Ultimo aggiornamento  28 novembre 2022 23:24

Renault 8, bijoux francese.

Massimo Tiberi ·

All’inizio degli anni Sessanta, Renault presidia la categoria delle utilitarie con due modelli a larga diffusione: la Dauphine, a motore posteriore nata nel 1956, e nella fascia più bassa la R4 del 1961, prima trazione anteriore del marchio e acerrima rivale della Citroen 2CV. Ma a Pierre Dreyfuss, che guida la “règie” di proprietà pubblica, non basta e già da tempo ha chiesto ai progettisti di mettere in cantiere un’altra vettura che, pur al limite della sovrapposizione con la Dauphine, deve distinguersi per un’impostazione più moderna e spingersi verso il confine superiore del suo segmento di mercato.

L’obiettivo è quello di confrontarsi con una temibile avversaria connazionale come la Simca 1000, ma anche con una più ampia schiera di concorrenti nella dimensione internazionale, dalla Ford Anglia alla Opel Kadett, dal Maggiolino Volkswagen alla Fiat 1100.

Quattro porte

Al Salone di Parigi del 1962 viene presentata la Renault 8 che, per il disegno della carrozzeria, si avvale dell’intervento esterno all’azienda di Philippe Charbonneaux, mentre la meccanica riprende lo schema della Dauphine ma con importanti aggiornamenti. Quattro porte, tre volumi, lunga un soffio meno di 4 metri, dalle forme squadrate, la debuttante berlina si distingue per l’originalità del cofano anteriore concavo e l’ampiezza di parabrezza e lunotto particolarmente avvolgenti.

Privi di deflettori i cristalli anteriori e ad apertura scorrevole i posteriori, semplificazione tipicamente da utilitaria. All’interno, l’abitacolo è sufficientemente spazioso e l’allestimento essenziale, a parte i sedili curati per offrire un comfort sopra la media, e il vano bagagli anteriore offre una capienza soltanto discreta.

Evoluzione di quelle della Dauphine le sospensioni tutte indipendenti e prerogativa notevole all’epoca per un’auto della categoria i quattro freni a disco. Il motore posteriore, quattro cilindri raffreddato a liquido con circuito sigillato, albero a camme laterale e testa in alluminio, appartiene alla nuova famiglia Sierra e con cilindrata di 956 centimetri cubici mette in campo la buona potenza di 48 cavalli. A 3 o 4 marce il cambio (non mancherà un automatico) e di livello le prestazioni rispetto alle rivali (oltre 130 chilometri orari di velocità massima) con consumi mai eccessivi.

Quante varianti

Nonostante la coabitazione con Dauphine e R4, la R8 si destreggia bene sul mercato: in Italia il prezzo, di poco inferiore al milione di lire, è competitivo (la Fiat 1100 costa 960mila lire e il Maggiolino 920mila) e superiore quanto basta alle altre Renault.

Salto in avanti nel 1964, con l’arrivo della variante 1.100 Major da 50 cavalli e, successivamente, con la R10 modificata nello stile e più ricca negli equipaggiamenti. Nel 1968 è la volta della R8 S, riconoscibile per i fari supplementari anteriori e la strumentazione sportiva, con il motore 1.100 portato a 60 cavalli, grazie al carburatore doppio corpo, in grado di sfiorare i 150 chilometri orari.

Come già la Dauphine, la R8 farà da base alle elaborazioni di Amedeo Gordini, a partire dal 1964 con incremento della potenza a 95 cavalli, assetto rivisto e servofreno, per poi passare nel 1967 ad una versione di 1.255 centimetri cubici da 103 cavalli. Verranno allestite per circa 6 anni facendosi valere con grande successo nelle competizioni, dalle tre vittorie consecutive al Tour de Corse a una infinità di affermazioni nei rally e in pista.

La carriera della compatta Renault, prodotta anche in Spagna, si protrae fino al 1976 e 1,3 milioni di esemplari, affiancata dal 1969 dalla R12, l’erede completamente diversa a trazione anteriore.

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