Francia del 1954 e dominò i successivi 2 anni. Guidata da Juan Manuel Fangio e - dal 1955 - anche da Stirling Moss, si dimostrò subito imprendibile, conqusitando complessivamente 8 gare su 12 e portando all'argentino 2 titoli piloti.

Probabilmente la W196, con i dovuti aggiornamenti, avrebbe continuato a vincere a lungo in Formula 1, se Mercedes-Benz non avesse deciso di ritirarsi dalle corse a fine 1955, in seguito al terribile incidente di Le Mans che vide coinvolta la "sorella" 300 SLR e in cui persero la vita 84 persone. 

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