Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2022 00:09

Usa, le “pony car” su un francobollo.

Paolo Borgognone ·

Gli anni, ’60, l’America, l’automobile: un trittico magico che, alle nostre orecchie, sussurra di libertà, sconfinati paesaggi, rock and roll, naturalmente, e soprattutto voglia di correre (ma rispettando i limiti) lungo le infinite freeway che solcano il Paese che ha dato corpo ai sogni di una generazione.

Oggi il simbolo automobilistico di quell’epoca - le pony car, scattanti, colorate, libere - è diventato adulto e si ritrova addirittura in una collezione limitata di francobolli. A proporla lo United States Postal Service, l’agenzia federale indipendente che si occupa, appunto, di smistamento e ricezione della posta in tutti gli Stati Uniti d’America. Ogni pezzo costerà 60 centesimi e verrà messo in circolazione dopo un evento che si terrà il 25 agosto prossimo al Great America Stamp Show, organizzato al Safe Credit Union Convention Center di Sacramento, California.

Rombo di motori

La collezione comprende alcune delle più famose pony car mai realizzate. La più antica è la Mercury Cougar XR-7 GT del 1967. Quest'auto è a sua volta a “tiratura limitata” visto ne sono state prodotti meno di 500 esemplari.

L’elenco continua con un trio di auto del 1969: si tratta della Chevrolet Camaro, della Ford Mustang Boss 302 e della AMC Javelin SST. Infine, la Dodge Challenger R/T del 1970 è la più giovane del gruppo.

Non è la prima volta che l'USPS emette francobolli per auto d'epoca. Già nel 2013 ha pubblicato una serie in fogli da 20 pezzi con cinque auto: la Pontiac GTO del 1966, la Shelby GT500 del 1967, la Dodge Charger Daytona del 1969, la Plymouth HEMI 'Cuda del 1970 e la Chevrolet Chevelle SS del 1970.

Nate per correre

Le auto rappresentate in questi francobolli sono alcune delle più tipiche e riconoscibili rappresentanti di quel particolare segmento con il quale il mondo dell’auto prese la stessa strada che - in precedenza - avevano imboccato la musica o la moda: quella cioè che portava diritta al cuore delle giovani generazioni, per offrire qualcosa che non si trovasse già nei garage dei loro genitori.

In un periodo di grandi (e piccole) rivoluzioni in ogni campo, l’avvento delle pony car fu accolto con un enorme successo, smorzato - più avanti - soltanto dalla crisi petrolifera della prima metà degli anni ’70, che consigliò di ridurre i consumi.

Da allora però, in ondate successive, queste piccole grandi sportive sono tornate alla ribalta, ritrovando intatta la magia del loro anelito di libertà: d’altronde, come ripeteva la band americano-canadese degli Steppenwolf nella loro canzone più celebre, colonna sonora del road movie dell'epoca per eccellenza “Easy Rider” del 1968, erano (e sono) “born to be wild".

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